Negli ultimi anni si registrano 38 casi di epatite A tra Padova e provincia, l’episodio più recente riguarda un turista rientrato da Napoli, dove aveva consumato frutti di mare
A fare il punto è il Servizio igiene e sanità pubblica dell’Ulss 6 Euganea, che ricorda come l’epatite A si manifesti inizialmente con sintomi generici – malessere, febbre, nausea, vomito, perdita di appetito e dolori addominali – a cui può seguire, dopo pochi giorni, la comparsa di ittero e urine scure. Si tratta generalmente di una patologia a decorso benigno, che non diventa cronica né lascia portatori sani.
La trasmissione della malattia avviene principalmente per via oro-fecale, attraverso alimenti e bevande contaminati. Oltre ai frutti di mare crudi o poco cotti, sono considerati a rischio anche altri cibi non adeguatamente trattati, come frutti di bosco congelati non cotti a sufficienza. Il contagio può avvenire anche tramite contatti stretti o pratiche igieniche non corrette. Il periodo di incubazione varia dai 15 ai 50 giorni, con una media di circa quattro settimane.
Secondo il direttore del dipartimento di prevenzione, la diffusione del virus è legata a fattori ambientali e comportamentali: ambienti inquinati favoriscono la proliferazione di molluschi contaminati, mentre una scarsa attenzione all’igiene, alla corretta preparazione degli alimenti e alla vaccinazione contribuisce alla diffusione dell’infezione.
Fondamentali restano le misure preventive: lavaggio accurato delle mani, attenzione nella manipolazione dei cibi e adeguata cottura degli alimenti. È inoltre disponibile la vaccinazione, che prevede due dosi a distanza di 6-12 mesi, accessibile sia agli adulti sia ai minori attraverso i servizi sanitari territoriali. Maggiori informazioni sono reperibili nel sito ufficiale dell’Ulss Euganea.



