Giovanni Manildo (Pd) propone un contratto d’ingresso per ridurre il divario salariale con l’estero e contrastare l’emigrazione giovanile
Il Veneto continua a perdere giovani laureati che scelgono di costruire la propria carriera all’estero. A lanciare l’allarme è il capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale Giovanni Manildo, che cita i dati del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.
“I dati più recenti del Cnel descrivono una realtà drammatica per il futuro del Veneto: nell’ultimo decennio il numero di giovani laureati che scelgono di trasferirsi all’estero è più che raddoppiato. Se nel 2014 erano meno di tremila i ragazzi in uscita, nel 2024 la cifra ha superato le settemila partenze annue”, spiega Manildo.
Alla base del fenomeno, secondo il capogruppo dem, ci sarebbe soprattutto il divario retributivo. “Già a un anno dalla laurea, un giovane veneto percepisce all’estero uno stipendio netto superiore di circa 800 euro al mese rispetto a chi resta in Italia. Dopo cinque anni di carriera la differenza supera i mille euro”, aggiunge Manildo, criticando la strategia della giunta regionale guidata dal presidente Alberto Stefani, “basata su hub del talento e certificazioni di facciata si dimostra del tutto inefficace nel contrastare questa emorragia”.
Secondo il capogruppo del Pd, anche la programmazione finanziaria regionale non garantirebbe investimenti adeguati per le nuove generazioni: “Le previsioni per il prossimo triennio mostrano un progressivo disimpegno proprio sui capitoli vitali per i giovani. Le risorse destinate alla missione famiglia e ai servizi di supporto alle giovani coppie subiranno un drastico ridimensionamento dopo il 2026”.
La proposta: un contratto d’ingresso per i giovani laureati
Per contrastare la fuga dei talenti, Manildo propone l’introduzione di un “contratto d’ingresso”. La misura prevederebbe un sostegno economico regionale nei primi anni di lavoro: “Il contratto d’ingresso garantirebbe un’integrazione di 500 euro al mese per i primi due anni di attività lavorativa, con l’obiettivo di ridurre immediatamente il gap salariale europeo e offrire ai laureati veneti una ragione concreta per restare”.
Alla misura si affiancherebbe anche un piano per l’autonomia abitativa. “Serve inoltre un grande fondo regionale per l’abitare, con uno stanziamento certo di 100 milioni di euro l’anno destinato al recupero degli alloggi pubblici sfitti e all’offerta di affitti calmierati per le giovani coppie”, prosegue Manildo.
Secondo l’esponente Pd, trattenere i talenti significa cambiare le priorità della politica regionale. “Il Veneto deve smettere di ipotecare le risorse per i debiti del passato e iniziare a investire nel valore del lavoro giovane”, conclude Manildo.



