Impiantati nuovi elettrocateteri direzionali a 16 contatti: una tecnologia che permette una stimolazione più precisa. Stefani: “A Verona hanno lavorato nel presente, ma già proiettati al futuro”
Nuove possibilità di cura per i pazienti affetti da Parkinson arrivano dall’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona, dove neurochirurghi e neurologi hanno applicato con successo una nuova tecnologia per la stimolazione cerebrale profonda, la cosiddetta Deep Brain Stimulation (DBS).
I sanitari veronesi sono tra i primi in Italia ad aver utilizzato i nuovi elettrocateteri direzionali a 16 contatti, impiantandoli in un paziente affetto da Parkinson. Si tratta di un’evoluzione della DBS che amplia le possibilità terapeutiche e consente di indirizzare la stimolazione in modo più preciso, rendendo anche più efficiente la gestione della procedura chirurgica e offrendo potenziali benefici concreti al paziente.
Stefani: “Progresso di grande valore, scientifico e tecnico”
“Il progresso compiuto dai neurochirurghi e dai neurologi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona nella lotta al Parkinson ha un grande valore, scientifico e tecnico, ma anche per dare nuove speranze di una vita migliore ai pazienti. Complimenti ai sanitari veronesi che, ancora una volta, hanno dimostrato che la nostra sanità non è mai in stand by, ma sempre alla ricerca di nuove soluzioni terapeutiche per le persone malate“. È il commento del Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha voluto sottolineare il risultato raggiunto dall’équipe veronese e il valore dell’innovazione introdotta nella cura della malattia.
Una stimolazione più precisa
La Deep Brain Stimulation è una tecnica utilizzata per intervenire sui disturbi neurologici attraverso la stimolazione di specifiche aree del cervello. La nuova generazione di elettrocateteri utilizzata a Verona permette di rendere questa stimolazione ancora più precisa grazie alla presenza di 16 contatti direzionali.
Il vantaggio è la possibilità di gestire con maggiore accuratezza la direzione della stimolazione, ampliando le opzioni a disposizione dei medici nel trattamento del paziente. La maggiore precisione dell’impianto rappresenta infatti uno degli aspetti fondamentali per l’efficacia della DBS.
“In questo straordinario successo – aggiunge Stefani – si fondono la perizia dei sanitari, la ricerca, la disponibilità di strumentazioni di ultimissima generazione, la capacità di fare squadra tra diversi specialisti. E’ un mix vincente che a Verona hanno saputo creare con alla base la cura del malato come obbiettivo principe“.
Elettrocateteri con oltre il 200% di ampiezza direzionale in più
Uno degli elementi più innovativi della nuova tecnologia riguarda proprio la capacità di orientare la stimolazione. I nuovi elettrocateteri a 16 contatti offrono infatti un incremento di oltre il 200% dell’ampiezza direzionale della stimolazione rispetto alla precedente generazione.
Un’evoluzione che consente ai medici di disporre di uno strumento più preciso nella gestione della stimolazione cerebrale profonda e che, secondo quanto sottolineato dalla Regione, apre nuove prospive nel percorso terapeutico dei pazienti con Parkinson.
“Sbalordisce – conclude Stefani – la precisione dell’impianto, che è l’elemento chiave della DBS. I nuovi elettrocateteri a 16 contatti offrono infatti un incremento di oltre il 200% dell’ampiezza direzionale della stimolazione rispetto alla precedente generazione. A Verona hanno lavorato nel presente, ma già proiettati al futuro“.



