Confartigianato evidenzia il rischio per oltre 2 mila imprese locali e chiede misure europee e regionali per difendere occupazione, competenze e la competitività del distretto.
“Accogliamo con favore la posizione espressa oggi dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci sulla necessità di considerare la filiera dell’elettrodomestico un settore strategico europeo e di sostenere, insieme alle altre Regioni interessate, un piano di rilancio della produzione. È un’impostazione che condividiamo pienamente, perché la sfida non riguarda soltanto Electrolux, ma il futuro dell’intero sistema manifatturiero del Nordest”. È la dichiarazione di Nerio Dalla Vecchia, presidente della Federazione Meccanica di Confartigianato Imprese Veneto, al termine del tavolo di crisi convocato oggi dalla Regione del Veneto sulla vertenza Electrolux. Confartigianato valuta in maniera positiva anche il richiamo al bisogno di rafforzare gli strumenti europei di tutela della competitività, a partire dal meccanismo CBAM, e di adottare politiche in grado di garantire condizioni di concorrenza imparziale rispetto ai produttori extraeuropei, contrastando delocalizzazioni e acquisizioni che rischiano di impoverire il tessuto industriale europeo.
“Sono temi – dichiara Dalla Vecchia – che come Confartigianato poniamo da tempo”. Nel corso dell’incontro Confartigianato ha illustrato una fotografia dell’impatto che il piano di ridimensionamento del gruppo rischia di creare sul sistema delle micro e piccole imprese. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto, la filiera regionale degli elettrodomestici conta 791 imprese, delle quali 342 artigiane, pari al 42,2% del totale. La sezione più esposta è quella della fabbricazione di elettrodomestici e apparecchi per uso domestico, nella quale operano 166 imprese, 41 delle quali artigiane, che rappresentano la fornitura di componenti e semilavorati da parte di terzi destinati anche agli stabilimenti Electrolux del Nordest. A queste si affiancano 164 imprese del commercio all’ingrosso e 131 del commercio al dettaglio. Il comparto più significamente artigiano è però quello della riparazione e manutenzione degli elettrodomestici, il quale conta 330 imprese, ben 294 artigiane, pari all’89% del settore. Allungando poi lo sguardo all’intera filiera della meccanica, della carpenteria, dell’elettronica e della subfornitura potenzialmente coinvolta dalla crisi, il numero delle imprese interessate supera le 2.000 unità. Alle 310 eccedenze previste nello stabilimento di Susegana e ai 262 di Porcia si aggiunge inoltre un effetto moltiplicatore sull’indotto, che coinvolge fornitori di componentistica, stampaggio, carpenteria, logistica e servizi, con ricadute che oggi non sono ancora pienamente quantificabili.
“Una riduzione strutturale delle produzioni rischia di indebolire uno dei principali distretti europei del freddo e del lavaggio, costruito in decenni di specializzazione industriale, disperdendo competenze tecniche difficilmente recuperabili”, prosegue Dalla Vecchia. “Se davvero vogliamo che la filiera dell’elettrodomestico diventi strategica per l’Europa, dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di competere: abbattere i divari sul costo dell’energia, difendere il mercato europeo da pratiche concorrenziali sleali e sostenere gli investimenti delle piccole imprese che rappresentano l’ossatura della subfornitura. Solo così sarà possibile salvaguardare occupazione, competenze e capacità produttiva del nostro territorio”.
Guardando oltre la singola trattativa Electrolux, Dalla Vecchia ha infine avanzato una proposta di politica industriale. “Negli ultimi mesi il Veneto si è trovato ad affrontare tavoli di crisi che riguardano comparti diversi, dall’ automotive alla moda, fino all’elettrodomestico. È il segnale che non siamo più di fronte a episodi isolati, ma a una trasformazione profonda del manifatturiero. Per questo abbiamo proposto alla Regione di affiancare ai tavoli di crisi un tavolo permanente di programmazione sulla manifattura veneta, capace di monitorare i cambiamenti, anticipare le criticità e costruire strategie industriali condivise prima che le emergenze esplodano. Il Veneto ha bisogno di una politica industriale permanente, programmare significa mettere insieme istituzioni, imprese e parti sociali per difendere le filiere strategiche, sostenere gli investimenti e accompagnare la transizione del nostro sistema produttivo. Solo così potremo continuare a essere una delle grandi regioni manifatturiere d’Europa”.



