Grande Shakespeare nella stagione di prosa del Teatro Sociale: “Riccardo III” al femminile, tra potere e seduzione del male
Martedì 10 febbraio alle ore 20.30 la stagione di prosa del Teatro Sociale di Rovigo propone uno degli appuntamenti più attesi: Riccardo III di William Shakespeare, nella riduzione e adattamento di Angela Dematté e per la regia di Andrea Chiodi, con protagonista Maria Paiato.
Un progetto fortemente voluto dall’attrice veneta, che veste i panni di Re Riccardo, l’usurpatore machiavellico e genio del male, figura centrale di una delle tragedie più celebri del Bardo. L’interpretazione al femminile punta a restituire uno Shakespeare fedele al testo originale, concentrandosi non sulla deformità fisica del personaggio ma sulla sua mente brillante, ironica e seduttiva.
“Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate sotto questo sole di York“: con queste parole si apre la tragedia, che racconta l’ascesa al trono e la rapida caduta di Riccardo, duca di Gloucester. Ultima opera della tetralogia minore shakespeariana, il testo fu scritto intorno al 1592 e si ispira agli eventi storici della Guerra delle Due Rose, culminati nella battaglia di Bosworth Field del 1485.
Al centro della vicenda sta un personaggio complesso e perturbante: in un corpo segnato dalla deformità si concentra un’indomabile forza negativa, capace di suscitare repulsione e fascino allo stesso tempo. Riccardo è il simbolo della sete di potere portata all’estremo, di una volontà di dominio che travolge affetti, legami e coscienza.
Nelle note di regia, Andrea Chiodi sottolinea come il lavoro si concentri sull’anima del personaggio più che sulla sua fisicità: un’indagine sul male, sulla sua capacità di sedurre e insinuarsi nella fragilità umana, interrogandosi sulle radici della violenza e del desiderio di potere.
La drammaturgia di Angela Dematté rilegge il testo shakespeariano mettendo in luce il tema della sopravvivenza, dell’identità ferita e della manipolazione linguistica come strumento di dominio. Riccardo diventa così emblema di un’umanità lacerata, che reclama il diritto di “essere” anche attraverso l’infamia.
Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con Arteven e si avvale delle scene di Guido Buganza, dei costumi di Ilaria Ariemme, delle musiche di Daniele D’Angelo e delle luci di Cesare Agoni.



