L’Ai non è ancora così diffusa nelle imprese venete a causa della difficoltà di trovare del personale formato in merito. Confartigianato Veneto: “Dobbiamo portare questa innovazione dentro tutto il tessuto delle piccole imprese“
L’intelligenza artificiale entra nelle imprese, ma rischia di non farlo tutto in una volta. Infatti, solo il 9,9% delle microimprese italiane utilizza l’Ia, contro invece il 47,5% delle imprese che contano oltre 500 dipendenti. E il divario non riguarda soltanto l’adozione della tecnologia: nel 2025 solo il 43,8% delle microimprese aveva avviato un percorso strutturato di trasformazione digitale, capace di accompagnare gli investimenti tecnologici con un’evoluzione dell’organizzazione aziendale, contro oltre il 79% delle imprese con almeno 50 addetti.
Questa rappresenta una disparità che riguarda la parte più ampia del sistema produttivo italiano: secondo gli ultimi dati disponibili Istat, riferiti al 2024, le microimprese con meno di 10 addetti rappresentano il 94,7% delle imprese attive in Italia, e la difficoltà di reperire professionalità adeguate rischia infatti di frenare la transizione. Nel nord-est il 59% delle assunzioni previste nelle professioni Ict risulta di difficile reperimento, mentre il Veneto è la seconda regione italiana per incidenza delle assunzioni di giovani under 30 nelle quali sono richieste competenze digitali avanzate, pari al 34,7% delle entrate programmate. La sfida diventa ancora più concreta con la nuova fase di applicazione dell’AI Act: dal 2 agosto 2026 sono applicabili gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 del Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, che interessano, tra gli altri, determinati contenuti generati o manipolati attraverso sistemi di IA.
Le nuove disposizioni riguardano direttamente anche fotografi, grafici, professionisti della comunicazione e imprese che producono contenuti digitali. Per accompagnare le categorie nella loro applicazione, la federazione comunicazione di Confartigianato ha diffuso una prima informativa con le indicazioni operative essenziali e uno schema riassuntivo degli obblighi previsti dalla normativa.
Oltre a questo, per sostenere questa capacità di innovazione Confartigianato ha rilanciato “Investo Digitale”, la proposta avanzata insieme alle principali organizzazioni datoriali e presentata alle forze politiche in vista della prossima legge di bilancio. La misura prevede un incentivo semplice e di durata triennale per sostenere gli investimenti digitali immateriali di micro, piccole e medie imprese, studi professionali ed enti del terzo settore. È rivolta alle imprese tra 2 e 99 addetti, con un’intensità di aiuto maggiore per le realtà più piccole e una premialità per le soluzioni sviluppate nell’Unione europea. Secondo le stime di Confartigianato, potrebbe coinvolgere circa 578 mila imprese e attivare oltre 7 miliardi di euro di investimenti.
Per capire quanto l’innovazione sia effettivamente entrata nei processi produttivi, Confartigianato imprese Veneto ha inoltre avviato un’indagine nei comparti del legno-arredo, della moda e della meccanica, con l’obiettivo di misurare il livello di utilizzo delle tecnologie avanzate, individuare i fabbisogni e comprendere gli ostacoli all’adozione dell’innovazione. I risultati saranno condivisi con l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci, con il quale è aperto un confronto sui temi della competitività delle imprese.
Confartigianato imprese Veneto: “Accompagnare le micro e piccole imprese nell’investimento dell’Ai”
“La questione oggi non è se le piccole imprese debbano investire nell’intelligenza artificiale, ma come metterle nelle condizioni di farlo – sottolinea il presidente Roberto Boschetto – Per una microimpresa artigiana innovare non significa semplicemente acquistare un nuovo software: significa ripensare l’organizzazione del lavoro, formare le persone e acquisire competenze che spesso oggi non si trovano sul mercato. La vera sfida è fare in modo che la tecnologia incontri le competenze e diventi produttività“.

“L’economia digitale continua a rappresentare uno dei pochi comparti in crescita – dichiara Fabio Cerisara, presidente del comparto Ict – Nell’ultimo anno in Veneto le imprese digitali sono aumentate del 6,4%, in controtendenza rispetto alla flessione dell’artigianato nel suo complesso. La nostra esperienza ci dice che il vero ostacolo non è acquistare una tecnologia, ma integrarla nei processi aziendali. È su questo terreno che le micro e piccole imprese hanno bisogno di accompagnamento, competenze e consulenza qualificata”.
“L’intelligenza artificiale non è soltanto una tecnologia da adottare, ma anche un nuovo terreno di regole con cui imprese e professionisti devono confrontarsi – continua Cerisara – per questo è fondamentale che alla regolazione si affianchi un’azione di accompagnamento, soprattutto per le realtà più piccole“.

“La transizione digitale non può essere pensata con una misura uguale per tutti – sottolinea Boschetto – Una grande impresa dispone di strutture, personale e risorse dedicate all’innovazione; una microimpresa spesso deve affrontare tutto questo con l’imprenditore e pochi collaboratori. Servono strumenti proporzionati alla dimensione aziendale, semplici da utilizzare e capaci di accompagnare l’investimento tecnologico con formazione e consulenza”.
“L’innovazione non si costruisce soltanto con incentivi economici. Servono politiche capaci di accompagnare le imprese nel cambiamento e rafforzare le competenze, mettendo in rete università, ITS, centri di ricerca e sistema produttivo. Non dobbiamo chiedere alle microimprese di diventare grandi per poter innovare: dobbiamo metterle nelle condizioni di utilizzare l’innovazione per diventare più produttive e competitive“, conclude Boschetto.



