La giunta Stefani rivendica solidità e strategia del Documento di economia e finanza regionale: opposizioni critiche su giovani, sanità e residuo fiscale
È iniziata oggi in Consiglio regionale del Veneto la sessione dedicata al Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR), che accompagnerà i lavori fino al 2 aprile. Un avvio segnato da posizioni molto distanti tra maggioranza e opposizioni, con valutazioni opposte sul ruolo, la visione e l’efficacia dello strumento di programmazione economico-finanziaria della Regione.
Barbisan e Pressi: “Defr di alto profilo, conferma solidità e visione della giunta”
I capigruppo Riccardo Barbisan (Lega – Liga Veneta) e Matteo Pressi (Stefani Presidente) difendono il documento, definendolo “uno strumento strategico di primaria e qualificata importanza”.
Secondo i due esponenti della maggioranza, il DEFR “si conferma un pilastro essenziale e altamente qualificante, che testimonia la solidità, la credibilità e la visione dell’azione portata avanti dalla Giunta regionale”. Tra i punti evidenziati: politiche per l’abitare, con 50 milioni destinati all’edilizia residenziale pubblica e al social housing; investimenti sul trasporto pubblico; centralità della sanità, “voce principale del bilancio”; attenzione ai giovani, “anche con l’introduzione dello psicologo territoriale”.
Barbisan e Pressi sottolineano inoltre la coerenza con il Programma di Governo 2025–2030, “che mette la comunità al centro delle politiche regionali”, e richiamano l’impegno per una crescita economica competitiva e una gestione finanziaria “rigorosa e responsabile”.
Gli impatti attesi, affermano, “sono rilevanti, concreti e misurabili”, mentre il metodo di lavoro della Giunta viene definito “improntato a responsabilità, serietà e piena collaborazione istituzionale”, con il presidente Alberto Stefani indicato come “punto di riferimento autorevole”.
Manildo: “Documento senza coraggio. Il Veneto non è più ‘Felix’”
Critico anche il Partito Democratico. Il capogruppo Giovanni Manildo definisce il DEFR “un documento senza visione e senza coraggio”, sostenendo che “il Veneto che emerge dai dati non è più la regione ‘Felix’ che ci viene raccontata”.
Manildo cita due anni consecutivi di calo della produzione (-1,4%) e “quasi 600 mila cittadini sulla soglia della povertà”. Ma il dato più allarmante, secondo il dem, riguarda i giovani: “Dal 2011 ad oggi, 56.000 giovani hanno lasciato il Veneto. Solo nel 2024 le partenze sono state oltre 7.300. È un esodo biblico”.
Il consigliere contesta anche la narrazione del “Veneto Tax Free”: “È una finzione. I veneti pagano tasse occulte ogni giorno, dai costi della Pedemontana alla spesa ‘out of pocket’ per la sanità privata”.
Tra le proposte dell’Intergruppo, contenute in circa 600 emendamenti, Manildo indica priorità su casa, mobilità e sanità: “Servono piani seri di social housing, non bastano 50 milioni. Sul trasporto pubblico guardiamo a modelli come l’Emilia Romagna per garantire la gratuità a studenti e lavoratori”.
Sulla sanità, il giudizio è netto: “Mi aspettavo una visione chiara sulla medicina di prossimità e sul controllo del privato, che non può scegliere solo le prestazioni più redditizie”.
Manildo conclude con un appello al confronto: “L’opposizione non vuole fare ostruzionismo. Chiedo che le parole del presidente Stefani su un Veneto attento alle persone non restino dichiarazioni d’intenti. Serve una politica della lungimiranza”.
Szumski: “Documento vuoto, senza risorse e senza scelte politiche”
Di segno opposto la valutazione di Riccardo Szumski, capogruppo di Resistere Veneto, che parla di un DEFR “in ritardo, carico di scelte fatte, come la Pedemontana, che non permette nessuna scelta politica importante”.
Per Szumski, il problema principale è la mancanza di margini finanziari: “Non ci sono risorse disponibili con le quali impostare una manovra annuale o pluriennale. L’unica proposta che stiamo ascoltando da giorni è di aumentare l’Irpef. Non è una proposta condivisibile. Piuttosto dovremmo mettere mano al residuo fiscale e trattenere in Veneto quote più alte dei contributi che versiamo allo Stato”.
Il consigliere annuncia emendamenti su energia e risorse idroelettriche, rivendica “maggiore autonomia dei territori” e denuncia criticità su sanità e montagna: “La Sanità è un buco nero. Qualcuno ha cercato di farci credere che c’erano 30 milioni per la montagna, ma era solo cosmesi contabile”.
Szumski lamenta inoltre “silenzi” su vari fronti, dalla questione settentrionale agli ambulatori per i danneggiati da vaccino, e conclude con una stoccata alla maggioranza: “Leggiamo che è stato imposto il silenzio ai consiglieri. Vi ricordo solo che il silenzio si suona tutti i giorni prima di andare a dormire”.



