La deputata veneziana Martina Semenzato: “È la forma più subdola di violenza: va riconosciuta nel Codice penale”
Via libera all’unanimità della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio alla relazione sulla violenza economica di genere. Un documento che punta a colmare un vuoto normativo e a riconoscere una forma di abuso spesso invisibile ma decisiva nel limitare la libertà delle donne.
La Commissione, presieduta dalla deputata veneziana Martina Semenzato, ha approvato il testo al termine di un lungo lavoro di approfondimento, fatto di 93 audizioni e analisi sul campo. L’obiettivo è fornire una base concreta per interventi legislativi e per rafforzare gli strumenti di contrasto alla violenza di genere.
“La relazione sulla violenza economica – che ho fortemente voluto nella mia Commissione – è la forma più subdola di violenza, finora non adeguatamente indagata che ha già trovato riconoscimento proprio nell’art.3 lettera A della Convenzione di Istanbul – spiega Semenzato, presidente della Commissione -. Ecco perché è definita “subdola” e “non adeguatamente indagata”: perché spesso viene sottovalutata, ma è uno strumento di coercizione potente e pervasivo che mina l’indipendenza e le possibilità di fuga della vittima”.
In che cosa consiste
Nel mirino c’è il controllo economico all’interno delle relazioni: dalla gestione forzata del denaro fino alla limitazione delle spese personali, elementi che possono trasformarsi in strumenti di dominio. Per questo la Commissione propone di introdurre un riconoscimento esplicito nel Codice penale. “È importante normare la violenza economica e dare un inquadramento normativo autonomo e specifico nel codice penale, è una priorità riconoscere giuridicamente la natura coercitiva del controllo economico, che limita la libertà della vittima”.
Tra le proposte principali, l’inserimento della violenza economica tra le modalità del reato di maltrattamenti in famiglia e l’introduzione di una nuova fattispecie legata al “controllo coercitivo”, per punire comportamenti ossessivi anche nella gestione delle spese quotidiane.
La relazione richiama anche le parole del primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, che ha sottolineato l’urgenza di affrontare il fenomeno: “come la valutazione del rischio di violenza può prescindere persino dalla volontà del soggetto che va protetto”.
Un altro punto centrale riguarda il rafforzamento delle tutele per le vittime, a partire dall’accesso gratuito all’assistenza legale anche per chi denuncia violazioni degli obblighi familiari, indipendentemente dal reddito. “Questo significa garantire l’assistenza legale gratuita a chiunque sia offeso da tali reati, indipendentemente dal proprio livello di reddito”, sottolinea Semenzato.
In chiusura, Semenzato affida alla relazione anche un messaggio personale: “Personalmente dedico questa relazione a una piccola donna speciale, mia nipote Ester, alla cui nascita ho intestato un conto corrente. Con l’augurio che sia per lei il primo passo verso una vita di indipendenza, autonomia e libertà economica”.



