Secondo i dati CGIA un lavoratore veneto su tre ha più di 50 anni: difficoltà per edilizia, trasporti e piccole imprese
Operai e impiegati sempre più anziani in Veneto, con un fenomeno particolarmente evidente nelle province di Rovigo, Treviso e Padova. È quanto emerge dall’ultima analisi dell’ufficio studi della CGIA, basata sui dati 2024 relativi ai lavoratori dipendenti del settore privato.
In Veneto l’età media degli occupati ha ormai sfiorato i 42 anni. Un lavoratore su tre ha superato i 50 anni: si tratta di 578.300 persone. A livello provinciale, la situazione più critica si registra a Rovigo, dove l’età media raggiunge i 42,53 anni, seguita da Treviso (42,24) e Padova (42,16). Le province relativamente più “giovani” restano Belluno e Vicenza (41,71), Venezia (41,66) e Verona (41,24).
L’invecchiamento della forza lavoro non rappresenta solo un problema demografico, ma anche economico. Il ricambio generazionale si è progressivamente inceppato: i lavoratori che vanno in pensione non vengono sostituiti da giovani in numero sufficiente. Per le piccole e micro imprese questo squilibrio rischia di diventare un freno strutturale alla crescita. La carenza di manodopera limita la capacità produttiva, rende più difficile coprire ruoli tecnici e aumenta l’incertezza organizzativa. A ciò si aggiunge la pressione sui costi: con meno lavoratori disponibili, i salari tendono a salire, un peso che le piccole aziende faticano ad assorbire.
Uno degli effetti più insidiosi è la perdita del cosiddetto “capitale umano invisibile”. Con l’uscita dei lavoratori più anziani si disperdono competenze pratiche, conoscenze dei processi e relazioni consolidate con clienti e fornitori. Senza un passaggio generazionale strutturato, molte imprese rischiano di perdere in pochi anni un patrimonio costruito in decenni. L’invecchiamento influisce anche sull’innovazione: le aziende con un’età media elevata adottano più lentamente nuove tecnologie e modelli organizzativi, accumulando ritardi nella digitalizzazione e nell’automazione.
Le difficoltà sono particolarmente accentuate nei settori ad alta intensità di lavoro, come edilizia, facchinaggio, autotrasporto e nelle attività che prevedono turni notturni. In questi comparti l’età avanzata delle maestranze è ormai una realtà strutturale, aggravata dal fatto che sempre meno giovani sono disposti a svolgere questi mestieri. Nei cantieri, nelle fabbriche e alla guida dei mezzi pesanti, il mancato ricambio genera rallentamenti produttivi, aumento dei costi e maggiori problemi legati alla sicurezza e alla salute dei lavoratori.
Con pochi giovani in ingresso nel mercato del lavoro, a soffrire maggiormente sono le piccole imprese. Le nuove generazioni tendono a preferire le grandi aziende, che offrono percorsi di carriera più strutturati, maggiore stabilità e servizi di welfare aziendale. Inoltre, lavorare per un grande marchio migliora la spendibilità del curriculum e le prospettive future. Le piccole imprese, pur garantendo un apprendimento intenso, risultano meno attrattive sotto il profilo delle opportunità percepite e della sicurezza occupazionale.


