L’economista lancia la sfida per Ca’ Farsetti: “Il declino non è destino ma il risultato di scelte sbagliate”
C’è anche Michele Boldrin tra i candidati alla carica di sindaco di Venezia. Economista, docente universitario e volto noto del dibattito pubblico, Boldrin ha scelto di presentarsi agli elettori con la lista ORA! Venezia, rivendicando il proprio legame con la città e proponendo una netta inversione di rotta rispetto alle politiche degli ultimi decenni.
Chi è Michele Boldrin
Nato a Padova e cresciuto a Mestre, nel quartiere Cep di Campalto, Boldrin ripercorre la propria storia personale intrecciandola a quella della città. “Da quando avevo sei anni ho lavorato per poter studiare ed ho studiato per non dover lavorare in quella maniera“, racconta, ricordando il padre operaio all’Agip di Marghera e la madre “figlia di contadini”.
Nel 1983 il trasferimento negli Stati Uniti, dove ha costruito una carriera internazionale tra università, ricerca ed economia. Un’esperienza che oggi, spiega, vuole riportare a Venezia. “Oggi sono in una fase della vita in cui posso scegliere cosa fare. E ho scelto di restituire alla comunità in cui sono maturato quello che le mie competenze e conoscenze, esperienze e capacità possono generare di utile”, spiega Boldrin.
La visione di Venezia e le proposte
Il cuore della candidatura è una critica dura al modello di sviluppo della città. Per Boldrin Venezia “non è in declino per destino, ma per scelte sbagliate”. Nel mirino finiscono soprattutto il turismo di massa e l’assenza di una strategia economica alternativa capace di attrarre innovazione, ricerca e lavoro qualificato.
Secondo il candidato, la città ha progressivamente rinunciato alla propria vocazione internazionale. “Storicamente Venezia è sempre stata una città internazionale, aperta e dinamica”, afferma, accusando la classe dirigente veneziana di aver preferito “un modello semplice ed immediato, ma molto più povero: il turismo di massa a basso valore”.
Boldrin lega il declino economico allo spopolamento del centro storico e alla riduzione delle opportunità per i giovani. “I giovani che possono se ne vanno, specie quelli che hanno speso di più in formazione”, osserva, sostenendo che la monocultura turistica abbia finito per soffocare altre attività economiche e professionali.
Nella sua visione, Venezia dovrebbe tornare ad attrarre competenze, investimenti e nuove energie, recuperando il ruolo di città aperta agli scambi e all’innovazione. “Serve riportare in città persone originali e capaci, con competenze, capitali ed energie nuove”, sostiene Boldrin.
L’obiettivo dichiarato è costruire un modello economico fondato su innovazione, cultura e terziario avanzato, superando quella che definisce una politica “di breve termine” incapace di progettare il futuro.
“Il futuro di Venezia può essere molto meglio del presente e del recente passato. E può iniziare da ORA!”, conclude Boldrin.



