L’11 aprile al Museo Eremitani di Padova la performance tra Associazione Parkinson Padova Odv e Liceo Artistico Selvatico
All’Eremitani le generazioni si incontrano e si raccontano attraverso il movimento. Sabato 11 aprile, alle ore 16, il chiostro Albini del Museo Eremitani ospiterà l’esibizione finale di “Echo Roots – Generazioni a confronto“, la performance nata dal laboratorio coreografico che ha coinvolto l’Associazione Parkinson Padova Odv, una quarta del Liceo Artistico Pietro Selvatico e i Musei Civici del Comune di Padova. L’iniziativa si inserisce nel calendario della Giornata mondiale del Parkinson.
Il progetto, guidato dalle coreografe Elisabetta Cortella e Giovanna Trinca, ha proposto un percorso di community dance che ha unito l’esperienza adulta dei soci dell’associazione e l’energia dei ragazzi, lavorando sul tema delle radici come origine, memoria ed emozione. Il risultato è una coreografia ispirata a un’opera del Museo Archeologico: il bronzetto romano della Venere che si toglie il sandalo.
“Da quattro anni la nostra associazione lavora con la musica e l’arte attraverso un progetto di danza al Museo Eremitani – sottolinea Goretta Baldo, del consiglio direttivo dell’Associazione Parkinson Padova Odv –, un’attività che è molto importante per i nostri soci. Ora, l’esperienza con i ragazzi ha aggiunto ulteriore entusiasmo e motivo di incoraggiamento per chi l’ha svolta“.
La danza è diventato il mezzo di comunicazione tra gli studenti e le persone affette da Parkinson, con il corpo in equilibrio al centro delle relazioni. “Partendo dal tema ‘roots’, intese sia come radici storiche che emotive, abbiamo lavorato sull’unione e comunione delle due generazioni – evidenziano le coreografe Cortella e Trinca -, su come mettersi in connessione e ascolto per poi arrivare a sostenersi l’uno con l’altro. Al termine, si è costruita un’unica forma, in cui ognuno è diventato perno dell’altro“.
Francesca Veronese, direttrice dei Musei Civici di Padova, conclude: “Abbiamo convintamente sostenuto il laboratorio, credendo che anche lo spazio museale abbia contribuito alla sua buona riuscita, tanto da chiedere che la restituzione sia aperta al pubblico, confidando in un’ampia partecipazione”.


