Il consigliere regionale Lovat: “Su Venezia e sulle città metropolitane voglio risposte chiare”
“Sono passati oltre quattro mesi da quando ho presentato, insieme al collega Riccardo Szumski, la mozione n. 1 della XII Legislatura, con cui chiedo alla Regione Veneto di attivarsi per estendere alle Città metropolitane le stesse forme di autonomia previste per Roma Capitale. Da allora, il silenzio”. Lo dichiara Davide Lovat, consigliere regionale del gruppo Szumski Resistere Veneto, a palazzo Ferro-Fini.
“Nel frattempo, la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha già approvato il disegno di legge che, di fatto, trasforma Roma in una nuova Regione, dotata di ampi poteri e risorse. E noi, qui in Veneto, restiamo fermi. Senza discussione, senza confronto, senza una presa di posizione – spiega Lovat –. In Consiglio Regionale siedono partiti che da anni parlano di autonomia. La Lega lo fa da decenni; il Partito Democratico, con Andrea Martella, lo fa oggi. Ma quando si tratta di votare un atto concreto, chiaro e lineare come la nostra mozione, tutto si blocca. Questo non è accettabile”.
“Non è solo questa mozione a essere ferma, anche altri atti presentati da Resistere Veneto non trovano spazio e continuiamo a non ricevere risposte nemmeno su interrogazioni urgentissime, sostenute da migliaia di cittadini – prosegue il consigliere regionale –. Chiedo al Presidente Stefani: è questo il modello fondato sull’ascolto che era stato promesso? I veneti devono sapere che se Lega e Pd chiedono autonomia per Venezia solo per consenso elettorale, ma non hanno il coraggio di votare una mozione semplice ed esplicita, allora devono assumersene la responsabilità davanti agli elettori”.
“La mozione presentata è pubblica, consultabile sul sito del Consiglio Regionale, nelle schede mia e del collega Szumski. Non servono modifiche, non servono rinvii. Serve solo una risposta: sì oppure no. E serve adesso. Non quando l’iter legislativo a Roma sarà concluso e ogni intervento sarà inutile. I cittadini veneti meritano chiarezza, non ambiguità”, conclude Lovat.



