Micalizzi (Partito democratico) sottolinea la criticità: “La Regione deve sostenere chi vuole aprire un’attività per non creare disuguaglianze tra i cittadini”
Il vicepresidente del consiglio regionale del Veneto ed esponente del Partito democratico, Andrea Micalizzi, prende posizione per quanto riguarda la carenza di pediatri nella provincia di Padova, e chiede che la Regione intervenga finanziando contributi straordinari e aiuti economici per favorire l’apertura e l’avvio di attività per i giovani pediatri che decidono di aprire il proprio studio nei comuni periferici o a bassa densità abitativa.

“Lo scenario che emerge è oggettivamente allarmante: 58 Comuni padovani si ritrovano senza un pediatra, con genitori e bambini costretti a ‘viaggi della speranza’ fino a 30 km per una visita. Un quadro insostenibile per la nostra provincia, in particolare per l’area della Bassa Padovana e del Piovese. Territori, bambini e famiglie, sono in questo modo confinati ad una serie B della sanità pubblica. Già nelle scorse settimane – ricorda Micalizzi – la Fondazione Gimbe evidenziava una mancanza di 96 pediatri in Veneto, pari al 20% delle carenze a livello nazionale: una percentuale allarmante che colloca la nostra Regione tra le peggiori d’Italia. Il caso del territorio padovano conferma questa tendenza da invertire. Perché il fatto che centinaia di genitori, siano costretti a prendere permessi dal lavoro, mettersi in auto e percorrere decine e decine di km, rappresenta una palese disuguaglianza nell’accesso alle cure che colpisce soprattutto i nuclei familiari con più figli piccoli o con minori risorse”.
“La Regione – rilancia il consigliere – può intervenire mettendo a disposizione contributi regionali straordinari e indennità di insediamento per i giovani pediatri che scelgono di aprire il proprio studio nei Comuni periferici o a bassa densità abitativa. Vanno aumentati i contributi per il personale di studio e infermieristico e va studiata la possibilità di stipulare accordi con i Comuni per concedere locali pubblici a canone zero o agevolato ai medici di libera scelta.
“Non da ultimo, le nuove Case della Comunità, che prevedono la presenza di queste figure, devono essere valorizzate appieno proprio per colmare almeno parzialmente quella pesante falla del sistema. Di certo – conclude Micalizzi – non è concepibile che il calo delle nascite diventi l’alibi per non intervenire, abbandonando questi territori e facendo precipitare ulteriormente la situazione”.



