A Venezia la Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro ospita la mostra della pittrice Jenny Saville, visitabile fino al 22 novembre 2026
La Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia ospita per la prima volta una grande retrospettiva di Jenny Saville, celebrando il suo contributo fondamentale alla pittura figurativa contemporanea. La mostra, allestita in occasione della Biennale Arte, offre uno sguardo approfondito sull’evoluzione artistica di Saville dagli anni Novanta fino ai lavori più recenti, permettendo ai visitatori di seguire il suo percorso creativo in un contesto storico e culturale unico.
L’esposizione si apre con i ritratti monumentali degli anni Novanta, tra cui Propped (1992) e Hybrid (1997), opere che hanno segnato la scena artistica britannica e internazionale. In questi lavori, Saville affronta il corpo femminile con una prospettiva radicale. Quelle di Saville sono donne ritratte da una donna: il corpo femminile smette così di essere oggettivato dallo sguardo maschile, riappropriandosi attraverso il pennello dell’artista della propria autenticità.
L’artista non rappresenta figure di femme fatale, ma corpi di persone reali che, liberati dagli stereotipi maschili, si trasformano in simboli di forza e resilienza femminista. “Far sì che le donne appaiano potenti è sempre stato al centro del mio lavoro”, dichiara Saville commentando i suoi quadri. In una scena artistica storicamente dominata dallo sguardo maschile, la pittrice irrompe sottraendo i corpi femminili all’oggettivazione tradizionale, esponendoli invece attraverso una lente di verità cruda, non seducente ma monumentale con figure che occupano lo spazio con fisicità e presenza.
Dagli anni Novanta ai ritratti attuali e i cicli mitologici
Attraverso la mostra, il pubblico può osservare l’evoluzione stilistica di Saville: dai grandi nudi monumentali degli anni Novanta ai ritratti più recenti, come Hyphen (1999) e Reverse (2002–03), fino ai cicli attuali ispirati alla mitologia e alla letteratura, tra cui Ligeia (2020–21) e Song of Songs (2020–23). In queste opere, la figurazione si intreccia con elementi astratti ed espressionisti, mentre il colore diventa veicolo di emozione, luminosità e profondità, in un dialogo costante con la tradizione pittorica veneziana.
L’allestimento dell’ultima stanza che a Ca’ Pesaro ospita la mostra, presenta lavori inediti realizzati dall’artista in omaggio a Venezia e alla pittura dei Maestri lagunari. Tra le opere più recenti emergono anche Danaë e Venus and Adonis (2026), grandi tele che reinterpretano Tiziano ribaltandone l’iconografia tradizionale: nelle composizioni di Saville le figure femminili acquistano una nuova centralità, diventando simboli di consapevolezza, forza e autodeterminazione. Questo ciclo di opere testimonia la devozione dell’artista per il colore, la materia pittorica e la potenza emotiva del corpo umano, consolidando il legame tra il suo lavoro e la città.
La retrospettiva permette inoltre di attraversare tutta la carriera di Saville, evidenziando come la sua ricerca sul corpo femminile, la fisicità e la rappresentazione della carne si evolva in dialogo continuo con la storia dell’arte occidentale. Dai riferimenti a Rembrandt e Rubens fino ai richiami a Giorgione, Tintoretto e Tiziano, il percorso espositivo mostra una pittura capace di trasformare il corpo in linguaggio universale.
Particolarmente significativo è anche il rapporto personale che Saville ha sviluppato con l’Italia sin dagli anni della formazione. L’artista ha raccontato di essersi avvicinata alla pittura attraverso lo studio dell’arte antica italiana, seguendo lo zio, storico dell’arte, durante corsi e viaggi tra Mantova, Ferrara, Firenze e Venezia. Una formazione che spiega il forte legame della sua opera con la tradizione figurativa italiana e veneziana.
La mostra assume così anche il valore di una riflessione sul ruolo della pittura oggi. In un’epoca dominata dalle immagini digitali e dall’intelligenza artificiale, Saville continua a rivendicare la centralità del gesto pittorico e della materia, considerandoli strumenti autentici di esperienza e conoscenza. Le sue tele, dense di colore e stratificazioni, riaffermano la pittura come atto fisico, emotivo e profondamente umano. Continuare a dipingere, nel suo caso, diventa quasi un gesto politico, una forma di resistenza capace di preservare la complessità del corpo e dell’esperienza umana contemporanea.




Biografia dell’artista
Jenny Saville, nata nel 1970 a Cambridge, è una delle pittrici più importanti del panorama contemporaneo. Formata alla Glasgow School of Art tra il 1988 e il 1992, con un semestre all’Università di Cincinnati, Saville ha sviluppato un linguaggio figurativo intenso che esplora la corporeità e la percezione sociale del corpo umano. I suoi lavori, caratterizzati da nudi monumentali e ritratti realistici, dialogano con la tradizione dei Maestri antichi e con l’arte moderna europea, ispirandosi a figure come Egon Schiele, Cézanne, Picasso, Rubens e Tiziano.
Appartenente alla generazione degli Young British Artists, Saville ha ridefinito la pittura figurativa contemporanea, introducendo una sensibilità femminista e una forte carica emotiva. Opere iconiche come Propped (1992) e Hybrid (1997), esposte a Ca’ Pesaro, testimoniano la sua capacità di combinare realismo crudo e ricerca espressiva del colore e della materia pittorica. Proprio Propped, realizzata come lavoro di diploma, attirò l’attenzione del collezionista Charles Saatchi e contribuì al successo internazionale dell’artista nella storica stagione degli Young British Artists accanto a Damien Hirst, Tracey Emin e Sarah Lucas.
L’evoluzione del suo lavoro mostra una progressiva fusione tra figurazione e astrattismo, con composizioni che esplorano profondità cromatiche e luministiche, come nei ritratti Hyphen (1999) e Reverse (2002–03), fino ai più recenti cicli di opere ispirati alla mitologia e alla letteratura. L’omaggio alla pittura veneziana culmina nei lavori creati appositamente per Ca’ Pesaro, consolidando il legame tra Saville e la città lagunare e confermando il ruolo della mostra come uno degli appuntamenti più significativi della stagione artistica veneziana contemporanea.



