L’uomo aveva già comprato il materiale necessario per costruire un ordigno e individuato un centro commerciale dove farlo esplodere. Il presidente Stefani: “Il Veneto è una terra aperta ma non accoglie chi coltiva odio, estremismo e violenza“
La polizia è riuscita a individuare, appena arrivato all’aeroporto Canova di Treviso, un cittadino albanese di 22 anni, successivamente espulso dall’Italia per motivi di sicurezza nazionale e di prevenzione del terrorismo. In base a quanto emerge dai controlli effettuati, il giovane aveva intrapreso da tempo un percorso di avvicinamento a idee estremiste tramite internet, entrando in contatto con contenuti di natura estremista.
Gli investigatori erano riusciti anche a scoprire il suo interesse in merito alla realizzazione di un ordigno esplosivo, e alla conseguente ricerca di informazioni utili alla sua preparazione. Il giovane avrebbe già acquistato parte del materiale necessario e, in base agli elementi individuati dalla polizia, avrebbe anche già trovato una possibile area dove eseguire un attentato in Veneto, ovvero la zona di un centro commerciale.
Le parole di Alberto Stefani: “Prevenuta una probabile strage”
“Voglio rivolgere un ringraziamento, a nome di tutti i veneti, agli uomini e alle donne della Polizia di Stato e, in particolare, alla Digos e all’Ufficio Immigrazione della Questura di Treviso, per la professionalità e la tempestività dimostrate in un’operazione che ha consentito di intervenire prima che una minaccia potesse trasformarsi in un pericolo e in una probabile strage in un centro commerciale, com’era nelle intenzioni del soggetto espulso .E’ proprio questo l’aspetto che voglio sottolineare: la capacità dello Stato di arrivare prima. Il giovane è stato preso in carico dalla Polizia immediatamente dopo il suo arrivo a Treviso, prima che potesse mettere in atto qualsiasi progetto. Dietro questo risultato c’è un lavoro investigativo che spesso rimane lontano dai riflettori, ma che rappresenta una componente essenziale per la nostra sicurezza”

“Il contrasto alla radicalizzazione e al terrorismo richiede oggi un’attenzione che deve andare oltre il controllo del territorio. I percorsi di estremizzazione possono iniziare e svilupparsi anche attraverso la rete, attraverso contenuti e contatti che devono essere individuati per tempo. Per questo servono strumenti adeguati e soprattutto una stretta collaborazione tra le diverse articolazioni dello Stato. Il Veneto è una terra aperta e accogliente, ma non può e non vuole essere un terreno fertile per chi coltiva odio, estremismo e violenza. Chi vive e arriva nella nostra regione deve rispettare le leggi e i principi della nostra democrazia. E di fronte a una minaccia terroristica non possiamo permetterci esitazioni. L’operazione di Treviso dimostra ancora una volta quanto sia importante investire nella prevenzione. La sicurezza significa avere uomini e donne capaci di leggere i segnali e agire quando ancora c’è il tempo per impedire il peggio. Alla Polizia di Stato e a tutte le forze dell’ordine va la gratitudine dei Veneti e mia personale”



