La nuova analisi di Confartigianato conferma l’invecchiamento degli imprenditori veneti, proponendo le nuove tecnologie come soluzione
La nuova analisi dell’ufficio studi di Confartigianato Imprese Veneto si basa su dati Inps relativi agli imprenditori del settore artigianale per fascia d’età . L’analisi considera un arco temporale di 10 anni, in cui lo studio rileva un invecchiamento dell’età degli imprenditori autonomi veneti, corrispondente ad un calo dei giovani.
Se nel 2014 la maggior parte dei lavoratori autonomi dell’artigianato aveva tra i 35 e i 49 anni, oggi si riscontra una incidenza più elevata nella classe 50-64 anni. La fotografia demografica del settore è chiara. L’artigianato veneto sta attraversando una metamorfosi profonda dagli effetti dirompenti.
Il numero complessivo dei lavoratori autonomi artigiani è sceso a 146.189 unità , con un calo del 4,5% rispetto all’anno precedente. Oltre al calo del numero, quello che preoccupa maggiormente è il fattore età appunto. Quasi la metà dei 70.398 artigiani veneti ha più di 50 anni.
La fascia tra i 35 e i 49 anni, si è drasticamente assottigliata e oggi conta 46.191 lavoratori, pari a circa un terzo del totale. Per quanto riguarda gli under 34 sono solo 12.209, l’8,3% del totale. In dieci anni sono quasi dimezzati, calando del -46,7%.
Al contrario, gli over 65 sono sempre di più: 17.391 artigiani veneti continuano a lavorare anche dopo la pensione. Rispetto al 2014 sono aumentati del 35,2%, registrando una crescita del 3,7& solo nell’ultimo anno. Dato che conferma i trend precedenti, considerando che tra il 2022 e il 2023, mentre i giovani imprenditori under 34 sono calati del -16,7% e quelli tra i 35 e i 49 anni del -9,4%, la fascia over 65 ha continuato a crescere. È un segno evidente che molti artigiani restano attivi ben oltre l’età pensionabile, spesso per mancanza di alternative o perché non trovano chi possa rilevare la propria attività .
“Quello in atto – spiega Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – è un lento ma costante invecchiamento del tessuto imprenditoriale artigiano. Una trasformazione che rischia di compromettere il futuro del settore, se non si interviene per rendere attrattiva la professione e facilitare il passaggio generazionale”.
Tra le soluzioni possibili per invertire questo trend di invecchiamento ci sono le nuove tecnologie, che stanno generando una forte richiesta di figure professionali specializzate. “Tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni, esperti in cybersecurity e data analyst, sviluppatori di applicazioni per realtà virtuale e aumentata, esperti in bioedilizia, riparazione e rigenerazione, artigiani del benessere: è a questi settori – aggiunge Boschetto – che dobbiamo guardare con interesse,  accompagnando i giovani in un percorso imprenditoriale”.
A conferma della grande richiesta di nuove professioni ci sono i dati dell’ufficio studi di Confartigianato Veneto che ha calcolato tra il 2023 e il 2024 un saldo positivo di imprese artigiane per i settori di comunicazione (+22 imprese),  benessere (+86), autoriparazione (+8) ed edilizia (+686), tengono le categorie degli impiantisti e dell’artistico con un saldo tutto sommato al pari.
Secondo i dati più recenti, per giugno 2024, Confartigianato ha segnalato che il 47,6% delle posizioni richieste nel settore artigiano risultavano vacanti, pari a circa 270mila lavoratori mancanti. In Veneto il 51,4% delle imprese artigiane segnala difficoltà nel reperire personale qualificato.
Inoltre, secondo le previsioni del sistema informativo excelsior per il periodo 2024-2028, le opportunità di lavoro saranno tantissime, con una crescente domanda nei settori della green economy, della digitalizzazione e dei servizi alla persona. Secondo le stime, saranno necessari 920mila nuovi professionisti per gestire e implementare tecnologie come cybersecurity, cloud computing, big data e intelligenza artificiale.
I dati confermano che anche la transizione ecologica richiederà  2,4 milioni di lavoratori con competenze green, specialmente nei settori delle costruzioni sostenibili, dell’efficienza energetica e dell’innovazione industriale.
“Non basta raccontare l’artigianato, bisogna metterlo al centro dell’agenda politica – aggiunge il presidente -. Oggi molti giovani possiedono competenze trasversali e una naturale inclinazione alla creatività . Energie preziose, che spesso cercano un contesto in cui esprimersi e fare impresa in modo sostenibile, etico e innovativo”.
Proprio per intercettare questo potenziale, a Padova è stato avviato il percorso per istituire la prima laurea in Scienze dell’Artigianato o “intelligenza artigiana“, promossa dal ministero dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con l’ateneo patavino e  Confartigianato.Â
“Un progetto pionieristico che punta a formare imprenditori artigiani del futuro, dotati di strumenti economici, gestionali e tecnologici, ma anche consapevoli del valore culturale e sociale del fare bene con le mani e con la testa“, concluda Boschetto.



