Legambiente critica le Olimpiadi Milano-Cortina 2026: opere contestate, scarsa trasparenza e 78 impianti sciistici dismessi e abbandonati
A pochi giorni dall’avvio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, Legambiente lancia un giudizio severo sull’evento: “Una grande occasione persa per rendere i Giochi sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale”.
Secondo l’associazione ambientalista, su un territorio fragile come l’arco alpino, sempre più colpito dagli effetti della crisi climatica, sarebbe stato necessario puntare su un nuovo modello di gestione del territorio basato su adattamento climatico, turismo sostenibile e innovazione. Invece, denunciano, si è scelto un approccio territoriale “miope e obsoleto”, fondato su grandi opere infrastrutturali contestate anche da comunità locali e associazioni.
Tra gli interventi criticati figurano la nuova pista da bob di Cortina, la cabinovia Apollonio-Socrepes e numerose infrastrutture stradali privilegiate rispetto a quelle ferroviarie. Scelte che, secondo Legambiente, incidono anche sul costo dei trasporti per i turisti, aumentandone i biglietti.
Non mancano le ombre sul fronte della trasparenza. Dal rapporto “Open Olympics”, promosso da Libera con l’adesione di Legambiente, emerge che solo 42 opere saranno completate prima dell’inizio dei Giochi, mentre il 57% verrà concluso dopo, con cantieri attivi fino al 2033, oltre le Olimpiadi francesi del 2030.
Restano inoltre irrisolti diversi nodi: manca l’impronta di CO₂ per singola opera, nonostante sia prevista dal Comitato olimpico internazionale; non è chiaro chi stia coprendo gli aumenti dei costi; e sui subappalti non sono disponibili i valori economici, rendendo difficile il controllo incrociato dei dati con la piattaforma Anac.
La crisi climatica, infine, continua a ridisegnare la montagna: nevica sempre meno, i ghiacciai si riducono e gli effetti si ripercuotono sulle comunità locali. Secondo gli studi scientifici, l’Europa centrale, comprese Alpi e Pirenei, si riscalda a una velocità circa doppia rispetto alla media globale.
In questo contesto, aumentano gli impianti sciistici abbandonati. Il report “Nevediversa 2025” di Legambiente censisce in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige 78 impianti ed edifici dismessi legati allo sci. A livello nazionale sono 265 le strutture non più funzionanti e 65 i bacini di innevamento artificiale individuati tramite immagini satellitari, per una superficie complessiva di quasi 1,9 milioni di metri quadrati.
Il caso simbolo della Marmolada
Tra i casi emblematici spicca la Bidonvia di Pian dei Fiacconi, sulla Marmolada, a circa 60 chilometri da Cortina. L’impianto, chiuso nel 2019 e distrutto da una valanga nel 2020, non è mai stato smantellato.
“Una struttura abbandonata e sventrata in un’area montana che è patrimonio Unesco. Doveva essere rimossa, ma la promessa non è mai stata mantenuta. Deve diventare un monito per il futuro del turismo invernale in quota”, denuncia Legambiente.
La Lombardia conta 44 impianti dismessi, seconda solo al Piemonte. Tra i casi citati nel report, quello del Monte Poieto, ad Aviatico (Bergamo), dove restano tralicci e stazioni in stato di degrado. In Veneto sono 30 gli impianti abbandonati, tra cui lo skilift di Sella Ciampigotto, a Vigo di Cadore. In Trentino-Alto Adige se ne contano quattro, compresa la Bidonvia della Marmolada, mentre la regione detiene il primato per numero di bacini di innevamento artificiale (60), seguita da Lombardia e Piemonte con 23 ciascuna. In una fase iniziale, la Fondazione Milano-Cortina aveva ipotizzato di intervenire su alcune situazioni critiche, ma l’impegno non si è mai concretizzato.
“Da un evento come le Olimpiadi – conclude Legambiente – ci saremmo aspettati un approccio diverso, basato su un modello di gestione del territorio che tenesse conto della crisi climatica in atto e delle comunità locali, e di una vera legacy che prevedesse lo smantellamento degli impianti abbandonati, ma così non è stato”.
L’associazione ricorda infine che i Giochi invernali sono tra i grandi eventi più esposti agli effetti del riscaldamento globale e spesso poco condivisi dalle popolazioni locali. In Austria un referendum ha bocciato la candidatura di Innsbruck, mentre in Svizzera il Canton Vallese ha rifiutato il finanziamento pubblico. In passato, per garantire le competizioni, si è ricorsi a soluzioni estreme: neve trasportata in elicottero (Vancouver 2010), conservazione artificiale (Sochi 2014) e utilizzo quasi totale di neve artificiale (Pechino 2022).
Temi che saranno al centro dello speciale “Fuori dai giochi” pubblicato sul numero di febbraio di Nuova Ecologia, disponibile anche online, e che anticipa il report “Nevediversa 2026”, con il primo bilancio ambientale post Olimpiadi.



