La morte di Maria Zanasca e l’arresto del genero riportano al centro il problema dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. In Veneto migliaia di persone sono in lista d’attesa e i consiglieri regionali chiedono più risorse, posti disponibili e personale
L’omicidio di Maria Zanasca, 96 anni, uccisa domenica 13 settembre nella sua abitazione di Villatora di Saonara dal genero Enrico Marigo, 70 anni, ha riaperto in Veneto il confronto sull’assistenza alle persone anziane non autosufficienti e sull’accesso alle Rsa. L’uomo, che aveva chiamato personalmente il 112 dopo il delitto, è stato arrestato e il 15 settembre il gip ha convalidato l’arresto disponendo che restasse in carcere.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, Marigo avrebbe soffocato la suocera con un sacchetto. La donna, affetta da diverse patologie e con problemi cognitivi, viveva con la figlia e il genero, che la assistevano. L’inchiesta dovrà ora ricostruire con precisione quanto accaduto e il contesto familiare nel quale è maturato il delitto.
A far emergere il tema dell’assistenza è stata anche la figlia della vittima, che ha raccontato come la famiglia avesse chiesto nei mesi precedenti l’inserimento della madre in una Rsa. Secondo quanto riferito dalla donna, la richiesta non avrebbe ottenuto un punteggio sufficiente per l’accesso a un posto convenzionato.
La lista d’attesa e il problema delle famiglie lasciate sole
La vicenda ha così riportato al centro una questione che in Veneto era già oggetto di discussione politica. I dati citati nelle ultime settimane dalle forze politiche e dal Consiglio regionale indicano oltre 10 mila anziani in attesa di un posto, con più di 5.600 persone in condizioni di grave non autosufficienza ancora a casa secondo i numeri presentati in commissione.
Sul tema è intervenuta la consigliera regionale Rossella Cendron, di Le Civiche Venete, che ha chiesto di affrontare il problema non soltanto attraverso nuovi finanziamenti, ma anche attraverso una programmazione complessiva di posti, personale e assistenza. “La drammatica vicenda di Saonara, in provincia di Padova, con una donna di 96 anni uccisa dal genero, è una tragedia che impone rispetto. Una famiglia lasciata sola è una sconfitta delle istituzioni. Le parole della figlia, ‘ci hanno lasciati soli’, non possono lasciarci indifferenti. Non spetta alla politica spiegare una tragedia che dovrà essere chiarita dagli inquirenti, ma spetta alla politica interrogarsi su ciò che accade prima, quando una famiglia non riesce più a gestire da sola la non autosufficienza”.
“Una lista d’attesa non è un numero: è un anziano che aspetta, una famiglia che si fa carico dell’assistenza e spesso arriva al limite delle proprie possibilità. In Veneto sono circa 9.000 le persone in attesa di un posto in RSA, mentre negli ultimi tre anni le badanti disponibili sono diminuite di 3.000 unità: numeri che conosciamo da tempo e su cui, come Le Civiche Venete, continuiamo a richiamare l’attenzione della Giunta. Per questo l’annuncio del Presidente Alberto Stefani di maggiori risorse per le RSA è positivo, ma ora servono posti realmente disponibili, personale sufficiente e tempi certi di accesso. Perché un posto letto senza OSS non è un posto letto disponibile”, commenta Cendron.
Cendron: “Non possiamo affrontare separatamente ospedali, RSA e territorio”
“Non possiamo continuare ad affrontare separatamente ospedali, RSA e territorio. Se per rispondere alle emergenze degli ospedali sottraiamo personale alle strutture residenziali, non risolviamo il problema: lo spostiamo. La Regione deve sapere e dire quanti posti mancano, quante persone sono in lista d’attesa e quanti OSS servono complessivamente per garantire l’assistenza“, ribadisce Cendron.
“La tragedia di Saonara non deve diventare una polemica sulla cronaca, ma deve essere un richiamo alla responsabilità della politica. La non autosufficienza non può essere un’emergenza da affrontare solo quando finisce sui giornali. Servono programmazione, risorse e personale e dovrebbero essere una priorità per l’intero Consiglio regionale. Soprattutto, serve un sistema capace di intervenire prima che una famiglia arrivi a sentirsi abbandonata. Nessun anziano e nessuna famiglia devono essere lasciati soli”, conclude Cendron.
Il Pd: “La richiesta della famiglia era stata presentata a febbraio”
Sul caso sono intervenuti anche i consiglieri regionali del Partito Democratico, che collegano la vicenda di Saonara alle difficoltà incontrate dalle famiglie nell’accesso alle strutture residenziali. Il Pd richiama in particolare la richiesta di inserimento in Rsa presentata dalla famiglia della vittima e sostiene che il problema riguardi un numero molto più ampio di nuclei familiari.
“Il dramma di Saonara rappresenta un monito doloroso che non può lasciare indifferente. Nulla può giustificare o ridimensionare la portata gravissima di un omicidio – è la loro presa di posizione -. Ma è altrettanto evidente che la solitudine delle famiglie alle prese con l’assistenza di un proprio caro non autosufficiente può diventare un peso talmente insostenibile da sfociare in tragedia“.
“Come è emerso, le richieste d’aiuto e di inserimento della vittima in una Rsa erano state presentate fin dallo scorso febbraio, ma di fatto respinte a causa di un punteggio ritenuto ‘troppo basso’ per accedere ai posti convenzionati. Una realtà che è di tante, troppe famiglie, alle quali la Regione non è stata in grado in questi anni di dare una risposta. Sentir dire ora dal presidente Alberto Stefani che i fondi verranno trovati per far fronte all’emergenza conferma che la nostra richiesta era giusta, ma dimostra anche quanto tempo prezioso sia stato fatto perdere ai cittadini”, commentano i consiglieri.
L’emendamento da 57 milioni e il nodo delle risorse
“Nel bilancio di previsione – ricordano il vicepresidente del Consiglio regionale, Andrea Micalizzi, e Paolo Galeano, vicepresidente della Commissione Bilancio – avevamo proposto un emendamento da 57 milioni di euro dedicati alle impegnative di cura nelle Rsa, proprio per dare una risposta concreta ad almeno un terzo delle tante famiglie in attesa. Ma quella proposta è stata bocciata dalla maggioranza: lungi da ogni speculazione politica, le cose vanno però dette per come sono andate”.
“Manca una visione lineare e coerente nella programmazione regionale. Proprio la settimana scorsa in Commissione, – osserva la vicepresidente della Commissione Sanità e Sociale, Chiara Luisetto – i numeri dati dalla Giunta hanno confermato una realtà difficile: su un totale di oltre diecimila anziani a casa in attesa di un posto, quelli in condizioni di grave non autosufficienza sono seimila. Le famiglie venete e le strutture non hanno bisogno di annunci estemporanei o di cambi di rotta settimanali, ma di certezze, di una revisione seria dei parametri di accesso e di risorse stabili e strutturali per l’assistenza”.
“Chiediamo – concludono i consiglieri dem – che il sostegno alla non autosufficienza e l’abbattimento delle liste d’attesa diventino priorità strutturali dell’agenda veneta, e non pezze d’emergenza applicate a posteriori”.
Ostanel: “Si parla di 5 mila posti Rsa fantasma”
Il tema dei posti disponibili viene sollevato anche dalla consigliera regionale Elena Ostanel, di Alleanza Verdi e Sinistra, che in un post sui social pone l’accento sulla differenza tra i posti programmati e quelli effettivamente finanziati.
“La tragedia di Saonara ha riportato al centro una questione che dobbiamo affrontare: quella dell’assistenza agli anziani nella nostra Regione – scrive la consigliera –. In Veneto ci sono più di 10 mila anziani in lista d’attesa e, contemporaneamente, si parla di 5 mila posti RSA “fantasma”: posti programmati nei piani di zona, e quindi presenti solo sulla carta, ma mai realmente costruiti. Se questi posti fossero realizzati, la Regione avrebbe i soldi per finanziare le rette sanitarie degli anziani ospiti?“.
“Già oggi i posti autorizzati sono circa 32.000, 5.000 in più delle quote finanziate. Il vero problema, quindi, non è il numero di posti, ma il numero di quote che la Regione paga. Il Fondo per la non autosufficienza non basta. La Regione è disposta a metterci la differenza? Perché non basta parlare dei numeri di posti letto, ma bisogna finanziarli, renderli realmente disponibili e garantire il personale necessario”, continua.
E conclude: “Abbiamo chiesto a Stefani di riferire in aula su questo. Le famiglie che fanno da sole non possono più attendere”.
Il nodo resta quello di posti, finanziamenti e personale
Il quadro numerico è al centro da settimane del confronto in Consiglio regionale. Le cifre citate dalle diverse forze politiche non sono sempre identiche, anche perché possono riferirsi a periodi e criteri di conteggio differenti: il dato comune è comunque quello di migliaia di anziani in attesa di un posto e di una quota finanziata.
La discussione politica si concentra quindi su più fronti: quanti posti servono, quanti sono realmente disponibili, quante risorse vengono destinate alle rette e come garantire il personale necessario.
La vicenda di Saonara ha riportato queste questioni al centro del dibattito regionale, mentre l’inchiesta giudiziaria prosegue per chiarire responsabilità e dinamica dell’omicidio.



