Sconcerto in Veneto per la notizia che un gruppo di turisti israeliani sarebbe stato rifiutato da una struttura alberghiera di Selva di Cadore (Belluno) con l’accusa di essere “responsabili di genocidio”
Forti le polemiche bipartisan per l’episodio, da parte del mondo politico ma non solo
Zaia: “Sono profondamente turbato e allibito. Il Veneto non è questo. Non c’è spazio per l’odio razziale”
“In attesa di conoscere qualcosa di più su una notizia che, se sarà confermata, è di estrema gravità, mi sento profondamente turbato e resto allibito per quanto è accaduto. Il Veneto deve garantire le porte aperte a tutti. Continuo a sperare che quanto riportato non sia vero, poiché l’ospitalità veneta non è questa. Credo fermamente che la nostra offerta turistica debba essere inclusiva, apolitica e rispettosa di tutti. L’ho sottolineato più volte e ribadisco che episodi del genere sono inaccettabili: il Veneto non è questo. Da secoli, siamo un popolo aperto al mondo e rispettoso delle identità altrui. La Repubblica Veneta è stata un esempio di integrazione, ospitando comunità come quella ebraica e favorendo una contaminazione culturale anche con il Medioriente e il mondo arabo che ha arricchito non solo il Veneto, ma l’intero Paese”. Così il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia commenta:
“Nostro compito non è chiudere le porte ma è aprirle – aggiunge il Governatore -. Sarebbe un onore se il Veneto potesse accogliere le due comunità in conflitto, israeliani e palestinesi, offrendo loro uno spazio per incontrarsi e dialogare, con l’obiettivo di promuovere la pace proprio nella nostra Terra. Qui entrano in gioco tre aspetti fondamentali. Primo, il valore dell’ospitalità: l’etimologia stessa ci ricorda che ospitare significa offrire accoglienza e rispetto reciproco tra chi ospita e chi è ospitato. Secondo, il legame con la comunità locale, che vive dell’accoglienza turistica, il cui valore deve restare immutato, come esempio di inclusività e pacifica convivenza. E infine, penso ai nostri giovani, a cui è sempre più difficile trasmettere messaggi di pace, di inclusione e di rispetto reciproco. Per questo, è un nostro dovere non solo essere un punto di riferimento, ma anche comunicare chiaramente questi valori”.
“Abbiamo una responsabilità educativa non solo come veneti, ma anche come regione turisticamente rilevante, con oltre 73 milioni di presenze l’anno, di cui il 66% rappresentato da turisti stranieri – conclude Zaia -. Custodiamo il privilegio di ospitare la città più bella del mondo, Venezia, ed è nostro dovere tracciare la via dell’accoglienza. Che sia israeliano, palestinese o di qualsiasi altra nazionalità, ogni turista deve sentirsi accolto e rispettato, perché questo è il vero senso dell’ospitalità. L’ospite è sovrano: non c’è posto per discriminazioni legate a convinzioni personali, politiche, colore della pelle, religione, orientamenti sentimentali o di genere”
Martella (Pd): “Condanniamo grave episodio di razzismo”
“Il messaggio dell’albergatore di Selva di Cadore, se verrà confermato nei termini denunciati dalla comunità ebraica, è grave e va condannato con forza“. Così il segretario del PD Veneto, Andrea Martella, in merito alla polemica esplosa nel Bellunese.
“Rifiutare ospitalità a un gruppo di turisti solo perché israeliani, e giustificarsi denunciando i massacri in corso a Gaza, è una manifestazione da manuale di razzismo. Denunciamo anche in questa occasione ogni forma di antisemitismo, che rischia di alimentare un clima di preoccupante intolleranza. Come continuiamo ad auspicare il ritorno alla ragione, al dialogo, all’umanità. Le Dolomiti e il Veneto sono e rimangono terra di accoglienza e di apertura al mondo, non di odio e chiusura“, conclude il senatore.
Padrin, Provincia di Belluno: “La cultura dell’accoglienza non tollera simili comportamenti”»”
“L’ospitalità di un territorio che crede fortemente nel turismo non può essere intaccata da singoli episodi – da verificare e dimostrare – di discriminazione. Lo scenario delle Dolomiti bellunesi sia di stimolo a farsi portatori e amplificatori di bellezza“. Così il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin.
“La cultura dell’accoglienza di cui le nostre genti sono portatrici da sempre stride fortemente con un episodio di intolleranza che ho letto. Credo vadano fatte tutte le verifiche del caso, e spero si tratti di uno spiacevolissimo equivoco. Ma mi sento fin d’ora di condannare tutto ciò che cozza contro lo spirito dell’ospitalità. Respingere un gruppo di persone per la loro nazionalità non fa parte della nostra cultura bellunese di provincia accogliente”.
“Un territorio che crede nella vocazione turistica è portato per natura all’internazionalità e all’apertura» aggiunge la consigliera provinciale delegata al turismo, Vanessa De Francesch. «E lo dicono i numeri: nel 2023 i turisti stranieri sono stati quasi 550mila, per oltre 1 milione e mezzo di presenze, vale a dire la metà dei visitatori del Bellunese. Questi dati dimostrano quanto il territorio sia aperto e ospitale. E non può un singolo episodio – come ha detto il presidente, da dimostrare – intaccare il buon nome e il buon lavoro di centinaia di operatori del turismo”.



