Gender pay gap: Cgil Vicenza fa il punto sulla situazione in Veneto in occasione della mostra fotografica Una lotta senza tempo
Le donne lavorano di più rispetto a vent’anni fa, ma continuano a essere penalizzate da precarietà, part time involontario e stipendi più bassi rispetto agli uomini. È il quadro tracciato dalla Cgil di Vicenza sul tema del gender pay gap, in occasione della mostra fotografica Una lotta senza tempo, promossa dal 18 maggio al 5 giugno 2026 nella sede del sindacato vicentino.
L’iniziativa riporta al centro il tema della condizione femminile nel lavoro, partendo dai dati nazionali e locali che continuano a evidenziare profonde differenze occupazionali e retributive. Secondo la Cgil, i miglioramenti registrati negli ultimi anni non sono sufficienti a garantire una reale parità nel mercato del lavoro.
In Veneto l’occupazione femminile è cresciuta in modo costante. Le donne occupate sono passate da circa 800mila nel 2004 a quasi 970mila nel 2024. Anche il peso femminile sul totale degli occupati è aumentato dal 40% al 44%. Un dato che, però, secondo il sindacato non racconta la qualità reale del lavoro femminile.
Il Bilancio di genere 2024 del ministero dell’Economia conferma infatti che l’Italia resta sotto la media europea negli indicatori di uguaglianza di genere. Il divario occupazionale tra uomini e donne raggiunge il 17,8%, il dato peggiore in Europa e quasi doppio rispetto alla media dell’Unione Europea.
A Vicenza più disoccupazione femminile e contratti precari
Anche nel territorio vicentino emergono criticità molto marcate. Le donne rappresentano il 50,4% della popolazione provinciale, ma risultano meno presenti nel mercato del lavoro rispetto agli uomini. Il tasso di occupazione femminile si ferma infatti al 59,4%, mentre quello maschile raggiunge il 76,5%.
Ancora più significativo il dato relativo alla disoccupazione. In provincia di Vicenza quella maschile si attesta all’1,9%, mentre quella femminile sale al 5,1%, con un incremento rispetto al 2024. Secondo la Cgil, la crescita della disoccupazione nel territorio riguarda quasi esclusivamente le donne.
Alla minore occupazione si aggiunge poi il tema della precarietà. In Veneto l’81% delle nuove assunzioni femminili avviene attraverso contratti a termine. Le lavoratrici risultano inoltre molto più presenti nel part time rispetto agli uomini. Il 35% delle donne occupate lavora infatti con orario ridotto contro appena il 6% degli uomini.
Una parte consistente dei contratti part time, sottolinea la Cgil, non deriva da una libera scelta delle lavoratrici. Spesso si tratta infatti di part time involontario legato alla difficoltà di conciliare lavoro e cura familiare oppure alla mancanza di opportunità occupazionali stabili e a tempo pieno.
Questa condizione produce effetti diretti sul reddito, sulla stabilità economica e sulle prospettive professionali delle donne. Carriere discontinue, minore possibilità di crescita e contributi pensionistici più bassi finiscono infatti per ampliare ulteriormente il divario di genere.

Il dato più evidente resta però quello del divario salariale. Secondo le elaborazioni della Camera di commercio di Vicenza sui dati 2024, nel settore privato gli uomini percepiscono mediamente circa 33mila euro annui, mentre le donne si fermano poco sopra i 22mila euro. Il differenziale supera quindi gli 11mila euro all’anno, pari a circa il 34%. Anche nel pubblico impiego il divario resta significativo e supera mediamente gli 8.500 euro annui.
La Cgil sottolinea inoltre come il gender pay gap attraversi tutte le categorie professionali, comprese quelle apicali. Dirigenti, quadri, impiegate e operaie continuano infatti a ricevere retribuzioni inferiori rispetto ai colleghi uomini.
La richiesta di una legge più incisiva
Per il sindacato il problema non riguarda soltanto i salari, ma l’intera struttura del mercato del lavoro. Pesano ancora la segregazione professionale, i carichi di cura sbilanciati sulle donne, le minori opportunità di carriera e le difficoltà nella conciliazione tra tempi di vita e lavoro. Per questo la Cgil chiede una piena attuazione della direttiva europea sulla trasparenza retributiva. Il timore riguarda però la fase di recepimento della norma nella legislazione italiana.
Secondo il sindacato, il rischio è che vengano ridotti gli obblighi per le imprese e limitati gli strumenti di controllo sulle differenze salariali. La Cgil chiede invece che il monitoraggio venga esteso a tutte le forme di lavoro, che vengano considerate tutte le componenti della retribuzione e che gli obblighi scattino già per le aziende con almeno 50 dipendenti.
Giulia Miglioranza, segretaria della Cgil Vicenza con delega alle politiche di genere, sottolinea come la trasparenza salariale debba diventare “uno strumento reale di giustizia sociale, capace di rendere visibili le discriminazioni e di costruire condizioni di lavoro più eque per tutte e tutti”.
“La condizione femminile nel lavoro continua a rappresentare uno dei principali indicatori della qualità democratica e sociale del nostro Paese – afferma Miglioranza -. Senza parità salariale, stabilità occupazionale e pieno accesso al lavoro non può esserci vera uguaglianza”.
La mostra Una lotta senza tempo
La mostra fotografica Donne e sindacato – Una lotta senza tempo raccoglie immagini storiche provenienti dagli archivi della Cgil nazionale e da archivi privati. Il percorso racconta oltre un secolo di mobilitazioni femminili nel mondo del lavoro e del sindacato, dai primi anni del Novecento fino ai giorni nostri.
Attraverso fotografie in bianco e nero e immagini più recenti, l’esposizione ripercorre le battaglie per i diritti, la dignità del lavoro, la parità salariale e il contrasto alla violenza di genere. Un racconto collettivo che mette al centro il protagonismo delle donne nelle trasformazioni sociali e lavorative del Paese.
Giulia Fattori del Coordinamento Donne Cgil Vicenza definisce la mostra “uno spaccato dell’evoluzione delle lotte femminili in Italia”, sottolineando il valore simbolico delle immagini che attraversano generazioni diverse di donne unite dalle stesse rivendicazioni di uguaglianza e dignità.




