Occupazione in crescita e più contratti stabili, ma il calo della popolazione in età lavorativa mette a rischio il futuro. Scalabrin: “Le imprese cercano personale, ma il bacino si restringe”
Il mercato del lavoro veneziano continua a crescere, ma il vero problema non è più creare occupazione: è trovare le persone per sostenerla. È il quadro tracciato dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia, che ha analizzato i dati dell’Osservatorio regionale del mercato del lavoro di Veneto Lavoro, evidenziando come la sfida principale per il territorio sia ormai quella demografica.
“Il mercato del lavoro non è in crisi. È in trasformazione. E questa trasformazione richiede una responsabilità condivisa: delle imprese, che devono innovare i modelli organizzativi; delle istituzioni, che devono sostenere politiche demografiche e formative; dei professionisti del lavoro, che devono accompagnare il cambiamento con competenza e visione”, afferma il presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia, Luca Scalabrin.
“Non possiamo limitarci a dire che l’occupazione cresce – prosegue Scalabrin -. La domanda vera è se il sistema sarà in grado di sostenere questa crescita nei prossimi anni. Perché i segnali che arrivano dal territorio ci dicono che la struttura del mercato del lavoro sta cambiando più velocemente della sua forza lavoro”.
I dati: occupazione, lavoro femminile e demografia
I numeri confermano un andamento positivo sul fronte occupazionale. A fine 2025, in provincia di Venezia, si contano circa 51 mila posizioni di lavoro dipendente in più rispetto alla fine del 2008, con un incremento di 4.100 nel solo 2025. La crescita è trainata soprattutto dal settore dei servizi, mentre l’industria, nonostante il recupero dell’ultimo decennio, resta ancora sotto i livelli precedenti alla crisi.
Dal 2015 l’aumento dell’occupazione è sostenuto soprattutto dai contratti a tempo indeterminato, anche se continua a essere molto elevata, e in aumento, la richiesta di lavoro temporaneo e stagionale, in particolare nei servizi legati al turismo.
Accanto alla crescita dell’occupazione emerge però un fenomeno che preoccupa sempre di più: la diminuzione della popolazione in età lavorativa. Dal primo gennaio 2011 la provincia di Venezia ha perso 34.157 residenti tra i 15 e i 64 anni, nonostante il contributo della popolazione straniera. Tra i cittadini italiani, dal 2002, il calo arriva a 96.245 persone, comprese le acquisizioni di cittadinanza.
Anche il peso della popolazione attiva sul totale dei residenti continua a diminuire: era il 69% nel 2002, oggi è sceso al 62%. Nello stesso periodo si registra anche una forte riduzione dei bambini e dei ragazzi: dal primo gennaio 2012 sono diminuiti di 23.260 i residenti tra 0 e 14 anni, mentre tra gli italiani il calo supera le 24.700 unità. Oggi gli under 15 rappresentano meno dell’11% della popolazione.
Sul fronte dell’occupazione giovanile, nel 2024 gli occupati con meno di 30 anni erano circa 41.600, pari all’11% del totale, mentre gli under 35 erano 73.600, cioè il 20% degli occupati.
Continua invece a crescere la presenza dei cittadini stranieri. Al primo gennaio 2025 i residenti con cittadinanza straniera sono 89.812, pari all’11% della popolazione provinciale. Di questi, 69.170 sono in età lavorativa, il 13% del totale.
Parallelamente aumenta il numero degli anziani. Dal 2002 i residenti con più di 64 anni sono cresciuti di circa 69 mila unità, con un incremento che riguarda anche la popolazione straniera. Oggi gli over 64 rappresentano il 27% dei residenti.
Cresce anche il lavoro femminile. Nel 2025 le donne occupate sono 168 mila, contro le circa 136 mila del 2004. Il tasso di occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni raggiunge il 63,2%, mentre il divario con quello maschile si riduce a 14 punti percentuali, in linea con la media regionale anche se ancora significativo.
Le previsioni demografiche indicano però che il calo della popolazione attiva è destinato a proseguire. Secondo lo scenario mediano, nei prossimi dieci anni la provincia di Venezia potrebbe perdere circa 50 mila residenti tra i 15 e i 64 anni.
Scalabrin: “Venezia ha già perso decine di migliaia di residenti in età lavorativa negli ultimi anni: è un campanello d’allarme”
Per i consulenti del lavoro è proprio questo il nodo centrale. “Le imprese cercano personale, ma il bacino si restringe. I giovani sono più istruiti, ma entrano nel lavoro con aspettative diverse. I lavoratori maturi restano più a lungo attivi, ma non bastano a compensare la perdita delle coorti più giovani. Le analisi demografiche mostrano che Venezia ha già perso decine di migliaia di residenti in età lavorativa negli ultimi anni, e che nei prossimi dieci potrebbe perdere fino a 50.000 potenziali lavoratori. Non è un dato statistico. È un campanello d’allarme che riguarda la tenuta del sistema produttivo. Se mancano le persone, mancano anche le competenze, la capacità di innovare, la possibilità stessa di crescere”.
Secondo Scalabrin la questione demografica è ormai un fattore economico decisivo. “La demografia è la vera sfida del territorio – sottolinea il presidente dei Consulenti del lavoro di Venezia -. Non possiamo pensare di rispondere al mismatch solo con la formazione o con gli incentivi alle assunzioni. Se la popolazione in età attiva diminuisce, diminuisce anche la capacità del territorio di produrre valore. È un tema che riguarda tutti: imprese, istituzioni, professionisti”.
Tra le caratteristiche del mercato del lavoro veneziano resta centrale il peso della stagionalità, soprattutto nel turismo. “È una caratteristica identitaria, che sostiene l’occupazione ma che rende difficile stabilizzare i lavoratori e trattenere competenze – prosegue Scalabrin -. La stagionalità è parte della nostra economia, ma oggi rischia di diventare un limite. Se un territorio vive di stagionalità, deve essere ancora più forte nella capacità di attrarre e trattenere lavoratori. Oggi, invece, la mobilità è elevata e la retention è una sfida aperta”.
Il settore dei servizi continua a crescere, mentre l’industria fatica ancora a recuperare i livelli precedenti alla crisi. Aumentano i contratti a tempo indeterminato, ma la richiesta di lavoro temporaneo resta una componente strutturale del sistema produttivo.
“È un equilibrio che funziona solo se la disponibilità di lavoratori è sufficiente. Oggi non lo è più – aggiunge il presidente dei Consulenti del Lavoro veneziani -. Il Veneto ha una forza lavoro più istruita, più femminile, più internazionale. I laureati sono più del doppio rispetto a vent’anni fa, le donne veneziane hanno raggiunto livelli di partecipazione mai registrati prima, e gli stranieri rappresentano una componente stabile e indispensabile del mercato del lavoro. Ma ciò che cambia davvero è l’approccio al lavoro”.
“Le nuove generazioni non cercano solo un impiego – osserva Scalabrin -. Cercano un contesto, un equilibrio, una prospettiva. Non accettano modelli organizzativi rigidi e non rimangono in aziende che non investono su di loro. È un cambio di paradigma che le imprese devono comprendere e integrare, se vogliono restare competitive“.
Per l’Ordine dei Consulenti del Lavoro questi dati non rappresentano soltanto una fotografia della situazione attuale, ma indicano la direzione che il mercato del lavoro veneziano e veneto sta prendendo. “La vera domanda – conclude Scalabrin – è se Venezia e il Veneto sapranno attrarre, trattenere e valorizzare le persone che servono per continuare a crescere. È su questo che si gioca il futuro del territorio. E noi, come Consulenti del Lavoro, siamo pronti a fare la nostra parte”.



