Tragedia all’alba di oggi a Cà Lino di Chioggia, nel Veneziano, dove un furgoncino minivan è finito all’interno di un canale lungo l’Idrovia Sant’Anna.
Drammatico il bilancio dell’incidente: tre persone hanno perso la vita, mentre altre sei sono riuscite a salvarsi uscendo autonomamente dal mezzo.
L’allarme è scattato poco dopo le 6:30, quando i Carabinieri hanno richiesto l’intervento dei Vigili del fuoco dopo la segnalazione di un cittadino che aveva notato il veicolo ribaltato nel canale.
Sul posto sono intervenute le squadre dei vigili del fuoco di Chioggia e Cavarzere, supportate dal nucleo regionale sommozzatori di Venezia e dall’autogrù arrivata da Mestre. Presenti anche i sanitari del Suem 118 e i Carabinieri per i rilievi e gli accertamenti di competenza.
In un primo momento risultavano otto le persone a bordo del minivan, poi il numero dei superstiti è salito a sei. Dopo il recupero del veicolo dall’acqua, i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno rinvenuto all’interno dell’abitacolo i corpi senza vita di tre uomini.
Sono ancora in corso gli accertamenti per chiarire la dinamica dell’incidente e comprendere le cause che hanno portato il mezzo a finire nel canale.
Incidente di Chioggia, Toigo (Uil Veneto): inaccettabile morire per andare al lavoro
“Erano tutti lavoratori, diretti nei campi agricoli della zona, i tre uomini morti nell’incidente stradale accaduto stamattina a Chioggia. Persone venute nel nostro Paese per riscattarsi dalla povertà, che all’alba erano già sulle nostre strade per iniziare una giornata di lavoro e che ingrossano il conto delle vittime, in questo caso di quelle in itinere”. Così il presidente di Uil Veneto Roberto Toigo.
“Questa provincia ha pianto 4 morti sul lavoro questa settimana, tutto il Veneto sfiora i 30 decessi dall’inizio dell’anno: numeri inaccettabili, scandalosi – continua Toigo -. Cosa deve ancora succedere perché il tema della sicurezza sul lavoro diventi la priorità in questa Regione? Quante vittime dovremo ancora contare prima che si intervenga? Quello di Chioggia è un incidente in itinere, non c’entrano i protocolli e i controlli. Ma non si può continuare a morire di lavoro”.



