Il 30enne si era presentato in Questura per cercare un posto dove dormire. Per il 39enne previsto il rimpatrio in Nigeria
Due distinti interventi della Polizia di Stato hanno portato, a Padova, all’arresto di un cittadino senegalese di 30 anni e all’avvio delle procedure per il rimpatrio di un cittadino nigeriano di 39 anni. Entrambi i casi sono emersi nell’ambito dei controlli sulla posizione amministrativa e giudiziaria degli stranieri presenti sul territorio nazionale.
Il primo intervento risale al 12 agosto. Il 30enne si è presentato spontaneamente allo sportello dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Padova spiegando di essere alla ricerca di un luogo dove trascorrere la notte. Una richiesta che ha permesso agli operatori di effettuare i necessari controlli sull’identità dell’uomo e sulla sua posizione amministrativa e giudiziaria.
Dagli accertamenti è emerso un lungo percorso caratterizzato da irregolarità sul territorio italiano e da diversi precedenti giudiziari. L’uomo era arrivato in Italia il 30 luglio 2016, sbarcando nella provincia di Siracusa e sottraendosi ai controlli di frontiera. Aveva quindi presentato domanda di protezione internazionale alla Commissione territoriale di Verona, Sezione di Padova. La richiesta era stata respinta l’11 maggio 2017, con contestuale obbligo di rimpatrio.
L’uomo aveva impugnato la decisione, ma il Tribunale di Venezia aveva respinto il ricorso e la decisione era stata poi confermata in via definitiva dalla Corte d’Appello di Venezia il 25 agosto 2020.
Nonostante i provvedimenti, il 30enne era rimasto in Italia. Nel 2019 era stato controllato a Padova e trovato in posizione irregolare, venendo denunciato per la violazione prevista dall’articolo 10-bis del Testo unico sull’immigrazione.
Nel 2021 era arrivata un’altra denuncia da parte degli agenti del Commissariato Stanga per interruzione di pubblico servizio e rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità. L’episodio era avvenuto in Prefettura, dove l’uomo si era recato per chiedere un titolo di soggiorno. Dopo il diniego, aveva reagito in modo violento, pronunciando imprecazioni e rifiutandosi di fornire le proprie generalità ai poliziotti intervenuti.
Nel 2022 era stato poi condannato dal Tribunale di Padova a un anno e tre mesi di reclusione per porto di armi od oggetti atti ad offendere, danneggiamento aggravato, lesioni personali aggravate e resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
Il 9 dicembre 2022 era stato nuovamente rintracciato dalla Questura di Padova in situazione di irregolarità. Era quindi stato espulso dall’Italia con divieto di rientro nell’area Schengen per cinque anni. Lo stesso giorno il Questore ne aveva disposto il trattenimento nel Cpr di Gradisca d’Isonzo, in attesa delle procedure necessarie all’identificazione e al rimpatrio. Le procedure, tuttavia, si erano rivelate particolarmente complesse e non avevano consentito di portare a termine il rimpatrio.
Dopo essere stato dimesso dal Cpr, si era trasferito in Svizzera. Le autorità doganali elvetiche lo avevano individuato a bordo di un treno in arrivo alla stazione di Chiasso e avevano adottato nei suoi confronti un provvedimento di espulsione. Successivamente si era spostato in Francia, dove l’11 luglio 2023 aveva presentato una nuova domanda di protezione internazionale.
Gli accertamenti della Questura di Padova hanno però permesso di ricostruire un successivo rientro irregolare in Italia, prima della scadenza del divieto di ingresso nell’area Schengen. Un comportamento che, secondo quanto contestato dalla Polizia, rientra nel reato previsto dall’articolo 13, comma 13, del decreto legislativo 286/98, relativo al rientro nel territorio italiano nonostante il divieto conseguente a un’espulsione.
A confermare l’identità dell’uomo è stato anche il confronto delle impronte digitali effettuato dal personale del Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica di Padova. Le impronte rilevate il 12 agosto sono risultate corrispondenti a quelle associate alla segnalazione delle autorità svizzere, confermando che il 30enne presentatosi spontaneamente in Questura era la stessa persona già individuata in Svizzera nel 2023.
A quel punto gli agenti dell’U.P.G.S.P. – Sezione Volanti della Questura di Padova lo hanno arrestato. Dell’arresto è stata informata la Procura della Repubblica di Padova, che ha disposto il giudizio direttissimo.
Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto nei confronti dell’uomo la misura del divieto di dimora. Nel frattempo, il Questore ha attivato l’Ufficio Immigrazione per il trasferimento del 30enne al Cpr di Macomer, in Sardegna, dove è stato accompagnato dalla Polizia di Padova.
Il secondo caso: un 39enne condannato per associazione mafiosa
Parallelamente, l’Ufficio Immigrazione della Questura di Padova ha definito la posizione di un 39enne, destinatario di una misura di sicurezza che prevede l’espulsione dall’Italia per dieci anni.
L’uomo era arrivato in Italia il 15 settembre 2006, attraverso il porto di Palermo. Nel 2012 aveva ottenuto dalla Questura di Padova un primo permesso di soggiorno per motivi familiari, legato alla convivenza con una cittadina italiana. Il titolo era stato rinnovato regolarmente fino al 2021. Nel 2018 dalla relazione era nato anche un figlio.
La sua posizione era però cambiata alla luce dei precedenti penali. Nel 2008 era stato condannato dal Tribunale di Vicenza a sei mesi di reclusione per violazioni della normativa sull’immigrazione. Nel 2011 il Tribunale di Padova lo aveva condannato a quattro mesi per falsità materiale, guida senza patente e rifiuto di sottoporsi agli accertamenti psicofisici alla guida. Nel 2012 era arrivata un’altra condanna a quattro mesi per falsità materiale e guida senza patente.
Il precedente più grave risale al 2020, quando la Corte d’Appello di Torino lo ha condannato a quattro anni e cinque mesi di reclusione per associazione per delinquere.
Secondo quanto ricostruito nel procedimento giudiziario, il 39enne aveva partecipato, insieme ad altri soggetti, alla “Supreme Eiye Confraternity”, associazione di stampo mafioso. Per l’Autorità giudiziaria, l’uomo aveva un ruolo di promotore e organizzatore: impartiva disposizioni agli altri membri, curava l’affiliazione di nuovi componenti, organizzava riunioni e manteneva i rapporti con le articolazioni dell’organizzazione presenti in altri Paesi.
Sempre secondo quanto accertato nel procedimento, l’associazione era impegnata in un articolato progetto criminale finalizzato a ottenere profitti illeciti in diversi Paesi europei attraverso reati contro la persona, attività legate alla clandestinità e sfruttamento della prostituzione, oltre alla ricerca di una posizione di predominio attraverso intimidazione e forza all’interno della comunità e del territorio di riferimento.
Alla luce di questo quadro, la Questura di Padova aveva avviato il 23 agosto 2021 il procedimento per respingere la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno. Il procedimento si era concluso il 28 settembre dello stesso anno con il rigetto dell’istanza da parte del Questore e l’ordine di lasciare l’Italia.
Per le stesse ragioni, e considerando la gravità dei reati e la valutazione di pericolosità sociale, il Prefetto di Padova aveva adottato anche un provvedimento di allontanamento del familiare di cittadino italiano, concedendo all’uomo 30 giorni per lasciare il territorio nazionale.
Il 29 gennaio 2024 il 39enne era stato trasferito nel carcere di Rebibbia per scontare la pena, con fine pena inizialmente fissato al 22 luglio 2026. Al termine della detenzione era stato rimesso in libertà, ma sottoposto alla misura della libertà controllata, che comprendeva anche l’obbligo di presentarsi periodicamente in Questura per la firma.
Il 13 luglio 2026 il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva accertato la permanenza della sua pericolosità sociale. Con un successivo provvedimento del 30 luglio aveva quindi disposto, al termine della pena, l’espulsione dall’Italia per dieci anni. Il 13 agosto la Divisione Anticrimine della Questura di Padova ha notificato all’uomo il provvedimento, informandolo formalmente della misura di sicurezza.
Sono quindi state avviate le procedure per il suo allontanamento dall’Italia. Il Questore della provincia di Padova ha disposto il rimpatrio, che sarà eseguito venerdì 14 agosto dagli agenti della Questura di Padova. Il 39enne sarà imbarcato sul volo Bologna-Lagos e, una volta arrivato in Nigeria, sarà consegnato alle autorità del Paese.



