Approvato il programma regionale 2026: fondi per le imprese colpite dagli eventi estremi, ricerca fitosanitaria, granchio blu e vaccinazione delle razze ovine autoctone
Un pacchetto da 1,3 milioni di euro per aiutare agricoltura, pesca e acquacoltura venete ad affrontare eventi climatici estremi, nuovi organismi nocivi e crisi che mettono a rischio produzioni e redditività. La Regione Veneto ha approvato il programma 2026 per il contrasto alle avversità emergenti nel settore primario.
“Un’agricoltura e una pesca sempre più esposte a eventi climatici estremi, nuovi organismi nocivi e calamità che mettono a rischio produzioni e redditività richiedono strumenti nuovi e una capacità di intervento tempestiva”, spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond.
Il programma è stato elaborato attraverso il Tavolo tecnico permanente istituito presso Veneto Agricoltura, al quale partecipano Regione, Agenzia, organizzazioni dei produttori e rappresentanti del settore agricolo. Gli interventi spaziano dalla gestione del rischio alla ricerca fitosanitaria, fino agli aiuti al comparto ittico e alla tutela delle razze ovine autoctone.
“Prima di trovarci a risarcire un danno quando arriva una calamità – sottolinea Bond –, dobbiamo capire che alcune condizioni stanno cambiando in modo strutturale e che eventi un tempo eccezionali rischiano di diventare sempre più frequenti. Il clima, la diffusione di nuovi organismi nocivi, le crisi biologiche e le conseguenze sulle produzioni ittiche ci impongono di cambiare passo. La Regione deve essere al fianco delle imprese prima che il problema esploda, costruendo strumenti di prevenzione, ricerca e gestione del rischio. E’ una scelta politica precisa per garantire reddito, lavoro e sicurezza alimentare”.
Una prima quota, pari a 300mila euro, sarà destinata alla capitalizzazione dei fondi mutualistici riconosciuti e attivi in Veneto. Si tratta di strumenti attraverso i quali possono essere riconosciute compensazioni agli agricoltori che subiscono perdite produttive superiori al 20% a causa di eventi climatici avversi, fitopatie, infestazioni o malattie degli animali.
“La mutualità è uno strumento importante perché consente di dare stabilità al reddito delle imprese e di intervenire anche su rischi che non trovano una copertura assicurativa adeguata”, evidenzia Bond.
Altri 387mila euro finanzieranno la difesa fitosanitaria e la sperimentazione di strategie a basso impatto ambientale. Le attività coinvolgeranno le Università di Padova e Verona e Veneto Agricoltura, con interventi dedicati, tra gli altri, ad asparago, peperone, melo e noce. Le ricerche riguarderanno anche il contrasto a specie alloctone come la cimice asiatica e la Popillia japonica e lo studio dei vettori della Flavescenza dorata.
La quota più consistente, 600mila euro, è invece riservata alla pesca e all’acquacoltura. I finanziamenti serviranno a sostenere la venericoltura nella laguna Nord di Venezia, la raccolta e lo smaltimento degli esemplari di granchio blu non commercializzabili e il ripopolamento dei molluschi bivalvi lungo la costa.
“Il Granchio blu, le mucillagini e le alte temperature hanno prodotto conseguenze pesanti sulle nostre produzioni ittiche. Qui non parliamo di problemi teorici, ma di imprese che hanno dovuto fermarsi, di produzioni compromesse e di intere aree che devono essere rimesse in condizione di produrre. I 600 mila euro servono proprio a sostenere la ripartenza e a ricostruire le condizioni per la resilienza del settore”, sottolinea l’assessore.
Infine, 26mila euro complessivi distribuiti su due annualità serviranno a sostenere la vaccinazione volontaria contro la Bluetongue di quattro razze ovine autoctone venete a rischio di estinzione: Brogna, Alpagota, Foza e Lamon. Attraverso la collaborazione con l’Associazione Regionale Allevatori del Veneto, gli allevatori potranno ottenere il rimborso delle spese sostenute per i vaccini.
“Queste razze sono un patrimonio genetico, agricolo e culturale che il Veneto non può permettersi di perdere. Anche un intervento apparentemente circoscritto come la vaccinazione può diventare decisivo quando sono in gioco patrimoni zootecnici con numeri già molto ridotti“, conclude Bond.



