Dopo due giorni di discussione, ieri sono stati chiamati a votare 51 politici in merito al progetto di legge sul fine vita
Il consiglio regionale del Veneto, dopo due giorni di discussione, ha approvato nella giornata di ieri, con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, il progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito. Le dichiarazioni dei politici chiamati a esprimersi sul provvedimento:
Il presidente della regione del Veneto, Alberto Stefani: “Voglio assicurare l’accesso alle cure palliative”
“Nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari. Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”.

“Il mio obiettivo è assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste. Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza” conclude il proprio intervento Stefani.
Il presidente del consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia: “Atto di responsabilità verso chi vive condizioni di sofferenza”
“Risultato importante e un atto di responsabilità del Consiglio regionale del Veneto. È stata una discussione complessa e profonda, che ha coinvolto le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche. Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema. Personalmente sono orgoglioso di una politica regionale che, su un tema così delicato, ha saputo mostrare il volto migliore delle istituzioni: ascoltare, approfondire, confrontarsi con serietà e, infine, assumersi fino in fondo la responsabilità di decidere e di indicare una strada”.

“Voglio sottolineare che oggi abbiamo approvato una legge per i pazienti e per le loro famiglie, ma anche per i medici e per tutti gli operatori sanitari – aggiunge il presidente -. Da molto tempo ripeto che sono anche loro a trovarsi ogni giorno davanti a situazioni umane e professionali di straordinaria complessità, spesso in quell’area di confine nella quale medicina, sofferenza, volontà del paziente ed etica si incontrano. Da oggi abbiamo dato anche a loro uno strumento in più, un quadro più chiaro entro il quale affrontare decisioni difficilissime senza essere lasciati soli”.
“Lo abbiamo detto fin dall’inizio: questa legge non introduce il fine vita e non crea un diritto nuovo. Il perimetro è stato tracciato dalla Corte costituzionale. Il Veneto ha scelto di fare la propria parte, organizzando meglio le procedure ed esercitando pienamente i doveri che spettano a un’istituzione che ha la responsabilità della sanità pubblica” conclude Zaia.
Il consigliere Claudio Borgia (FdI): “Abbiamo assistito a una spettacolarizzazione non adatta considerando la natura del dibattito”
“In Aula abbiamo votato convintamente contro il progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito. La nostra contrarietà è politica, culturale e di principio: riteniamo che davanti alla sofferenza e alla fragilità la prima risposta delle istituzioni debba essere quella della cura, dell’assistenza e dell’accompagnamento”. Lo dichiara Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’italia.
“Presentare questa norma come una conquista di nuovi diritti significa attribuirle un significato che la stessa giurisprudenza costituzionale le impedisce di avere. Va inoltre ricordato – specifica Borgia – che il testo arrivato al voto è profondamente diverso da quello originariamente presentato. Gli emendamenti della Giunta ne hanno modificato in maniera sostanziale diversi passaggi e, soprattutto, ne hanno cambiato profondamente lo spirito. È un dato politico che non può essere nascosto: senza quelle modifiche ci saremmo trovati davanti a un provvedimento ancora più distante dalla nostra visione e privo di garanzie che abbiamo ritenuto irrinunciabili”.

“Abbiamo sostenuto quegli emendamenti coerenti con i principi che abbiamo difeso fin dall’inizio: la centralità delle cure palliative, il sostegno psicologico, la possibilità di far conoscere, a chi lo richieda, le realtà associative impegnate nell’accompagnamento e nel sostegno alla vita e la piena tutela della libertà di coscienza del personale sanitario. Aver sostenuto queste modifiche non cambia di un millimetro il nostro giudizio complessivo sul provvedimento, che resta contrario” commenta il consigliere.
“La spettacolarizzazione alla quale abbiamo assistito oggi è uno degli aspetti peggiori di questo dibattito. Una materia che riguarda la sofferenza, la malattia, la vita e la morte meriterebbe rispetto, misura e profondità. Non tifoserie, tribunali morali, patenti di sensibilità o la ricerca del nome da esibire il giorno dopo sui giornali e sui social. Si può essere profondamente contrari a questa legge senza essere insensibili alla sofferenza. Si può difendere la vita senza ignorare il dolore. Si può rispettare pienamente la dignità e la libertà di ogni persona continuando a ritenere che il primo compito delle istituzioni sia offrire cura, sostegno e vicinanza. Temiamo che questa spettacolarizzazione risponda più alla ricerca di un rendiconto politico, mediatico o personale che all’interesse dei veneti” conclude Borgia.
Il consigliere Alberto Bozza (Forza Italia): “La legge rischia di far passare un messaggio sbagliato, sarebbe bastato un atto amministrativo”
“Abbiamo dato voto favorevole agli emendamenti su cure palliative e azione dei medici su base volontaria, ma sul voto finale riguardante la legge nel suo complesso abbiamo lasciato libertà di coscienza, come Forza Italia ha sempre fatto sui temi etici“.

“In Aula, ho ricordato che sarebbe stato sufficiente un atto amministrativo, per disciplinare in modo uniforme una procedura gestionale già peraltro consentita in Veneto e ammessa dalla Consulta in determinate e specifiche circostanze cliniche di chi è malato terminale. Invece presentando la legge si è esasperato il dibattito e si rischia di dare un messaggio politico e mediatico distorto che non voglio legittimare, cioè che il Veneto ha dato il via libera al suicidio assistito” conclude Bozza.
La consigliera Sonia Brescacin (Lega – Liga Veneta): “Una scelta di responsabilità. Nessuno deve essere lasciato solo davanti alla sofferenza”
“Quella approvata oggi dal Consiglio regionale del Veneto, non è, per me, una legge sulla morte. È una legge sulla responsabilità: quella delle istituzioni, della medicina e di una società che deve avere il coraggio di accompagnare la persona anche nel momento più fragile della propria esistenza. Ho votato a favore con piena consapevolezza della delicatezza della materia e con rispetto per chi, sulla base delle proprie convinzioni etiche, filosofiche o religiose, ha maturato una posizione diversa dalla mia“.
“Per me difendere la vita significa innanzitutto non lasciare sola una persona quando diventa fragile. Significa garantire cure, informazione, ascolto, accompagnamento e cure palliative. Ma significa anche riconoscere che, in condizioni rigorosamente definite dall’ordinamento, una persona pienamente consapevole non può essere privata della possibilità di vedere ascoltata la propria volontà” continua la consigliera.

“Il Veneto ha una storia importante nelle cure palliative e deve continuare a investire su questo fronte. Ma cure palliative e suicidio medicalmente assistito non devono essere messi in contrapposizione: il primo dovere delle istituzioni è assicurare che nessuno chieda di morire perché si sente abbandonato, privo di cure o senza alternative. Dopo avere garantito tutto questo, dobbiamo però avere il coraggio di ascoltare anche chi, nonostante tutto, vive una sofferenza che considera insostenibile” conclude Brescacin.
Il capogruppo Giovanni Manildo (Pd e Centrosinistra): “Storico passo in avanti per il Veneto”
“L’approvazione della legge sul fine vita segna un vero e proprio salto di civiltà per il Veneto. Si tratta di un fatto politico di straordinaria importanza. Un risultato che porta in calce, in modo chiaro e inconfutabile, l’impronta del Partito Democratico e dell’intero centrosinistra. I numeri infatti dicono che senza il nostro contributo determinante non sarebbe stata possibile questa approvazione, viste le numerose resistenze nel centrodestra”.

“Non solo: la definizione del testo varato ha visto da parte nostra un lavoro incessante, durato settimane, fatto di approfondimenti tecnici, confronti e di un intenso lavoro di interlocuzione con la Giunta e con quella parte della maggioranza alla quale va riconosciuto il merito di aver imboccato quella via progressista che in questa materia non vede altrettanta apertura delle forze di centrodestra a livello nazionale. Un impegno fondamentale il nostro, – sottolinea il capogruppo – per assicurare un impianto di legge rispettoso delle indicazioni della Corte costituzionale, garantendo allo stesso tempo, a chi ne fa richiesta, il diritto all’autodeterminazione, senza ostacoli”.
“Mentre nel centrodestra permangono le chiusure, in Veneto il centrosinistra ha dimostrato centralità, maturità e capacità di costruire ponti per incidere concretamente sulle scelte decisive per il futuro della nostra regione” conclude Manildo.
Il consigliere Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica): “Una giornata importante, il Veneto ha dimostrato coraggio e responsabilità”
(Arv) Venezia, 2 settembre 2026
“Esprimo soddisfazione istituzionale per l’approvazione della legge regionale sulle procedure di assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. Dopo un percorso complesso e due giorni di confronto in Aula con un alto livello di dibattito, il Consiglio regionale ha compiuto una scelta di coraggio e responsabilità”
“Non abbiamo approvato una legge manifesto – prosegue il consigliere – ma una disciplina che interviene, nell’ambito delle competenze regionali, sulle procedure organizzative e sanitarie relative a quanto già riconosciuto dalla Corte costituzionale. Questo, nel rispetto dei rigorosi presupposti, delle condizioni di merito e procedurali delineati dalla stessa Corte costituzionale. Non possiamo pensare che un diritto sia meno importante perché riguarda poche persone. È proprio nei casi più drammatici che si misura il livello di civiltà e di responsabilità di un’istituzione. In Veneto abbiamo già avuto tre casi di “fine vita”, senza che vi fosse una regolamentazione ad hoc. Vi è circa un’altra trentina di casi ai quali è necessario dare una risposta adeguata”.

“Mi auguro ora che anche il Parlamento nazionale trovi il coraggio di approvare una disciplina organica sul fine vita. Oggi, intanto, il Veneto ha fatto la propria parte, mettendo al centro la persona, con la sua dignità e il suo diritto di autodeterminazione, peraltro già regolato dalla legge 219 del 2017” conclude Morosin
I consiglieri Matteo Pressi e Eleonora Mosco (Stefani Presidente): “Una legge profondamente diversa. Vince la linea del Presidente della Regione del Veneto”
“Davanti a quella che, sostanzialmente, era una pagina bianca si potevano fare due cose: rimanere inerti oppure scegliere. Noi siamo qui perché abbiamo scelto di assumere questo ruolo e ogni giorno siamo chiamati a compiere delle scelte. Anche non scegliere, del resto, produce conseguenze” dichiara Matteo Pressi.
“Il mio timore – sottolinea Pressi – non è quello di scegliere, ma quello di lasciare che una situazione ormai delineata dalla giurisprudenza costituzionale venga gestita al di fuori di una vera cornice normativa, attraverso atti amministrativi o prassi differenti da Ulss a Ulss. Credo, invece, che sia nostro dovere garantire regole chiare, uniformi e rispettose dei diritti delle persone“.
“Chi accederà in Veneto al fine vita lo farà dopo un’analisi rigorosa, ancora più rigorosa rispetto a quella che potrebbe emergere da una lettura minimale della giurisprudenza costituzionale. C’è una differenza importante tra un errore riparabile e uno che non lo è: se un’istruttoria carente porta al rigetto di una richiesta, la legge consente di chiedere nuovamente una valutazione. È quindi possibile rimediare. Non è invece possibile rimediare a maglie troppo larghe che dovessero consentire l’accesso al fine vita a chi non possiede pienamente i requisiti stabiliti dalla Corte” continua il consigliere.
“Da qui la scelta di voto. Non avrei votato il testo di legge di iniziativa popolare. Voto invece convintamente a favore di questo testo perché introduce, sia sul piano procedurale sia su quello etico, differenze che considero sostanziali. Abbiamo studiato, approfondito, ascoltato, confrontato e alla fine abbiamo scelto. È questo il compito che ci è stato affidato”, conclude Pressi.

“Sul fine vita bisogna tenersi lontani dalle tifoserie e dire la verità ai cittadini – dichiara la consigliera Eleonora Mosco – Sostenere che questa legge introduca il suicidio medicalmente assistito è falso: in Veneto sono già state autorizzate tre richieste su trentuno dal 2019 ad oggi e, in due casi, il percorso è stato portato a compimento. Sono fatti che non possiamo nascondere sotto il tappeto. La scelta che abbiamo davanti è se lasciare ogni decisione alle singole Ulss oppure costruire una procedura pubblica, uniforme e ricca di garanzie”.
“La mia posizione – prosegue Mosco – a favore della vita resta ferma. Proprio per questo ritengo necessario evitare che una materia tanto delicata venga gestita in modo diverso da territorio a territorio. Non stiamo introducendo un presunto diritto a morire: stiamo riportando all’interno del diritto e della responsabilità una realtà già determinata dalla Corte costituzionale. Grazie agli emendamenti del Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani e del centrodestra il nuovo testo va a riscrivere il testo iniziale e va a restringere totalmente il campo di applicazione”.
“Le cure palliative dovranno essere realmente proposte e garantite prima di qualsiasi eventuale percorso; viene ribadito il principio della sola autosomministrazione, escludendo che il medico possa provocare direttamente la morte; le commissioni saranno rafforzate attraverso competenze palliative e bioetiche, mentre verranno tutelate la volontarietà del medico. Un organismo regionale assicurerà inoltre criteri uguali in tutte le Ulss” continua la consigliera.
“La priorità deve rimanere nel prendersi cura delle persone, soprattutto delle più fragili, senza lasciarle sole davanti alla sofferenza: la vita non è negoziabile e il diritto non può essere piegato alle esigenze ideologiche. Non stiamo aprendo una porta alla morte; stiamo mettendo regole, responsabilità e garanzie dove oggi regnano frammentazione e incertezza. Dalla parte della vita, dall’inizio alla fine”, conclude Eleonora Mosco.
Il capogruppo del Movimento 5 stelle Flavio Baldan: “Soddisfatto dell’approvazione”

“Sono soddisfatto dell’approvazione del progetto di legge che disciplina le modalità di accesso al trattamento di fine vita. Nonostante alcuni emendamenti siano stati di difficile accettazione, come ad esempio l’ammissione delle associazioni ‘pro vita’ nei consultori pubblici, e la mancanza di tempi certi per comunicare l’assenso alla procedura da parte delle ULSS, quello votato dall’Aula di palazzo Ferro-Fini rappresenta l’equilibrio possibile per impegnare Camera e Senato e responsabilizzare tutte le forze politiche nazionali. Il Movimento è pronto a fare la propria parte anche in quelle sedi”.



