Il tema del fine vita torna al centro del dibattito politico veneto dopo le presentazione del docufilm Lasciami morire ridendo a Venezia
La discussione sul fine vita torna al centro del consiglio regionale del Veneto con la presentazione del docufilm Lasciatemi morire ridendo, dedicato alla storia di Stefano Gheller. L’iniziativa si è svolta a Palazzo Ferro-Fini a Venezia, alla presenza di esponenti della maggioranza e dell’opposizione, consiglieri regionali e familiari di Gheller, tra cui la sorella Cristina.
Il film diventa occasione di confronto politico e istituzionale su una legge regionale sul suicidio medicalmente assistito, tema già al centro del dibattito nazionale e delle indicazioni della corte costituzionale. Nel corso dell’evento, le diverse forze politiche hanno ribadito posizioni spesso distanti ma tutte orientate a chiedere regole chiare, tempi certi e un quadro normativo definito per i cittadini.
Zaia: “Serve una legge chiara con tempi certi e rispetto delle sensibilità”
Il presidente del consiglio regionale Luca Zaia richiama la necessità di un intervento normativo chiaro sul fine vita. Zaia sottolinea il valore umano della vicenda di Stefano Gheller e definisce il tema una “battaglia di civiltà e dignità”.
Il presidente ricorda inoltre la sentenza della corte costituzionale del 2019 sul caso Cappato-Dj Fabo e i criteri già fissati per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Zaia sostiene che una legge servirebbe a garantire procedure uniformi e tempi certi: “serve una legge che disciplini in modo chiaro il fine vita, rispettando le diverse sensibilità ma garantendo tempi certi nelle risposte ai cittadini”.
Ostanel (Avs): “In Veneto ci sono i numeri per una legge sul fine vita dignitoso”
La consigliera regionale di Alleanza verdi e sinistra Elena Ostanel rilancia la necessità di approvare una legge regionale, sostenendo che il Veneto disponga già dei numeri politici per farlo. Ricorda il percorso della proposta popolare “Liberi Subito” e il lavoro di aggiornamento alla luce delle indicazioni della corte costituzionale.
Ostanel sottolinea che “in Veneto non abbiamo ancora una legge sul fine vita, mentre altre Regioni, come Toscana e Sardegna, l’hanno approvata”. Secondo la consigliera, la norma deve garantire “tempi certi, procedure trasparenti e garanzie chiare” e non entrare in conflitto con le cure palliative.
Nel suo intervento, la consigliera chiede inoltre al presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani di chiarire la propria posizione e di sostenere l’eventuale percorso legislativo.
Cunegato: “Diritti dei cittadini contro la deriva ideologica”
Il capogruppo di Alleanza verdi e sinistra Carlo Cunegato definisce il tema del fine vita una questione di libertà e autodeterminazione. Critica quella che definisce una “destra clericale ed estremista” e chiede chiarezza alla politica regionale.
Cunegato afferma che “una legge sul fine vita non toglie diritti a nessuno: li concede a tutti” e sostiene che lo Stato non debba imporre un’etica religiosa. Chiede inoltre trasparenza al presidente Stefani e all’assessore alla Sanità Gino Gerosa sui tempi e sull’eventuale percorso legislativo.
Rocco (Riformisti veneti): “Legge atto di civiltà, serve rispetto della corte costituzionale”
Nicolò Maria Rocco di Riformisti Veneti in Azione annuncia il proprio voto favorevole alla proposta sul fine vita. Definisce il testo “un atto di civiltà giuridica e umana” e chiede un approccio non ideologico al tema.
Rocco sottolinea che la legge deve rispettare la sentenza della corte costituzionale n. 204 del 2025 e garantire “procedure chiare e percorsi sanitari trasparenti”. A suo giudizio, le Regioni non possono sostituirsi allo Stato ma devono assicurare applicazione uniforme dei criteri già stabiliti.
Manildo (Pd): “Non è scontro ideologico, servono diritti garantiti”
Il capogruppo del Partito democratico Giovanni Manildo invita a superare la contrapposizione politica sul tema. Sostiene che il dibattito non debba trasformarsi in uno scontro ideologico ma in una risposta concreta ai bisogni dei cittadini.
Manildo considera la proposta dell’associazione Luca Coscioni un punto di partenza per migliorare il testo e afferma che approvare una legge sul fine vita sia “un dovere morale”. Secondo il capogruppo dem, la norma non toglie diritti ma li garantisce in modo chiaro e uniforme.



