La consigliera regionale respinge le polemiche sui costi di Milano Cortina 2026, sostenendo che “ridurre tutto a dei costi significa non avere compreso né la dimensione dell’evento né il patrimonio che lascia al territorio”
“Le polemiche sollevate in questi giorni, in Consiglio regionale, sui Giochi e sulle risorse impegnate dal Veneto, sono incomprensibili e rischiano di offrire una rappresentazione profondamente distorta della realtà. Non parliamo di spese estemporanee o decise senza copertura, ma di investimenti programmati, accantonati e previsti negli strumenti di bilancio, destinati a produrre benefici ben oltre la conclusione dell’evento”. Lo afferma la consigliera regionale bellunese di Fdi, Silvia Calligaro, intervenendo nel dibattito in corso sull’eredità di Milano Cortina 2026.
“Da bellunese e da abitante delle Dolomiti – prosegue Calligaro – difendo con assoluta convinzione questi Giochi. Sono stati un grande evento sportivo, ma anche un momento di orgoglio collettivo, capace di coinvolgere i nostri ragazzi, i volontari e un’intera popolazione che si è presentata al mondo mostrando competenza, accoglienza e identità. Ridurre tutto a una sterile somma di costi significa non avere compreso né la dimensione dell’evento né, soprattutto, il patrimonio che lascia al territorio. In Veneto sono stati programmati 25 interventi, per un valore complessivo di 1,441 miliardi di euro. L’84,8 per cento della spesa è classificato come legacy: strade, stazioni, impianti sportivi, opere di accessibilità, rigenerazione urbana e servizi che continueranno a essere utilizzati da residenti, imprese e visitatori. Sono investimenti pubblici che rispondono a esigenze strutturali delle nostre montagne e che, senza la scadenza olimpica, avrebbero probabilmente richiesto molti più anni per essere finanziati e realizzati. I numeri raccontano anche una straordinaria mobilitazione umana: i Giochi hanno coinvolto 18 mila volontari, selezionati tra 130 mila candidature, e quasi la metà aveva meno di 35 anni. Nel dispositivo veneto di Protezione civile sono stati impegnati 960 volontari appartenenti a 93 organizzazioni, mentre il programma Generazione 2026 ha raggiunto circa 10 mila studenti. Tutto questo significa formazione, competenze, partecipazione e capacità organizzativa che rimangono nelle nostre comunità”.

“Anche sulla pista da bob – sottolinea Calligaro – occorre ristabilire la verità. Prima dell’intervento non esisteva un prato intonso, ma un vecchio impianto obsoleto, che doveva essere demolito e completamente ricostruito. L’opera ha suscitato molte polemiche, ma ha ottenuto anche il plauso delle federazioni internazionali e dispone di un calendario di manifestazioni che potrà generare nuove presenze e ulteriori opportunità economiche. Il cambio di passo del turismo si può già toccare con mano nella conca ampezzana e nell’intera provincia di Belluno. Lo stesso ragionamento vale per le varianti stradali. Non devono risolvere problemi creati dalle Olimpiadi, ma criticità storiche della viabilità dolomitica che i Mondiali e i Giochi hanno finalmente permesso di affrontare con risorse certe e progetti concreti. Amministrare significa assumersi responsabilità, avere coraggio e costruire una prospettiva; è molto diverso dal limitarsi a criticare e a fare le pulci a posteriori”.
“Una delle eredità più importanti – conclude Calligaro – arriva infine dalle Paralimpiadi, che hanno acceso un’attenzione nuova sull’accessibilità. Stazioni, impianti, percorsi e servizi più inclusivi rappresentano un risultato concreto per le persone con disabilità, gli anziani e le famiglie. Questa è la legacy più profonda dei Giochi: un territorio più moderno, accessibile, competitivo e consapevole delle proprie possibilità”.


