Calo demografico e forte richiesta di abitazioni: arriva ora uno studio che spiega l’autentico paradosso che sta vivendo il territorio bellunese
Da un lato il calo demografico che porta il territorio ad avere circa mille residenti in meno all’anno, dall’altro una fortissima la richiesta di case, ormai diventata vera e propria emergenza abitativa. È questo il paradosso che sta vivendo il territorio bellunese, ma che trova finalmente risposta in uno studio, affidato dalla Provincia di Belluno a Idea, società che si occupa di ricerca in campo sociale ed economico, che ha portato avanti un’analisi sociologica e dei fabbisogni dei residenti.
Il “paradosso bellunese” spiegato in uno studio
A spiegare il “paradosso bellunese” è stata appunto Idea, con il proprio studio “Le nuove sfide della residenzialità. Le determinanti della crescita di domanda abitativa in un quadro di calo demografico”.
Tra il 2011 e il 2021, la provincia di Belluno ha avuto un calo pari a quasi 9mila residenti (per la precisione 8.991, ovvero il -4,3%); calo più consistente nell’Alto Bellunese (-8,3%) e leggermente più contenuto nella parte bassa (-2,5%). Come mai quindi vi è necessità di case e abitazioni? La risposta, non scontata, sta nel fatto che “contemporaneamente calano in maniera forte le famiglie con 3 o 4 componenti – spiega Sergio Maset di Idea -, mentre crescono i nuclei familiari monocomponente (+4.335 dal 2011 al 2021) e bicomponente (+699); inoltre, sono aumentati gli addetti, vale a dire i lavoratori”.
I lavoratori nel territorio bellunese sono aumentati di 6.754 unità tra il 2015 e il 2022. A livello di unione montane, le differenze più significative in questo arco temporale si registrano nell’Agordina (+ 1.557), così come in Feltrina (+ 1.160) e nella Valbelluna (+ 2.404).
“Quello dell’aumento delle famiglie monocomponente è un fenomeno tipico dei Paesi a sviluppo avanzato, e si vede anche nell’aumento dell’età media – prosegue Maset -: le persone sole sotto i 60 anni sono aumentate del 12% negli ultimi anni, mentre quelle sole sopra i 60 anni hanno avuto un incremento del 30%“.
Il mercato e la risposta al “paradosso”
Idea ha quindi realizzato anche un programma di interviste in profondità a un panel 12 agenti immobiliari, attivi in particolare nelle aree urbane di Belluno e Feltre, rilevando così alcune dinamiche in atto nel mercato, quali la tendenza all’aumento della domanda sia per le locazioni che per le compravendite nell’ultimo periodo (soprattutto da parte di lavoratori con reddito medio-basso e stranieri) e la fortissima domanda di locazioni (specie per 1-2 stanze) che il mercato soddisfa solo in minima parte. Ad essere maggiormente richieste, per quanto riguarda le compravendite, sono soprattutto nuove abitazioni e case indipendenti.

La carenza d’offerta (legata anche al forte impatto degli affitti turistici nelle aree urbane a vocazione turistica), tuttavia, ha spinto i prezzi verso l’alto, specie per le tipologie di immobili a maggiore richiesta, rendendo, di fatto, particolarmente difficile per le fasce di reddito in maggior emergenza dal punto di vista abitativo (ovvero la fascia più bassa, rappresentata da neo assunti, personale supplente della scuola, sia pubblico che privato) trovare casa.
Da qui, dunque, la spiegazione: servono più case e diverse rispetto a quelle che si trovano abitualmente sul mercato, più piccole, per nuclei familiari mono o bicomponente, ma anche più dotate di servizi per persone anziane.
Emergenza case a Belluno: l’impegno della Provincia
“L’analisi ci ha confermato un fatto che avevamo dato abbastanza per scontato: la richiesta di case è solitamente maggiore nelle località dove si concentrano lavoro e servizi – afferma il consigliere provinciale delegato ai progetti della residenzialità, Alberto Peterle -. Di conseguenza, abbiamo pensato di intervenire dando una prima risposta alla forte domanda abitativa, utilizzando il patrimonio immobiliare della Provincia“.

“Abbiamo intenzione di ristrutturare alcuni immobili di proprietà provinciale, in modo da ricavarne alloggi – spiega Peterle -. Un’idea che intanto prende forma in una scheda di finanziamento Fcc per il recupero della vecchia caserma dei carabinieri di Borgo Ruga, a Feltre. E che poi estenderemo anche all’ex istituto zooprofilattico di Belluno. Per quest’ultimo intervento però dobbiamo ancora predisporre la progettazione. Abbiamo in essere anche un intervento a Ponte nelle Alpi, alla Casa del Sole”.
“A Borgo Ruga, il recupero dell’ex caserma vale circa 3,2 milioni, con una richiesta di cofinanziamento dal Fondo Comuni confinanti di 2 milioni: la previsione è di realizzare 15 mini alloggi – continua il consigliere –. All’ex istituto zooprofilattico invece si punta alla realizzazione di 5 mini alloggi (costo stimato 300mila euro). Infine, a Ponte nelle Alpi è già stato attivato un accordo di programma con il Comune e Ater per recuperare e valorizzare il compendio della Casa del Sole. L’ipotesi di progetto è di ricavare 9 alloggi (5 da 45 metri quadrati e altri 4 da 80/90 metri quadrati)”.
Nuovi alloggi, ma anche nuove iniziative contro l’emergenza abitativa
L’attività della Provincia poi avrà una seconda linea di intervento. “Intendiamo proporci come coordinamento di tutte le iniziative che stanno emergendo sul territorio per rispondere all’emergenza abitativa – conclude il consigliere provinciale -. Solo così si evitano sovrapposizioni magari sulle stesse aree, e solo così diventa più facile massimizzare i risultati delle progettualità che potranno essere messe in campo. La capacità attrattiva di un territorio di montagna passa anche dalla qualità delle risposte che potremo dare su questo tema dell’abitare che è di strettissima attualità”.
“Crediamo sia una necessità per il territorio – conclude Peterle – e l’obiettivo è quello di rendere più attrattiva la nostra provincia, anche per chi volesse venirci a vivere da fuori”.



