10mila euro di multa e fermo amministrativo per la nave Mediterranea: tra i co-fondatori dell’associazione i veneti Beppe Caccia e Luca Casarini
“Un provvedimento osceno”. Commenta così il Decreto Legge Piantedosi Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, che nel pomeriggio di ieri ha visto notificare da Questura, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto di Trapani a bordo al comandante e all’armatore il verbale con cui la nave Mediterranea viene colpita dalle misure previste proprio dal dl Piantedosi.
“Il Governo blocca in porto una nave che sarebbe pronta a partire per continuare la sua attività di soccorso, attività necessaria visto il tragico bilancio dei naufragi delle scorse settimane a sud di Lampedusa – continua Marmorale -. Si vendicano e ci colpiscono perché abbiamo salvato da morte certa dieci ragazzi e li abbiamo sbarcati nel più vicino luogo sicuro affinché fossero curati”.
Marmorale non si ferma a questo. “Intanto collaborano con quelle milizie che in Libia sono responsabili di ogni genere di abuso e violenza nei campi di detenzione – denuncia la presidente di Mediterranea Saving Humans – e, in mare, sparano addosso alle navi umanitarie come avvenuto ieri contro la Ocean Viking. E in Italia sanzionano chi soccorre“.
L’antefatto: il soccorso e l’attracco a Trapani
“La dignità e la vita umana vengono prima di ogni altra considerazione“
I motivi risalgono alle scelta compiuta dalla nave Mediterranea la sera precedente. Alle ore 20.45 di sabato 23 agosto, infatti, Mediterranea aveva attraccato al porto di Trapani, disobbedendo all’ordine del Viminale di dirigersi a Genova, per far sbarcare con urgenza le dieci persone sopravvissute agli eventi della notte tra mercoledì e giovedì scorsi al largo delle coste libiche, dove erano state gettate in mare a calci e pugni, con onde oltre il metro e mezzo, da un assetto di tipologia militare. Tra questi, vi erano anche tre minori non accompagnati
Intorno alle 22.00 si era quindi concluso lo sbarco dei dieci naufraghi e, verso la mezzanotte, sono stati accompagnati nelle strutture di accoglienza per ricevere cure, supporto medico e psicologico adeguato.
“Davanti a tutto questo, abbiamo scelto di riaffermare un principio basilare, oggi tutt’altro che scontato: la dignità e la vita umana vengono prima di ogni altra considerazione – aveva dichiarato Laura Marmorale -. Lasciare per giorni dei naufraghi traumatizzati a bordo di una nave, esposti nuovamente a un contesto che ricorda loro l’inferno appena vissuto, è inaccettabile. È come costringere una persona ustionata a restare tra le fiamme. La cura comincia dalla comprensione, dalla capacità di mettersi nei panni degli altri. È per questo che abbiamo deciso di attraccare a Trapani“.
“Siamo consapevoli delle conseguenze che questa decisione può comportare in un contesto in cui le operazioni di soccorso vengono penalizzate e criminalizzate, mentre i trafficanti di esseri umani e le violazioni sistematiche dei diritti prosperano impunite. Ma non possiamo accettare una visione del mondo in cui gli esseri umani sono trattati come merce – aveva aggiunto Marmorale – . Abbiamo detto no a questa logica disumana, perché ciò che oggi viene inflitto a chi è considerato “umanità di scarto”, domani potrebbe colpire tutti noi. Resistere a questa deriva significa difendere la nostra stessa umanità. E noi, come sempre, abbiamo scelto di farlo. Abbiamo messo un freno come abbiamo potuto“.
Caccia: “I superstiti soccorsi a bordo devono al più presto ricevere cure mediche”
Soltanto qualche ora prima Beppe Caccia, co-fondatore di Mediterranea Saving Humans e capomissione dell’ultima attività di soccorso svolta al largo del Mediterraneo, aveva comunicato la decisione dell’associazione e della sua nave: “La nostra nave fa rotta sul porto di Trapani perché i superstiti soccorsi a bordo devono al più presto ricevere cure mediche e psicologiche a terra”.
Il Decreto Legge Piantedosi: luci e ombre
Entrato in vigore nel 2023, il Decreto Legge Piantedosi (dl 2 gennaio 2023, n.1) era stato convertito nella Legge 24 febbraio 2023, n. 15, introducento novità sul quadro giuridico marittimo e internazionale in materia di ricerca e soccorso in mare: attraverso il Decreto Piantedosi, il Governo aveva voluto regolamentare, di fatto limitando, proprio le attività di soccorso delle navi umanitarie.
I provvedimenti contro la nave di Mediterranea arrivano a pochi mesi dalla sentenza della Corte costituzionale n. 101/2025, che ha cercato di portare chiarezza sulla disciplina italiana contro le ONG e il Decreto Piantedosi. Facendo riferimento alle “ripercussioni del fermo” delle navi di soccorso umanitario, conseguenti al Decreto PIantedosi, la Corte aveva riconosciuto che:
[…] la misura inibisce l’uso della nave per un tempo tutt’altro che esiguo e, nel produrre conseguenze ragguardevoli nella sfera giuridica dei soggetti che, a vario titolo, si avvalgono della nave, rivela una vocazione marcatamente dissuasiva. (par. 11)
Non solo. Al paragrafo 26, la Corte Costituzionale aveva inoltre ricordato che:
Caposaldo della Convenzione di Amburgo (ndr. trattasi della Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo) […] è l’individuazione del porto sicuro, idoneo a garantire, allo sbarco, il rispetto dei diritti umani fondamentali, anche in relazione al divieto di respingimento, quando si ravvisi un rischio reale per l’integrità psico-fisica dei naufraghi: il porto sicuro è quello che salvaguarda il rispetto della vita, dei bisogni essenziali, della libertà, dei diritti assoluti (il divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti).
Non è vincolante, pertanto, un ordine che conduca a violare il primario obbligo di salvataggio della vita umana e che sia idoneo a metterla a repentaglio e non ne può essere sanzionata l’inosservanza. (par. 26)
Mediterranea Saving Humans: la storia
Le origini dell’associazione Mediterranea Saving Humans risalgono al 2018: in breve tempo ha messo in mare la prima nave del soccorso civile battente bandiera italiana. Tra i fondatori dell’associazione vi è anche Luca Casarini, noto attivista veneziano.
Nel corso degli anni Mediterranea è divenuta Associazione di Promozione Sociale (APS), con migliaia di soci e socie che collaborano attivamente in più di 40 territori in Italia, Europa e Stati Uniti.
“Non ci fermeranno con questi mezzi – dichiara la presidente dell’associazione, Marmorale -. Anzi, siamo convinti che, mentre il criminale ‘sistema Libia’ costruito in questi anni sta mostrando il suo volto più feroce, saranno invece le ragioni della vita e dell’umanità ad affermarsi“.



