Le dichiarazioni di tre consiglieri regionali veneti sul tema del suicidio assistito
La consigliera regionale Giorgia Bedin (Lega-Liga Veneta), la presidente della quinta commissione Manuela Lanzarin, intervenendo in consiglio regionale del Veneto, e il consigliere regionale Alessio Morosin (Liga Veneta), inserendosi nel dibattito in aula del consiglio regionale, hanno espresso la propria opinione sul progetto di legge regionale relativo alle procedure e ai tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito.
Le parole della consigliera Giorgia Bedin: “Favorevole per colmare un vuoto normativo e introdurre verifiche serie”
“Il mio voto favorevole sulla legge regionale per il fine vita è una posizione che unisce la mia sensibilità personale alla mia formazione giuridica. C’è la necessità di fare chiarezza su un tema troppo spesso strumentalizzato. Partendo dal presupposto che non siamo stati chiamati a introdurre ex novo il suicidio medicalmente assistito, opzione già legittimata dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. Il nostro dovere istituzionale è colmare un vuoto normativo, introducendo verifiche serie, tempi che garantiscano che non ci siano ritardi soprattutto in funzione della specifica condizione della persona che ne fa richiesta e tutele uniformi che oggi mancano”.

“Il provvedimento oggi in Aula non contrasta con le cure palliative; al contrario, ne rafforza l’obbligo di proposta e informazione, valorizzandole come pilastro fondamentale dell’assistenza medica. Viene inoltre riconosciuto un ruolo fondamentale al palliativista, il cui parere, nell’ambito della commissione è rafforzato. Gli emendamenti al testo, inoltre, – prosegue la consigliera – hanno il merito di aver definito in modo più chiaro e certo l’ambito di applicazione, rimuovendo possibili zone d’ombra che, al contrario, in mancanza di una disciplina specifica, avrebbero potuto lasciare spazio a minori garanzie per la tutela della persona“.
“Ecco, perché normare e rafforzare queste procedure significa proteggere la dignità del malato ed evitare che si trovi solo nel momento più difficile, garantendo contemporaneamente il pieno diritto all’obiezione di coscienza dei medici. Pertanto, esprimo il mio voto a favore di una legge che non crea nuovi diritti, ma anche grazie alle modifiche apportate, disciplina con responsabilità e rigore pratiche già esistenti, a salvaguardia di tutta la comunità”, conclude Bedin.
Le parole della presidente della quinta commissione Manuela Lanzarin: “Siamo chiamati a definire procedure e tempi per garantire la trasparenza del servizio sanitario regionale“
“La proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito non introduce un nuovo diritto: la Regione non ha il potere di farlo. Il diritto di accedere alla procedura, nei casi e alle condizioni previste, deriva dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale. Quello che siamo chiamati a fare è definire procedure e tempi, garantendo uniformità, trasparenza e presa in carico da parte del servizio sanitario regionale”.

“È una materia importante e delicata – evidenzia l’assessore – che già nella precedente legislatura era stata affrontata da quest’Aula e che oggi torna all’attenzione del Consiglio regionale in un quadro giuridico che nel frattempo è ulteriormente evoluto. La proposta trae origine dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019, che ha individuato specifiche condizioni nelle quali non è punibile l’aiuto al suicidio: la presenza di una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili dalla persona, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la piena capacità di assumere decisioni libere e consapevoli, nell’ambito delle verifiche previste dal Servizio sanitario nazionale“.
“Il progetto di legge – spiega Lanzarin – interviene sulle modalità operative: dall’accertamento medico della sussistenza dei presupposti, attraverso una commissione multidisciplinare, al ruolo delle aziende sanitarie e dei comitati etici, fino ai tempi e alle modalità di accesso all’assistenza”.
“La proposta prevede, inoltre, la gratuità delle prestazioni e dell’assistenza sanitaria previste dalla procedura, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. È importante ribadire che la Regione non può sostituirsi al Parlamento – sottolinea l’assessore – Spetta infatti al legislatore nazionale disciplinare complessivamente la materia, stabilendo eventualmente criteri diversi, più ampi o più restrittivi. Alle Regioni compete invece garantire l’organizzazione dei propri servizi nel rispetto del quadro costituzionale e giurisprudenziale”.
“Nel frattempo, il quadro normativo e giurisprudenziale è ulteriormente cambiato rispetto a quando la proposta era stata esaminata in Consiglio nel gennaio 2024. La Corte costituzionale è intervenuta con successive pronunce su diversi aspetti della materia, tra cui il consenso informato, le disposizioni anticipate di trattamento, le cure palliative, i trattamenti di sostegno vitale e le modalità materiali di esecuzione della procedura” dichiara Lanzarin.
“Alla luce delle recenti pronunce della Corte costituzionale – afferma l’assessore – sarà inevitabile valutare e, se necessario, modificare il testo originario della proposta. Dobbiamo lavorare su una disciplina coerente con il quadro giuridico oggi vigente. La titolare della Sanità regionale richiama anche gli strumenti già previsti dall’ordinamento in materia di autodeterminazione e fine vita, a partire dalla legge n. 219 del 2017 sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento e dalla Legge n. 38 del 2010 sulle cure palliative”.
“Il tema del fine vita non può essere affrontato separandolo dal diritto alle cure, alla terapia del dolore, alle cure palliative e al rispetto delle volontà della persona. Proprio per la delicatezza della materia, auspico un confronto serio, responsabile e improntato all’ascolto reciproco. Al centro devono esserci la dignità della persona, la tutela della qualità dell’esistenza e la libertà morale di fronte alla sofferenza e a una malattia senza speranza di guarigione. Il nostro compito è assicurare che, all’interno delle competenze regionali e nel rispetto delle decisioni della Corte costituzionale e del legislatore nazionale, ci siano procedure chiare, uniformi e trasparenti, evitando disparità nell’accesso ai servizi sanitari sul territorio regionale” conclude Lanzarin.
Le dichiarazioni del consigliere regionale Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica): “È una questione di libertà, nessuno ha il monopolio della verità”
“Il fine vita riguarda la libertà, l’autodeterminazione e soprattutto la dignità della persona. Sono questi i principi dai quali dobbiamo partire e in merito ad un tema così delicato. Nessuno può arrogarsi il monopolio dell’etica e, tantomeno, della verità. Rivendico la necessità di affrontare il tema con umiltà, rispetto e prudenza, sottolineando però che la libertà di coscienza dei consiglieri non può essere condizionata né dall’appartenenza politica né dagli interessi elettorali” dichiara il consigliere.
“Voglio essere libero nella mia coscienza e laico nel mio comportamento – puntualizza Morosin – ma soprattutto voglio rispettare la libertà degli altri. Non possiamo impedire a chi vive una situazione di sofferenza estrema di esercitare un diritto nei termini rigorosamente individuati dalla giurisprudenza. Tra l’altro, è indispensabile fare chiarezza sul piano giuridico e linguistico, evitando sovrapposizioni tra realtà profondamente diverse. Confondere il suicidio medicalmente assistito con l’eutanasia significa non conoscere il quadro normativo e la sentenza n. 242 della Corte costituzionale“.
“L’eutanasia nel nostro ordinamento è vietata e tale deve rimanere. Qui stiamo parlando di altro: la Corte costituzionale ha individuato una ragione di non punibilità, non un diritto a morire, in presenza di una particolare, gravissima ed estrema realtà, rigorosamente circoscritta” spiega il consigliere.

“Ho richiamato – commenta Morosin – il ruolo della Corte costituzionale, sottolineando come la sentenza n. 242 sia intervenuta a fronte della mancata disciplina da parte del legislatore nazionale. La Corte costituzionale ha occupato uno spazio al quale il Parlamento non ha saputo dare risposta. È una situazione sulla quale sono molto perplesso, perché il Parlamento non dovrebbe mai rinunciare al proprio ruolo istituzionale. Ma proprio perché quella pronuncia esiste, e perché individua un quadro giuridico preciso, oggi abbiamo il dovere di confrontarci con essa e di dare attuazione alle garanzie che contiene”.
“Nell’intervento, ho ricordato le quattro condizioni individuate dalla Consulta: la formazione autonoma e libera della volontà suicidaria; la presenza di un trattamento di sostegno vitale; una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili; la capacità del paziente di prendere decisioni libere e consapevoli. A queste si aggiungono le garanzie procedurali legate alla verifica da parte di una struttura sanitaria pubblica e al coinvolgimento del Comitato etico. Non stiamo creando un diritto alla morte e non stiamo cancellando alcun diritto – precisa il consigliere – Stiamo organizzando un percorso già delineato dal nostro ordinamento e dalla giurisprudenza costituzionale, con l’obiettivo di garantire che, nei casi previsti, siano rispettate tutte le condizioni e tutte le garanzie”.
“La dignità umana è inviolabile. La nostra Costituzione e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea tutelano insieme vita, salute, dignità e autodeterminazione. La dignità non viene dopo la libertà e non vale meno della libertà: in determinate condizioni è proprio la libertà di esercitare una scelta in difesa della propria dignità” sottolinea Morosin.
“Per quanto riguarda, l’importanza delle cure palliative e della terapia del dolore, – aggiunge il consigliere – ho precisato che il confronto sul fine vita non può prescindere dall’esistenza di questi strumenti e dalle garanzie che devono accompagnare ogni persona che si trova nella fase terminale della propria esistenza. I casi di cui stiamo parlando sono rarissimi, ma il fatto che riguardano poche persone non significa che girarci dall’altra parte. Una democrazia si misura anche dalla capacità di ascoltare chi si trova nella condizione di maggiore fragilità e sofferenza”.
“Infine, rivolgo all’Aula del Consiglio regionale del Veneto un ultimo appello: richiamo la vostra coscienza, la vostra sensibilità e la vostra libertà. La dignità della persona non viene meno, non viene dopo e non vale meno della libertà. È parte integrante della libertà stessa”, conclude Morosin.


