La Cgia: colossi digitali pagano 42 volte meno tasse delle imprese locali
Con l’approssimarsi del primo agosto, si fa sempre più urgente una soluzione tra Bruxelles e Washington per scongiurare l’introduzione di dazi del 30% sui prodotti europei. Secondo le stime, con la svalutazione del dollaro questa aliquota salirebbe, a prezzi reali, al 43,5%, penalizzando fortemente l’export del Veneto, regione a forte vocazione manifatturiera.
Occhialeria, oreficeria, vini, macchinari e mobili: questi i comparti più esposti ai rischi di una guerra commerciale con gli Stati Uniti. In assenza di un’intesa, la Commissione europea è pronta a rispondere con un pacchetto di contromisure che includerebbe anche sanzioni verso le grandi aziende tecnologiche americane.
La CGIA sottolinea il divario fiscale tra le piccole e medie imprese venete e le big tech. Le prime, nel 2022, hanno versato al fisco italiano 8,7 miliardi di euro in più rispetto ai colossi digitali, pagando in media 42,3 volte in più. Un gap che, secondo l’associazione, mette in luce un sistema fiscale squilibrato e non più sostenibile per il tessuto produttivo locale.Le conseguenze economiche di un’escalation potrebbero essere devastanti: l’Ufficio studi della CGIA stima un danno annuo fino a 4 miliardi di euro per il sistema produttivo veneto, tenendo conto sia degli effetti diretti sull’export, sia di quelli indiretti, come l’aumento dei costi delle materie prime e la contrazione dei mercati internazionali.
Al centro della contesa anche la Global minimum tax, un’imposta minima del 15% da applicare alle multinazionali con fatturato superiore a 750 milioni di euro annui. Gli Stati Uniti, nel vertice G7 di giugno in Canada, hanno imposto un’esenzione per le proprie aziende, escludendole di fatto dall’applicazione della norma. Una decisione che, per l’Italia e il Veneto in particolare, rischia di generare ulteriori distorsioni competitive.
In un contesto già fortemente segnato da incertezza e rallentamenti economici, le imprese venete chiedono a Bruxelles una linea ferma, ma anche pragmatica, per evitare una crisi commerciale che colpirebbe in modo sproporzionato i distretti produttivi della regione.



