L’analisi dei resoconti pubblici mostra più di 44 milioni di euro di sanzioni per eccesso di velocità in Veneto. Resistere Veneto chiede chiarimenti alla giunta chiarimenti sulla destinazione dei proventi
“I numeri che emergono dall’analisi realizzata sui rendiconti pubblici, resa nota dai siti specializzati, che ha preso in esame i proventi derivanti da autovelox fissi e mobili, tutor e altri dispositivi di rilevazione delle violazioni dei limiti di velocità, con oltre 44 milioni di euro di sanzioni per violazioni dei limiti di velocità contestate in Veneto, confermano che il tema degli autovelox non può più essere liquidato come una semplice questione tecnica o amministrativa: è una questione politica, che riguarda il rapporto tra sicurezza stradale, legalità, equità e gestione delle risorse pubbliche” dichiarano i consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat (Resistere Veneto), i quali continuano dicendo “Per questo motivo, già nel febbraio scorso abbiamo presentato un’interrogazione alla Giunta regionale, chiedendo di affrontare quello che riteniamo un evidente squilibrio territoriale nella distribuzione degli autovelox e, soprattutto, il rischio che questi strumenti possano essere utilizzati, almeno in alcuni casi, anche come una fonte strutturale di finanziamento dei bilanci comunali.“
Dopo tre mesi la giunta ha risposto alla dichiarazione effettuata dai due consiglieri, ma questi ultimi dichiarano che “la risposta non ci convince e, alla luce dei dati oggi riportati, riteniamo che il problema meriti un supplemento di attenzione. La Regione ci ha spiegato di non avere competenza diretta sull’installazione e sulla gestione degli autovelox, competenze che spettano agli enti locali, ai gestori delle strade e alle Prefetture. È un dato che prendiamo atto, ma proprio per questo avevamo chiesto alla Giunta di svolgere un ruolo politico di coordinamento e di interlocuzione con il Governo e con i Comuni veneti.“
Szumski e Lovat specificano: “La nostra interrogazione partiva da un dato preciso: il Veneto conta circa 440 autovelox censiti e presenta una densità di dispositivi tra le più elevate d’Italia. La Giunta ha motivato questa maggiore presenza con la densità abitativa, l’intensità del traffico e le caratteristiche della rete viaria veneta. Sono certamente elementi che devono essere considerati, ma non possono costituire una risposta esaustiva. Se il criterio è la sicurezza stradale, allora occorre dimostrare, dati alla mano, che la concentrazione degli autovelox corrisponda effettivamente ai tratti con maggiore incidentalità e maggiore pericolosità. Altrimenti il rischio è che il cittadino percepisca questi strumenti non come un presidio di sicurezza, ma come una vera e propria forma di tassazione indiretta sulla mobilità.“

“C’è poi un altro aspetto che non possiamo ignorare – proseguono i due consiglieri – La risposta della Giunta afferma che la legge impone di destinare almeno il 50 per cento dei proventi delle sanzioni a interventi di manutenzione stradale, segnaletica e sicurezza della circolazione. Bene. Ma proprio per questo chiediamo trasparenza: vogliamo sapere quanti dei 44 milioni di euro derivanti dalle multe per eccesso di velocità vengono effettivamente reinvestiti in sicurezza stradale, quali opere siano state realizzate e con quali risultati. Se l’autovelox è uno strumento di sicurezza, i cittadini devono poter verificare concretamente dove finiscono le risorse che vengono loro richieste attraverso le sanzioni. La sicurezza stradale non si costruisce soltanto con gli autovelox: si costruisce soprattutto con strade sicure, manutenzione, illuminazione, segnaletica adeguata, eliminazione dei punti neri, controlli effettivi e prevenzione“.
In merito alla risposta della giunta regionale, i consiglieri di Resistere Veneto affermano che essa “riconosce, inoltre, che il nuovo quadro normativo nazionale ha ristretto significativamente le possibilità di installazione degli autovelox. Questo dimostra che il problema da noi sollevato non era infondato e che la necessità di uniformare le regole a livello nazionale era reale. Ma ora bisogna verificare che le nuove norme siano applicate in modo omogeneo e che non si creino ulteriori disparità tra territori.“
I due consiglieri sostengono anche che: “Il nostro obiettivo non è difendere chi supera i limiti di velocità. Chi guida in modo pericoloso deve essere sanzionato. Su questo non ci sono ambiguità. Ma una cosa è perseguire comportamenti realmente pericolosi, un’altra è trasformare il controllo della velocità in un meccanismo automatico di produzione di entrate. L’autovelox deve servire a prevenire gli incidenti, non a far quadrare i bilanci. Deve essere collocato dove esiste un concreto problema di sicurezza e non dove è più facile produrre un elevato numero di verbali.“

Secondo Szumski e Lovat “la regione, pur non avendo competenza diretta sull’installazione dei dispositivi, può e deve farsi promotrice di un confronto con Anci Veneto, con le prefetture e con il governo, affinché sia garantita la massima trasparenza sui proventi delle sanzioni e sulla loro effettiva destinazione. Chiediamo inoltre che venga verificato il rapporto tra presenza degli autovelox, numero delle sanzioni, incidentalità e caratteristiche delle strade, perché solo attraverso dati oggettivi è possibile capire se il sistema stia realmente funzionando come strumento di prevenzione”.
I due consiglieri concludono il discorso affermando che: “Alla luce dei dati emersi, riteniamo quindi che la risposta della Giunta alla nostra interrogazione non possa considerarsi un punto di arrivo. È necessario continuare a monitorare la situazione e pretendere chiarezza. Perché se in Veneto si raccolgono decine di milioni di euro attraverso le sanzioni per eccesso di velocità, la domanda che dobbiamo porci è semplice: quanta parte di quelle risorse torna davvero agli automobilisti e ai cittadini sotto forma di maggiore sicurezza sulle strade? È su questo che chiediamo risposte precise e verificabili“.



