Coldiretti Padova chiede ai sindaci una delibera contro il codice doganale UE che rende italiani prodotti stranieri con l’ultima lavorazione
Ogni giorno varcano i confini italiani prodotti agroalimentari stranieri che, grazie a una minima lavorazione, ottengono l’etichetta di “Made in Italy”. È l’effetto della norma del codice doganale sull’“ultima trasformazione sostanziale”, che consente di attribuire l’origine italiana a prodotti che in realtà provengono dall’estero. Una regola che Coldiretti chiede di abolire perché considerata un danno per gli agricoltori e un inganno per i consumatori.
Per questo Coldiretti Padova ha inviato in questi giorni ai 101 sindaci della provincia una proposta di delibera da approvare nei consigli comunali, con l’obiettivo di sollecitare la modifica della normativa europea sull’origine dei prodotti.
“Si tratta di un vero e proprio inganno nei confronti dei consumatori, convinti di acquistare prodotti italiani che in realtà non lo sono – spiega Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – ed è anche un danno economico che vale decine di milioni di euro per i nostri agricoltori“.
Gli esempi sono numerosi: cosce di maiale olandesi o danesi che, una volta salate e stagionate, diventano prosciutti “italiani”; petti di pollo provenienti dal Sudamerica panati o trasformati in crocchette ed esportati come Made in Italy; mozzarelle prodotte con latte tedesco o polacco, o con cagliata ucraina; pasta realizzata con grano canadese trattato con glifosato; carciofini egiziani messi sott’olio; sughi ottenuti da concentrato di pomodoro cinese.
Un fenomeno che si affianca al problema dell’Italian sounding: i falsi prodotti italiani all’estero hanno raggiunto un valore stimato di 120 miliardi di euro, colpendo in particolare formaggi e salumi, ma anche olio extravergine di oliva, conserve e ortofrutta. Tra i prodotti più imitati figurano anche Dop come Grana Padano e Asiago, legate alle produzioni delle stalle padovane.
“Lo denunciamo ogni giorno, anche con i nostri blitz al valico del Brennero, dove transitano camion carichi di prodotti alimentari già marchiati con il tricolore grazie all’ultima trasformazione sostanziale – prosegue Lorin –. Negli ultimi mesi abbiamo portato questa protesta anche davanti alle istituzioni europee a Bruxelles e Strasburgo“.
La delibera proposta ai Comuni punta ad attivare l’ANCI affinché si faccia promotrice di una revisione della disciplina sull’origine dei prodotti nel codice doganale europeo. L’obiettivo è escludere i prodotti agricoli e alimentari dal principio dell’ultima trasformazione sostanziale e stabilire come unico criterio di origine il luogo reale di provenienza delle materie prime, garantendo così trasparenza e corretta informazione ai consumatori.
“Chiediamo ai sindaci – conclude Lorin – di farsi portavoce di questa battaglia anche presso i parlamentari europei e le istituzioni competenti. Difendere il vero Made in Italy significa tutelare le nostre produzioni agricole, ma anche la salute e il diritto dei cittadini di sapere cosa mettono nel piatto“.


