Alla Mostra del Cinema il panel “La Violenza Invisibile” con Jo Squillo e il progetto Wall of Dolls. Mantovan: “Prevenzione e consapevolezza contano quanto la protezione”
“La violenza spesso comincia molto prima di quello che vediamo: comincia con una parola che umilia, con il controllo, con l’isolamento, con la paura”. È da ciò che spesso rimane nascosto che è partito il panel “La Violenza Invisibile”, ospitato questa mattina nello Spazio Regione Veneto all’Hotel Excelsior del Lido, nell’ambito dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Al centro dell’incontro il progetto Wall of Dolls e le testimonianze di donne che hanno vissuto la violenza e hanno scelto di raccontare la propria esperienza. Al panel hanno partecipato Jo Squillo, ideatrice del progetto, Emanuela Carmini, Maria Antonietta Rositani e Moira Cucchi, che hanno ripercorso le proprie drammatiche vicende e il percorso affrontato per ricostruire la propria vita e quella dei propri cari.
A intervenire anche Valeria Mantovan, assessore regionale alla Cultura e alle Pari Opportunità, alla Formazione e Istruzione, che ha richiamato l’attenzione sulle forme di violenza che possono precedere le manifestazioni più evidenti.
“La violenza spesso comincia molto prima di quello che vediamo: comincia con una parola che umilia, con il controllo, con l’isolamento, con la paura – ha dichiarato Mantovan -. Comincia quando una donna viene portata a pensare di non essere abbastanza, o di non poter immaginare una vita diversa. È questa la violenza invisibile, quella più pericolosa perché difficile da riconoscere anche per chi la vive. Ecco perché la prevenzione e la consapevolezza contano quanto la protezione: dobbiamo essere capaci di vedere i segnali prima che sia troppo tardi”.
Il progetto Wall of Dolls
Wall of Dolls nasce da un’intuizione di Jo Squillo con l’obiettivo di portare il tema del femminicidio e della violenza di genere nello spazio pubblico attraverso l’arte. Le installazioni sono composte da bambole appese, utilizzate come simbolo delle donne vittime di violenza, e negli anni hanno trovato spazio in piazze e luoghi della cultura in diverse città italiane.
Durante l’incontro Mantovan ha ringraziato Squillo per l’impegno portato avanti attraverso il progetto e Carmini, Rositani e Cucchi per aver scelto di rendere pubbliche le proprie esperienze. “Testimoniare non significa soltanto raccontare una storia personale. Significa trasformare il proprio vissuto in uno strumento per aiutare qualcun altro a riconoscere la violenza, a chiedere aiuto e a capire che una via d’uscita esiste“, ha sottolineato l’assessore.
Un impegno che, secondo Mantovan, deve coinvolgere non soltanto le strutture dedicate al contrasto della violenza, ma l’intera società. “Dobbiamo costruire una società in cui una donna che trova il coraggio di chiedere aiuto non venga mai giudicata, ma venga ascoltata, creduta e accompagnata. Questo significa rafforzare i centri antiviolenza, i servizi territoriali, la scuola, la sanità. Ma significa anche fare un grande lavoro culturale ogni giorno. La Mostra del Cinema di Venezia è il luogo giusto per ricordarlo: le storie che raccontiamo e che mettiamo sugli schermi plasmano il modo in cui la nostra società guarda alle donne. Usarle per rompere il silenzio sulla violenza è un atto politico e civile insieme. Grazie a Jo Squillo, a Emanuela, Maria Antonietta e a Moira per averlo fatto con coraggio”, ha concluso Mantovan.



