Scordamaglia: “Per esaltare la distintività serve una riforma delle denominazioni”, il radicchio di Treviso presentato a Scorzè
Venerdì scorso a Scorzè, Coldiretti e Filiera Italia hanno analizzato le prospettive del radicchio di Treviso durante l’evento “Radicchi IGP. Nuove opportunità e prospettive di filiera e internazionalizzazione“. Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, ha definito il radicchio “un prodotto unico per il suo legame indissolubile con il territorio”. All’incontro erano presenti il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e i dirigenti di Coldiretti Treviso e Venezia.

Scordamaglia ha evidenziato le principali criticità del settore, come il calo produttivo causato dagli eventi climatici estremi e i prezzi di vendita giudicati “inadeguati rispetto a costi di produzione”. Ha segnalato anche le carenze logistiche che limitano l’accesso ai mercati esteri e la mancanza di armonizzazione normativa con Paesi terzi e partner dell’Unione Europea. Ha spiegato che il radicchio di Treviso, “se ben gestito, può diventare il modello per superare tali difficoltà”.
Durante il confronto è emersa la necessità di valorizzare la vera distintività del prodotto. Scordamaglia ha definito “attuale ma necessaria” la riflessione avviata da Coldiretti con il Consorzio per rafforzare l’indicazione geografica. Ha ricordato che, a fronte di un’area produttiva di circa 4mila ettari, solo il 10% della produzione risulta certificata come IGP. Ha invitato a valutare interventi che possano migliorare il sistema di tutela.
Filiera Italia ha proposto la trasformazione dell’attuale IGP “Radicchio Rosso di Treviso” in una DOP “Radicchio di Treviso”, limitata al tipo tardivo. Ha precisato che la produzione tardiva è “intimamente legata alla presenza delle acque di risorgiva del bacino del fiume Sile”, elemento ritenuto determinante per il valore del prodotto. Ha inoltre richiamato l’attenzione sui prezzi pagati dalla grande distribuzione, giudicati troppo bassi per coprire i costi sostenuti dai produttori.
Scordamaglia ha indicato il contratto di filiera come strumento centrale per assicurare maggiore redditività, soprattutto se sostenuto da forme di supporto pubblico rivolte a chi aderisce agli accordi. Ha richiamato l’esperienza sviluppata insieme al Governo nel settore del grano come esempio utile per la filiera del radicchio. Ha inoltre ribadito che la sostenibilità economica è un passaggio chiave per ogni ulteriore sviluppo.
Il dirigente di Filiera Italia ha concluso auspicando una promozione coordinata sui mercati internazionali dopo la riforma dell’indicazione geografica e il rafforzamento della riconoscibilità del prodotto. Ha ringraziato Ice per il contributo offerto “coordinato con quello del ministro Lollobrigida” e ha confermato l’obiettivo di sostenere la crescita dell’export agroalimentare, con la prospettiva dei cento miliardi.


