Il mercato del lavoro veneto continua a vivere una situazione sempre più contraddittoria, tra crisi d’impresa e lavoratori che non si trovano
Da una parte le crisi industriali che coinvolgono grandi aziende come Electrolux, Acciaierie Valbruna, Superjet International, Peg Perego e Beko rischiano di provocare migliaia di esuberi. Dall’altra, molte imprese, soprattutto di piccole dimensioni, non riescono a trovare personale qualificato.
Secondo l’Ufficio studi della CGIA, nel 2025 in Veneto un colloquio di lavoro su tre è saltato perché nessun candidato si è presentato alla selezione. Un fenomeno che evidenzia il crescente disallineamento tra domanda e offerta di lavoro.
Perché i giovani rinunciano ai colloqui
Alla base di questa situazione ci sono diversi fattori. Molti giovani hanno cambiato le proprie priorità e non cercano più soltanto uno stipendio, ma anche equilibrio tra vita privata e professionale, flessibilità e possibilità di crescita personale. Di fronte a offerte con salari bassi, orari pesanti o prospettive limitate, spesso scelgono di rinunciare ancora prima del colloquio.
A incidere è anche il fattore demografico: i giovani sono numericamente meno rispetto al passato e in molti settori rappresentano ormai una risorsa difficile da reperire. Resta poi il problema del disallineamento tra formazione e richieste delle imprese, che cercano figure tecniche e specializzate sempre più difficili da trovare.
Non meno importante il tema delle selezioni. Procedure lunghe, colloqui multipli, tempi di risposta elevati e annunci poco chiari finiscono per scoraggiare molti candidati. Sempre più spesso i curriculum vengono inviati contemporaneamente a decine di aziende e i candidati spariscono non appena trovano un’opportunità ritenuta migliore.
Nordest area più in difficoltà
Tra le cinque regioni italiane con la percentuale più alta di difficoltà nel reperire personale per mancanza di candidati, ben quattro appartengono al Nordest.
La regione con il dato peggiore è la Valle d’Aosta, dove nel 2025 il 39,5% delle selezioni è andato a vuoto. Seguono Trentino Alto Adige (39%), Friuli Venezia Giulia (37,4%), Veneto (33,5%) ed Emilia Romagna (33%).
A livello nazionale la media si attesta al 30,2%, mentre la regione meno colpita risulta la Puglia, dove il problema riguarda comunque quasi un colloquio su quattro, pari al 24,9%.
In Veneto le entrate previste di personale nel 2025 sono pari a 525.550 unità, di cui 175.895 risultano mancanti proprio per l’assenza di candidati alle selezioni.
Belluno e Rovigo le province più colpite
Le province venete dove le selezioni vanno più spesso “deserte” sono quelle caratterizzate da una forte presenza di attività turistico-alberghiere, agricoltura, edilizia e metalmeccanica.A livello nazionale la provincia più in difficoltà è Trento, dove il 40% delle selezioni di lavoro è andato a vuoto. Seguono Aosta con il 39,5%, Udine con il 39,1%, Bolzano con il 38,1% e Belluno con il 37,7%.
Nel Bellunese, a fronte di 24.050 assunzioni previste, oltre 9 mila sono saltate per la mancata presentazione dei candidati.
In Veneto seguono: Rovigo con il 36,8% di colloqui andati deserti; Treviso con il 34,6%;Padova con il 34,3%; Verona con il 33,2%;Vicenza con il 32,4%; Venezia con il 31,5%.
Le possibili soluzioni
Secondo la CGIA, per ridurre la distanza tra domanda e offerta di lavoro è necessario rafforzare il rapporto tra scuola, formazione e mondo produttivo.
Servono stage di qualità, apprendistati ben retribuiti e percorsi di orientamento capaci di far conoscere concretamente professioni, mestieri e opportunità di carriera. Le imprese, inoltre, dovrebbero investire maggiormente sui giovani attraverso formazione continua, flessibilità organizzativa e ambienti di lavoro moderni e meritocratici.
Importante anche rinnovare il linguaggio della comunicazione aziendale, rendendolo più vicino alle nuove generazioni, e valorizzare il ruolo sociale dell’impresa privata come motore di occupazione, innovazione e crescita economica, soprattutto in Veneto.



