L’artista, scomparso a 86 anni, era profondamente legato a Venezia, dove era arrivato a 14 anni e aveva partecipato 14 volte alla Biennale. Il cordoglio del sindaco Simone Venturini e del presidente del Veneto Alberto Stefani
È morto a 86 anni Fabrizio Plessi, pioniere della videoarte italiana e artista profondamente legato a Venezia, città nella quale era arrivato dall’Emilia a soli 14 anni e che avrebbe poi definito “la grammatica del mio lavoro”. Per decenni Plessi ha attraversato la scena artistica veneziana, costruendo una ricerca capace di mettere in dialogo elementi primordiali e tecnologia.
La sua storia è strettamente intrecciata con quella della Biennale di Venezia, alla quale ha partecipato per ben 14 volte. Una presenza che, da sola, racconta il peso avuto dall’artista nel panorama contemporaneo della città e non solo.
Il legame con Venezia
Tra le opere che hanno lasciato un segno particolare a Venezia c’è “Waterfire”, presentata in Piazza San Marco nel 2000. Vent’anni dopo è stata la volta de “L’Età dell’Oro”, con le cascate di luce sulla facciata del Museo Correr. Nel periodo natalizio del 2020, invece, Plessi aveva firmato “Natale Digitale”, l’installazione luminosa allestita in Piazzetta San Marco e caratterizzata da 80 moduli di luce dorata.
Alla notizia della scomparsa è arrivato il cordoglio del sindaco di Venezia Simone Venturini, che ha ricordato non solo il valore dell’artista, ma anche il legame personale con lui.
“Perdo un amico e Venezia perde un pioniere, un visionario che ha sempre avuto il coraggio di seguire un linguaggio personale, senza cercare il facile applauso – dichiara il primo cittadino –. Le sue opere portavano sempre luce: una luce fisica e insieme un’idea di energia, futuro e rinascita. Fabrizio ha saputo guardare Venezia senza nostalgia, mettendo in dialogo la sua storia con il contemporaneo, tanto da presentare la nostra città come ‘la grammatica del suo lavoro artistico’. Le mie più sentite condoglianze, a nome anche dell’Amministrazione comunale, ai familiari di Fabrizio e a tutti coloro che hanno incrociato il loro cammino con la sua persona e la sua poetica. Lavoreremo affinché il suo messaggio continui a riverberarsi nelle opere e nelle iniziative di tanti altri artisti che produrranno arte seguendo il suo esempio”.
Stefani: “Ha dimostrato che l’arte non è passatismo”
Parole di cordoglio sono arrivate anche dal presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, che ha sottolineato il ruolo di Plessi nel rinnovamento del linguaggio artistico e il suo legame con il territorio veneto.
“Senza la sua presenza il panorama artistico contemporaneo veneziano non sarebbe lo stesso – ha affermato il presidente -. Ha dimostrato che l’arte non è passatismo ma contiene in sé la sfida di conciliare tradizione e tecnologia. Per questo il Veneto è orgoglioso di essere stato l’ambiente ideale per raccogliere la sfida creativa di Fabrizio Plessi. Quattordici presenze alla Biennale, sono da sole la cifra di un passaggio terreno indimenticabile”.
Stefani ha ricordato anche il percorso veneziano dell’artista, formatosi e affermatosi in città, dove è stato anche docente all’Accademia di Belle Arti, e la sua capacità di proiettare Venezia verso il futuro senza rinunciare alla sua storia.
“Esprimo il cordoglio della Regione e mio personale per la scomparsa di un così rilevante protagonista della storia veneziana recente – prosegue Stefani -. In particolare, di lui resterà la capacità di esprimere l’esigenza di coniugare l’arte con strumenti innovativi; una dimostrazione al mondo che Venezia non è solo conservazione di tesori antichi ma anche proiezione nel futuro. Invio le più sentire condoglianze ai familiari, agli amici e a tutti coloro che gli sono stati vicini”.



