Il consigliere Lovat (Resistere Veneto) attacca il Pd sul doppio binario etico, mentre Cendron (Le Civiche Venete) sostiene la proposta di legge Bigon per potenziare l’assistenza domiciliare
Il tema delle cure palliative e del fine vita riaccende il dibattito all’interno del Consiglio regionale del Veneto. A sollevare una dura presa di posizione è il consigliere Davide Lovat (Resistere Veneto), che definisce “incompatibili” la proposta di legge presentata dal Partito Democratico sulle cure palliative e le parallele aperture al suicidio assistito.
“Le cure palliative mirano a curare i malati, mentre l’agevolazione del suicidio punta ad ammazzarli”, ha dichiarato Lovat, criticando quella che definisce una contraddizione logica e morale. “Non si possono tenere insieme l’accompagnamento terapeutico e la cultura dello scarto. Il compito della sanità pubblica è garantire la presenza e alleviare il dolore, superando le carenze strutturali di posti negli hospice senza cedere a scorciatoie o a mercanteggiamenti politici”.
Di segno opposto la reazione della consigliera Rossella Cendron (Le Civiche Venete), che ha espresso forte apprezzamento per il Progetto di legge a prima firma della consigliera PD Anna Maria Bigon, mirato al potenziamento della rete territoriale. Cendron sottolinea la necessità di rispondere in modo concreto all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle patologie croniche, integrando maggiormente hospice, assistenza domiciliare e RSA.
“Rafforzare le cure palliative significa garantire dignità alla persona e sostegno alle famiglie”, ha affermato Cendron, invitando le forze politiche a superare le contrapposizioni ideologiche. “Su temi che incidono direttamente sulla qualità della vita delle persone è fondamentale fare squadra. Come gruppo Le Civiche Venete confermiamo la massima disponibilità a contribuire in modo costruttivo all’iter del provvedimento”.
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