La dottoressa illustra quale sono le problematiche correlate all’assunzione di bevande alcoliche, e come il loro consumo incide sulla fertilità sia femminile che maschile
La dottoressa Suardi, la quale è a capo del Serd dell’Ulss 3 Serenissima, spiega i motivi per cui non si deve assumere l’alcol in stato di gravidanza.
“L’alcol che la mamma assume in gravidanza arriva al feto, attraverso la placenta. Il nascituro per contro non può metabolizzare l’alcol perché è privo degli enzimi necessari; il risultato è che l’alcol e i suoi metaboliti si accumulano nel sistema nervoso del feto e in altri organi, danneggiandoli”.
Suardi continua il suo discorso spiegando che il giudizio degli specialisti sulla pericolosità dell’alcol in gravidanza è netto, aggiungendo che “è oramai ampiamente dimostrato che durante la gravidanza l’azione tossica dell’alcol può disturbare il normale sviluppo degli organi vitali causando malformazioni e deficit neurocognitivi. Per il feto di una mamma che assume alcol aumenta il rischio di aborto spontaneo, di nascita prematura, di basso peso alla nascita, di ritardi nella crescita“.
“Vi possono essere problemi di gravità variabile di apprendimento, di attenzione e di memoria – spiega la dottoressa -. Crescendo, il neonato può avere difficoltà comportamentali, nei processi decisionali e nello svolgimento delle normali attività quotidiane, e ancora può andare incontro a problemi alla vista, all’udito e di linguaggio. Nelle forme più gravi, il bambino che durante la gravidanza sia stato esposto all’alcol può avere anche alterazioni facciali specifiche“.
L’alcol va assolutamente evitato dai genitori, e non solo durante la gravidanza e il periodo dell’allattamento: tutti gli studi più recenti certificano che anche il consumo di bevande alcoliche prima del concepimento influenza l’andamento della gravidanza e la salute del feto. “E’ importante estendere la raccomandazione di non bere – spiega Suardi – anche al periodo in cui si programma una gravidanza: il 60% delle donne, infatti, non sa di essere incinta fino alla sesta o settima settimana, e in questo primo periodo della gravidanza si rischia di esporre inconsapevolmente il nascituro ai danni provocati dall’alcol“.
La dottoressa sottolinea che anche l’assunzione di alcol nel perido pre-concezionale da parte degli uomini influenza il successo della gravidanza e la salute del feto: influisce infatti negativamente sulla qualità del seme, sulla fertilità e sullo sviluppo del feto. Le conseguenze negative dell’esposizione del feto all’alcol sono riunite sotto il nome di sindrome feto-alcolica e dei disturbi correlati (in sigla Fasd), la cui giornata di sensibilizzazione ricorre il 9 settembre.
“Le Fasd implicano spese sostanziali per la salute, l’educazione e i servizi per tutta la durata della vita – sottolinea Suardi – e si stima che circa 15 bambini su 10.000 in tutto il mondo ne siano affetti. Eppure sono molte le donne che continuano a consumare bevande alcoliche in gravidanza: in Europa una donna incinta su quattro consuma alcol; in Veneto gli studi confermano il consumo di alcol in gravidanza nel 18.9% delle mamme intervistate, il 2,5% delle donne in gravidanza ammette episodi di binge drinking, cioè di quattro o più unità alcoliche assunte in un’unica occasione“.
Emerge che il consumo di alcol in gravidanza (almeno 1-2 volte/mese) è significativamente più diffuso tra le mamme ultratrentenni, quelle provenienti da altri Paesi e le multipare. Tra le mamme che allattano la frequenza del consumo sale significativamente in proporzione all’aumentare dell’età dei/delle bambini/e. Il consumo di alcol in gravidanza è più comune in contesti di disuguaglianza, violenza di genere, stress e limiti di accesso ai servizi sanitari e sociali.
“Come Ulss 3 Serenissima – continua la primaria – siamo impegnati da molti anni sul fronte della prevenzione e del contrasto alle problematiche alcolcorrelate, attraverso il lavoro del Dipartimento per le Dipendenze e della Rete Alcologica Territoriale. Nella giornata di sensibilizzazione sulle Fasd rilanciamo l’appello all’attenzione assoluta dei genitori a questa tematica“.
“I servizi specialistici, cioè i Serd, i consultori familiari, ecc., sono a disposizione di chi chiede un supporto per adeguare i propri comportamenti alle indicazioni; per le donne, un supporto immediato in proposito è certamente anche il ginecologo di riferimento” conclude Suardi.



