La polizia ambientale ha concentrato i controlli nelle zone di Chioggia e Marghera, effettuando 9 sequestri nei primi 6 mesi di attività
A causa delle numerose segnalazioni ricevute, negli ultimi mesi è attivo un sistema di videosorveglianza, nel comune di Chioggia – dove pochi giorni fa lungo la Sp 32 è stato accertato l’abbandono di rifiuti da parte di un soggetto tramite la videotrappola in dotazione – nella Sp 43 “Portegrandi-Caposile” e nella zona di Marghera (Ve), dov’è avvenuto il primo reato registrato dalla video trappola.
Le telecamere sono gestite dal nucleo della polizia ambientale, e hanno lo scopo di contrastare l’attività di abbandono dei rifiuti. Le attività di prevenzione non si limitano solo agli interventi effettuati a seguito degli avvisi o del rinvenimento di rifiuti abbandonati, ma comprendono anche una serie di azioni preventive mediante controlli sui veicoli autorizzati – e non – al trasporto dei rifiuti.
Grazie all’efficacia dei sistemi di videosorveglianza, le ultime operazioni – l’ultima della quale risale a fine luglio – hanno consentito di accertare ed evidenziare comportamenti illeciti messi in atto da soggetti privati. Le immagini nitidamente acquisite dalla video-trappola hanno, infatti, fornito elementi inconfutabili, permettendo di procedere formalmente alla contestazione dei reati previsti dalla normativa vigente a carico dei responsabili.
Nei primi sei mesi sono stati accertati 6 illeciti amministrativi, con una sanzione media di circa 656 euro, 9 segnalazioni di reato (alcune delle quali tuttora in corso) e 9 sequestri, effettuati su rifiuti, veicoli utilizzati per il trasporto o aree interessate da deposito di rifiuti, i quali si dividono in rifiuti di tipologia urbana (quindi i classici rifiuti prodotti nelle abitazioni e/o quelli derivanti dai traslochi), abbandonati principalmente da cittadini privati, e rifiuti di attività svolte da ditte private – ritrovati nelle nelle aree private.
Le sanzioni prima dell’entrata in vigore dell’aggiornamento normativo, non facevano differenza tra la tipologia del rifiuto abbandonato, ma solo tra pericoloso o non pericoloso, a seconda del codice Eer (Elenco europeo rifiuti) che gli veniva attribuito. A seguito dell’aggiornamento normativo, le sanzioni sono state uniformate non facendo più alcuna differenza tra soggetto privato o giuridico. Ad oggi la norma prevede una denuncia penale e, se i rifiuti non sono pericolosi, viene ordinato un pagamento che consente l’estinzione del reato, per la quale il soggetto deve versare una somma di 6.500 € al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.




