Le consigliere del Pd dichiarano di “aver denunciato sin da subito che i soldi sono stati investiti male. I frutti di oggi non sono quelli promessi”
Le consigliere regionali del Partito democratico e componenti della Commissione sanità di palazzo Ferro Fini, Chiara Luisetto (vicepresidente della stessa Commissione), Monica Sambo e Anna Maria Bigon hanno preso posizione in merito alla sperimentazione sulle case di riposo avviata due anni fa.
“La sperimentazione che prometteva di garantire alle case di riposo un maggior contributo per accogliere anziani gravemente non autosufficienti, non ha dato i frutti che erano stati raccontati. Lo avevamo denunciato da subito: sbagliato lo strumento, soldi investiti male – continuano le consigliere dem – Oggi i dati presentati in commissione fotografano esattamente ciò che avevamo previsto: risorse non sufficienti a fronte di un aumento costante di anziani gravi e gravissimi con decadimento cognitivo, e una persistente frammentarietà tra le diverse Aziende Ulss nella gestione delle graduatorie. Non solo: i numeri che ci sono stati forniti parlano di 10.500 anziani in attesa di un posto e di oltre 5.600 persone non autosufficienti gravi che restano ancora a casa pur avendo pieno diritto all’inserimento in una struttura residenziale”.

“Se da un lato è positivo l’avvio di un confronto con le case di riposo e i territori, con il proposito di investire sulla domiciliarità e su nuovi strumenti per sostenere le persone prima dell’ingresso in struttura – spiega Luisetto – dall’altro preoccupa fortemente l’ipotesi di rispondere alla crescita di anziani in condizioni di gravità ridefinendo e irrigidendo i sistemi di valutazione. Da anni sosteniamo che i punteggi SVaMA devono fotografare la reale gravità delle persone, perché il modo di invecchiare è profondamente cambiato, ma questo non deve tradursi in una riduzione dei diritti. Di fronte allo sforamento dei 20 milioni di euro destinati alla sperimentazione, la risposta della Regione non può essere quella di tagliare la platea dei beneficiari, stringendo le maglie delle procedure per le case di riposo, che già versano in pesanti difficoltà”.
“Nel frattempo restano aperti i nodi strutturali che strangolano il settore: il continuo aumento delle rette a carico delle famiglie, incapaci di sostenere costi sempre più alti; le cause intentate e vinte dai familiari per non dover pagare quote per anziani gravemente non autosufficienti, e una riforma delle Ipab che attende ancora di essere realizzata. Serve un cambio di rotta immediato che garantisca risorse stabili e una reale programmazione, senza scaricare sulle famiglie e sui gestori le carenze del sistema pubblico”, concludono Luisetto, Sambo e Bigon.



