Non solo banchine e traffici marittimi: il sistema portuale di Venezia e Chioggia si conferma una delle piattaforme economiche più complesse e strategiche del Paese.
È quanto emerge dallo studio “Le attività di impresa a Venezia e Chioggia”, realizzato dal Centro Studi Sintesi della Cgia di Mestre e presentato oggi nel capoluogo lagunare.
Il report descrive un ecosistema produttivo che supera la tradizionale idea di “area portuale”, estendendosi su 2.500 ettari con 22 chilometri di banchine, 65 di rete ferroviaria e 40 di rete stradale, per un valore infrastrutturale stimato in 6,4 miliardi di euro. Qui operano 1.442 aziende attive, distribuite lungo quasi tutto lo spettro dei codici Ateco, a conferma di un tessuto imprenditoriale diversificato e multipurpose.
Il peso economico è rilevante: il valore della produzione generato dal sistema raggiunge i 15 miliardi di euro, pari al 51 per cento del totale del Comune di Venezia e al 25 per cento della provincia. Considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti, l’impatto complessivo sale a 44,2 miliardi di euro, con ricadute che interessano per oltre la metà l’area metropolitana veneziana, ma che si estendono anche al resto del Veneto e al territorio nazionale. In termini di Pil, il contributo è pari al 6,5 per cento di quello regionale (13 miliardi) e a 19 miliardi su scala italiana.
Sul fronte occupazionale, il sistema impiega direttamente 26.898 addetti, mentre l’occupazione complessiva – inclusa la filiera dell’indotto – coinvolge 218.853 persone. Nel 2025, nonostante le tensioni geopolitiche e le criticità logistiche globali, i traffici sono cresciuti: 26,2 milioni di tonnellate di merci (+5,1 per cento), 533 mila Teu (+11,2 per cento), 3.235 navi e 735 mila passeggeri (+4,7 per cento).
Accanto alla dimensione economica, il report evidenzia il percorso verso la sostenibilità ambientale. Il Piano Operativo Triennale 2026–2028 prevede interventi per ridurre gli impatti, migliorare l’efficienza energetica e ripristinare gli ecosistemi lagunari, tra cui la riqualificazione morfologica dell’area di Malamocco, con 66 ettari di nuove barene e 33,4 ettari di velme. In parallelo avanzano gli investimenti per l’elettrificazione delle banchine, con completamento previsto entro il 2026, e per la gestione sostenibile delle risorse idriche. A questo si affianca il programma “Il Porto per il Territorio”, pensato per rafforzare il rapporto tra porto e comunità attraverso iniziative culturali e di apertura degli spazi portuali.
“Il nostro obiettivo è riposizionare il sistema portuale e contribuire a cambiarne la percezione, restituendogli il ruolo di risorsa economica, sociale e culturale per il territorio”, ha dichiarato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Matteo Gasparato. “Venezia e Chioggia esprimono un sistema moderno, dinamico e resiliente. In questo percorso si inserisce anche l’impegno a ricostruire l’identità di un territorio che deve al rapporto con il mare il proprio patrimonio culturale, attraverso la ri-nascita di un nuovo marchio capace di raccontare al Paese e al mondo il valore dei Ports of Venice. Il lancio del nuovo brand rappresenterà l’inizio di una nuova stagione per il porto”.
Gasparato ha aggiunto che “il sistema portuale veneziano si conferma come una piattaforma strategica, capace di generare valore su scala ampia e di contribuire allo sviluppo economico, alla transizione ecologica e al rafforzamento dell’identità territoriale”.
Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha sottolineato la centralità del porto nella storia e nel futuro della città: “Parlare di porto a Venezia significa parlare non solo di economia, ma di identità, lavoro, sicurezza, logistica, industria, ambiente e futuro. Venezia è nata porto e continua a guardare al mare come parte della propria vocazione storica. Il porto è la vita della città”.
Brugnaro ha ribadito la necessità di una visione equilibrata: “La linea seguita è stata quella dell’equilibrio: tutela della città e della laguna, salvaguardia del lavoro, modernizzazione delle infrastrutture, compatibilità ambientale. Venezia è un sistema delicatissimo e ha bisogno di scelte serie, non di slogan. Il porto deve stare dentro una visione complessiva della città: qualcuno lo vuole contro Venezia, noi in equilibrio con Venezia”.
Il sindaco ha richiamato anche il ruolo delle istituzioni e delle imprese: “Le istituzioni devono essere una comunità. Lo abbiamo dimostrato con il Mose e con la crescita delle imprese a Porto Marghera, che non è solo porto: è manifattura, logistica, servizi. Per il recupero delle aree inquinate servono soluzioni tecniche, non ideologiche. Un grazie sincero al presidente Gasparato e a tutti gli operatori portuali che in questi anni hanno svolto un lavoro straordinario”.



