Oltre al calo della produzione, i danni della siccità rischiano di superare i 300 milioni in tutto il Veneto. Cia Venezia: “Siamo in balia del meteo”
In questi giorni Cia Venezia sta raccogliendo le segnalazioni dei danneggiamenti subìti dalle imprese agricole della provincia. Nel dettaglio, i danni causati dalla siccità e dalle temperature anomale superano i 50 milioni di euro. La produzione è diminuita del 50% per il mais, del 40% per la soia, e del 20% per le orticole e la frutta, con le dimensioni dei prodotti particolarmente piccole e non sempre di ottima qualità, rappresentando così uno scenario peggiore di quello del 2022.
Nel frattempo è stato attivato Agricat, il fondo mutualistico nazionale che interviene in caso di eventi avversi. In questo modo sono previsti rimborsi specifici in caso i danni registrati siano superiori al 20% rispetto alla produzione media storica della singola azienda. Il fondo è stato finanziato con un prelievo del 3% sui pagamenti diretti della Pac – Politica agricola comune – e ne possono beneficiarne le imprese agricole che ricevono regolarmente i pagamenti diretti della stessa Pac (primo pilastro) 2026.
Inoltre, Cia Venezia si sta muovendo nelle sedi opportune per assicurare ancora maggiori risorse (quelle previste sono insufficienti): tra le proposte avanzate dalla confederazione, risultano esserci la realizzazione di appositi invasi in grado di trattenere l’acqua quando si verificano forti nubifragi e di rilasciarla all’occorrenza. Complessivamente, in tutto il Veneto i danni causati dalla siccità rischiano di sfondare i 300 milioni di euro.
Le parole della presidente di Cia Venezia, Federica Senno: “Al giorno d’oggi portare avanti un’attività agricola è una scommessa”
“Le piogge degli ultimi giorni sono tardive, di certo non sono sufficienti per porre rimedio ad una situazione largamente compromessa: il granoturco ha terminato lo sviluppo vegetativo, così come l’ortofrutta. Sono centinaia le aziende in difficoltà. – spiega la presidente Federica Senno – Nei mesi scorsi hanno investito migliaia di euro tra acquisto delle piantine, spese per l’irrigazione, di energia elettrica e di materie prime agricole. Adesso si trovano a dover fare i conti con perdite importanti”.
“Ormai – prosegue la presidente – portare avanti un’attività agricola è una scommessa. Sempre di più esiste il rischio d’impresa, che peraltro non dipende dal titolare, piuttosto dal meteo. Siamo in balìa dei cambiamenti climatici. Posto che quest’estate i Consorzi di bonifica hanno svolto un lavoro eccellente, garantendo la risorsa idrica ai terreni agricoli pure nelle fasi più critiche, va comunque fatto un ragionamento di più ampio respiro. Occorrono opere idrauliche finalizzate ad assicurare la continuità dell’attività agricola, soprattutto nel Veneto Orientale e nella zona del graticolato romano”.
“Una cifra che quattro anni fa pareva impensabile. Questa, però, è la nuova normalità. Per questo chiediamo alle istituzioni di mettere il settore primario in cima all’agenda politica” conclude Senno.


