Dura condanna dalla presidentessa di Confartigianato Donne Impresa Veneto: “La dignità femminile non è materia di scambio online”
Gruppi social per dare in pasto ad altri uomini le foto della propria moglie, siti web costruiti come veri cataloghi di foto rubate a donne, anche attrici ed esponenti politiche, e pubblicate online senza permesso, con centinaia di commenti offensivi e volgari al seguito: i casi di “Mia Moglie” e “Phica.eu” hanno unito migliaia di donne sotto al segno del “Me too”, sollevando l’indignazione generale, tra cui quella di moltissime altre donne. Tra queste, vi è Barbara Barbon, presidentessa di Confartigianato Donne Impresa Veneto.
“Le cronache degli ultimi giorni – con la scoperta di gruppi social in cui vengono scambiate e commentate le foto di donne, madri, compagne, figure pubbliche e professioniste – ci riportano a una realtà che non possiamo accettare: la dignità femminile ridotta a merce di consumo – afferma Barbon -. Non è goliardia, è regressione culturale”.
“Il web, nato per ampliare la libertà di espressione delle persone, oggi ci mostra il suo lato rovesciato: un terreno in cui quella libertà viene distorta e abusata. Siamo circondati da fake news, odio digitale e sopraffazione reciproca – prosegue la presidentessa -. Le vicende di “Mia Moglie” e Phica.eu lo dimostrano chiaramente: la violenza virtuale è reale violenza. Per questo servono norme più stringenti e sanzioni più visibili ed efficaci, capaci di far comprendere che il rispetto non è un’opzione”.
“Come donne, madri e imprenditrici sappiamo quanto rispetto e parità siano il vero motore per costruire comunità sane e imprese competitive – aggiunge Barbon -. Un Paese che non insegna ai suoi figli a vedere nelle donne prima di tutto persone – e non immagini da manipolare – rischia di rimanere indietro, non solo sul piano dei diritti, ma anche su quello della crescita. Non possiamo limitarci all’indignazione. Servono scelte educative radicali: nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Servono padri e madri che diano esempio, docenti che affrontino il tema della parità come materia viva, istituzioni che si assumano il compito di orientare e proteggere”.
Barbon: “Una class action contro la violenza digitale”
Barbon non si limita all’attacco, ma aggiunge alcune proposte. “Se esistesse la possibilità di una class action contro queste forme di violenza digitale, come Movimento Donne di Confartigianato Imprese Veneto saremmo le prime ad aderire – spiega -. Perché le donne non devono essere lasciate sole davanti a questi abusi: la risposta deve essere collettiva, forte e organizzata. Servono strumenti legali che rendano possibile una tutela condivisa, capace di affermare con chiarezza che i diritti delle donne non sono mai negoziabili“.
“Noi donne dell’artigianato conosciamo il valore del saper fare, ma sappiamo anche che nessuna competenza tecnica ha futuro se non è accompagnata da una cultura del rispetto – conclude la presidentessa di Confartigianato Donne Impresa Veneto -. Per questo ci impegniamo a continuare a portare nelle comunità e nelle imprese il messaggio che la parità non è un “di più”: è la condizione minima per costruire futuro”.


