Da aprile 2026 solo le imprese iscritte all’Albo potranno usare le denominazioni “artigianato” e “artigianale”, con multe pesanti per chi viola la norma
Dal 7 aprile 2026 cambia il mercato dell’artigianato: entra in vigore una norma che vieta l’utilizzo improprio dei termini “artigianato” e “artigianale”. La nuova disposizione, prevista dalla Legge annuale per le Pmi (Piccole medie imprese), consente l’uso di queste denominazioni esclusivamente alle imprese regolarmente iscritte all’Albo delle imprese artigiane.
La misura introduce un giro di vite atteso da anni e sostenuto da Confartigianato Imprese Veneto, con sanzioni particolarmente severe per chi viola le regole: multe fino all’1% del fatturato, con una soglia minima di 25mila euro.
Nuove regole per la concorrenza e il Made in Italy
Il provvedimento punta a contrastare pratiche scorrette che hanno penalizzato le imprese autentiche e alimentato il fenomeno del falso Made in Italy. Un mercato parallelo che, solo nel comparto agroalimentare, genera a livello nazionale un volume d’affari stimato tra i 63 e i 120 miliardi di euro l’anno.
In Veneto, territorio ad alta vocazione produttiva, il tema è particolarmente rilevante. Al 31 dicembre 2025 si contano oltre 6.200 imprese artigiane attive nel settore alimentare, mentre nella moda si registrano quasi 6mila realtà. Proprio in quest’ultimo comparto, i sequestri per contraffazione sono cresciuti rapidamente: triplicati in due anni e addirittura quintuplicati nell’abbigliamento. Anche l’artigianato artistico mantiene un ruolo significativo, con circa 2.300 imprese attive nella regione.
“La norma segna un punto di svolta – sottolinea Roberto Boschetto presidente di Confartigianato Imprese Veneto – perché introduce finalmente un presidio giuridico contro pratiche ingannevoli che hanno alimentato per anni una concorrenza sleale. Difendere il termine ‘artigianale’ significa difendere un modello produttivo fatto di competenze, qualità e legame con il territorio”.
Nel solo Veneto operano oltre 120mila imprese artigiane, una componente fondamentale dell’economia regionale e dell’export di qualità. La nuova regolamentazione consente ora di distinguere con chiarezza le produzioni autentiche da quelle che non lo sono, rafforzando la credibilità del sistema.
“È una tutela per i consumatori – conclude Boschetto – che da oggi avranno una garanzia in più sulla veridicità di ciò che acquistano, ma è anche un riconoscimento concreto del valore delle nostre imprese. Dopo anni di ambiguità, si chiude la stagione dei ‘furbetti’ e si apre una nuova fase di trasparenza e correttezza del mercato”.



