In Veneto continua il dibattito sul fine vita, Micalizzi accusa il presidente di Regione Alberto Stefani di non volere una legge regionale sul tema
“Ormai è chiaro: il presidente Stefani non vuole una legge regionale sul fine vita”. Lo afferma Andrea Micalizzi, vicepresidente del consiglio regionale del Veneto per il Partito democratico, intervenendo nel dibattito sulla proposta di legge di iniziativa popolare. Il consigliere accusa il presidente di rinviare la decisione a livello nazionale e di sottrarsi alla responsabilità del confronto in consiglio regionale.
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Secondo Micalizzi, il continuo richiamo ai rischi di impugnazione e alla necessità di una legge statale rappresenta una scelta politica precisa. “Emergerebbe una linea di fuga dalla responsabilità che il consiglio regionale ha il dovere di assumersi”, sostiene l’esponente dem, contestando anche la coerenza della posizione del presidente, richiamando il tema dell’autonomia.
Micalizzi sottolinea una contraddizione tra il sostegno al principio di autonomia e il rinvio della decisione a Roma. Inoltre richiama le valutazioni dell’Associazione Coscioni, secondo cui il testo aggiornato recepirebbe le indicazioni della Corte costituzionale.
Il vicepresidente del consiglio regionale avverte anche del rischio di una frattura interna alla maggioranza. A suo avviso, la discussione sul fine vita potrebbe trasformarsi in uno scontro politico tra esponenti del centrodestra e in particolare tra Stefani e Zaia, diventando un “un ring politico inaccettabile”.
In chiusura, l’esponente dem richiama la necessità di una decisione responsabile da parte delle istituzioni. “I cittadini meritano una discussione seria e coraggiosa. L’auspicio è che prevalga il buonsenso per dare una legge sul fine vita ai veneti”, conclude Micalizzi.



