Il Consiglio delle Autonomie Locali del Veneto ha espresso oggi parere favorevole all’istituzione della figura dello psicologo di base territoriale, un passaggio che segna un punto di svolta nel dibattito regionale sulla salute mentale di prossimità.
Il via libera del CAL rafforza infatti il percorso legislativo avviato in Consiglio regionale, dove più proposte di legge convergono sull’obiettivo di introdurre un servizio psicologico stabile e accessibile nei territori.
Brescacin: “Una figura preziosa, già sperimentata in Veneto”
Soddisfazione arriva dalla consigliera regionale Sonia Brescacin (Gruppo misto), che rivendica il ruolo del proprio progetto di legge n. 23 nel percorso avviato.
“La figura dello psicologo di base territoriale – ricorda – era già prevista nella mia proposta, presentata nella scorsa legislatura e riproposta in questa”. Brescacin sottolinea come il Veneto sia stata l’unica regione ad aver sperimentato il servizio tra il 2014 e il 2019 nelle Ulss 4 e 7, dove lo psicologo operava a supporto dei medici di medicina generale per intercettare precocemente situazioni di disagio.
Secondo la consigliera, il parere del CAL conferma la necessità di un intervento strutturato: “Il disagio psicologico attraversa tutti gli strati sociali e non può essere affrontato solo con risposte medicalizzanti o esclusivamente sociali. Esiste un’area di bisogni che richiede un intervento professionale qualificato in ambito sanitario”.
Brescacin auspica ora “un’accelerazione verso l’istituzione definitiva di questa figura professionale”.
Bigon, Luisetto e Sambo (PD): “Un voto unanime che parla chiaro: ora servono tempi rapidi”
Sulla stessa linea, ma da un’altra prospettiva politica, arriva il commento del gruppo del Partito Democratico, che ha depositato una propria proposta di legge sul tema.
La consigliera Anna Maria Bigon, prima firmataria, definisce il voto del CAL “un traguardo fondamentale” e sottolinea come il parere unanime dei rappresentanti locali confermi “l’urgenza di un intervento strutturale nella sanità di prossimità”.
Bigon ricorda che la sua proposta è stata presentata all’inizio della legislatura “per dare voce a un disagio che cresce in modo allarmante tra giovani e donne”. Pur riconoscendo la presenza di più testi legislativi sul tema, la consigliera insiste sulla necessità di arrivare rapidamente a un modello operativo: “Non conta la paternità del testo, ma la sua traduzione in servizi concreti”.
Il PD punta in particolare sull’integrazione dello psicologo con medici di base e pediatri, per rendere la cura psicologica “un diritto universale, gratuito e accessibile, senza liste d’attesa che scoraggiano chi ha bisogno”.
Bigon conclude auspicando un iter veloce in Quinta commissione e un finanziamento adeguato: “La salute mentale non può essere considerata un servizio di serie B”.



