Ieri la vertenza Lafert, i sindacati: “Va garantita la salvaguardia di tutti e quattro gli stabilimenti di San Donà di Piave, Noventa di Piave, Bologna e Fusignano”
Si è svolto ieri nella sede di Confindustria Veneto Est di Marghera incontro con l’amministratore delegato e il responsabile delle Relazioni Sindacali del Gruppo Lafert alla presenza delle RSU degli stabilimenti delle Provincie di Venezia, Ravenna e Bologna e delle rispettive strutture sindacali territoriali. Motivo dell’incontro la comunicazione aziendale di chiusura del sito produttivo di Fusignano e del licenziamento collettivo di tutti e 60 i dipendenti, già discusso nei giorni scorsi nella sede della Regione Emilia Romagna.
Nel corso dell’incontro l’amministratore delegato ha, inizialmente, illustrato l’andamento del Gruppo Lafert nel periodo 2018 – 2024, segnalando come il 2024 rappresenterebbe un anno assolutamente negativo con un calo del fatturato di oltre il 25% rispetto al biennio 2022-2023, oltre a un risultato operativo e un risultato netto significativamente negativi. “Dati, questi, mai portati a conoscenza della Delegazione Sindacale nel corso degli incontri del 2024 – precisano le sigle Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil –. A fronte di questi dati è stato quindi presentato uno schema di piano industriale per il quadriennio 2025-2028, con una focalizzazione sul 2025. Anch’esso mai neanche annunciato prima dell’incontro”.
La strategia proposta da Lafert
La strategia per il 2025, proposta dal Gruppo Lafert, si svilupperebbe in tre parti, puntando a un abbattimento dei costi, con un recupero di circa 6,4 milioni di euro derivante da operazioni su riduzione dei costi di fornitura, revisione dei contratti di servizi, riduzione di costi fissi, efficientamento produttivo sugli stabilimenti di San Donà di Piave e Noventa di Piave e dalla chiusura dello stabilimento di Fusignano. Tutto ciò con un recupero di 1,4 milioni.
Non solo. La strategia prevedrebbe anche la revisione delle attività produttive, per risolvere i problemi di produttività, efficienza e scarti, “tante volte sollevati dai sindacati ma mai affrontati insieme ai problemi di sicurezza”, precisano le sigle già citate. Infine, sempre parte della strategia 2025, anche la crescita delle vendite, con focalizzazione sul mercato nord americano per il lancio di nuovi prodotti e per il rafforzamento della rete di distribuzione, oltre ad attività anche sugli altri mercati.
“Sul triennio 2026-2028, invece, oltre alla pura dichiarazione di fatturato e volumi in crescita, l’azienda non ha fornito nessuna spiegazione in merito alle azioni per il loro aumento“, dichiarano i sindacati.
Fim, Fiom e Uilm: “Soluzione inaccettabile”
Un piano chiaro, quantomeno per il 2025, ma che non ha affatto coinvinto la delegazione sindacale. “Il piano industriale sul 2025 appare un piano fondato semplicemente su tagli lineari – spiegano Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil –: infatti un risultato operativo a pareggio sarebbe possibile solo grazie ai tagli e al “sacrificio” dello stabilimento di Fusignano“.
Ma le critiche delle sigle sindacali non si sono fermate qui: “è inaccettabile la soluzione di scaricare le responsabilità della strategia industriale degli ultimi anni sulle lavoratrici e sui lavoratori dello stabilimento di Fusignano, respingendo totalmente la decisione di chiusura del sito produttivo – aggiungono i sindacati, che proseguono – . Il piano industriale per gli stabilimenti di San Donà di Piave e Noventa di Piave non fornisce nessuna garanzia sulla prospettiva a lungo termine, con forte preoccupazione rispetto ai problemi non risolti di qualità (che si teme possano solo aggravarsi per la dichiarazione aziendale di acquisto di componenti dai paesi asiatici per abbattere i costi) e di produzione, segnalando anche un utilizzo non attento della cassa integrazione”.
Bocciato dunque un piano industriale che prevede di fatto la chiusura di un sito produttivo. La delegazione sindacale ha inoltre chiesto direzione aziendale di entrare nel dettaglio delle singole voci del piano industriale su fatturato e riduzione dei costi.
“È necessario avviare un confronto serio che parta dal ritiro della procedura di licenziamento collettivo e che inverta i presupposti di fondo del piano industriale – concludono i sindacati – : da un ragionamento impostato sui tagli (anche brutali sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori di Fusignano) a un ragionamento incentrato realmente su investimenti e prodotto, che garantisca la salvaguardia di tutti e quattro gli stabilimenti di San Donà di Piave, Noventa di Piave, Bologna e Fusignano“.
Programmata quindi una riconvocazione di tutte le parti per il giorno giovedì 6 febbraio, per proseguire il confronto sul piano industriale presentato e approfondire quanto appena presentato nella giornata di ieri.



