La Cgia commenta l’annuncio dello sciopero degli autotrasporti con i dati: “700/800 di queste attività potrebbero essere costrette ad arrendersi entro la fine di quest’anno”
Dopo l’annuncio di sciopero indetto dal comitato di Unatras, Cgia commenta con i dati che hanno portato alla decisione di fermo. Infatti sottolineano come “l’annuncio del fermo dell’autotrasporto, arrivato ieri, è solo l’ultimo campanello d’allarme di un settore in affanno, dove la protesta non è più episodica, ma il sintomo di una crisi profonda e persistente“.
Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia, infatti, “un’impresa su cinque rischia di chiudere entro la fine dell’anno, schiacciata da una crisi di liquidità sempre più soffocante. Se il prezzo del diesel dovesse rimanere costantemente sopra i 2 euro al litro sino alla fine del 2026, non c’è speranza“.
L’analisi della Cgia sviluppa le ragioni già citate nel comunicato congiunto di Unatras, fornendo dati più dettagliati su quelle che sono le ragioni dello sciopero. Per i contenuti sul comunicato, di seguito l’articolo completo.
Riguardo al caro gasolio, Cgia scrive: “Non è solo una questione di rincari, è una crisi di sostenibilità finanziaria. In un’azienda di trasporto media, il gasolio rappresenta circa il 30 per cento dei costi operativi totali. Quando il prezzo del gasolio subisce impennate repentine, questo equilibrio si spezza istantaneamente“. L’ufficio studi evidenzia anche come ci sia una forte incongruenza tra pagamenti e incassi del carburante, con le aziende che pagano in anticipo per permettere ai propri camion di viaggiare.
Proseguendo, fanno notare come il taglio delle accise “neutralizza il vantaggio fiscale specifico. Se a questo aggiungiamo che il mercato ha rapidamente assorbito il taglio, vanificando l’effetto sul prezzo finale, il quadro è completo: gli autotrasportatori perdono il rimborso senza ottenere un calo strutturale dei costi. Una beffa in piena regola“.



