Le indagini hanno permesso di smantellare un’elaborata rete criminale volta al traffico di stupefacenti in Provincia di Padova
Negli scorsi giorni, le fiamme gialle del comando provinciale di Padova hanno portato a termine un’operazione di contrasto alla distribuzione di sostanze stupefacenti, smantellando una ramificata struttura criminale dedita al traffico di droga nel territorio di Padova e Provincia.
Le indagini, iniziate nel 2024, hanno portato all’arresto di 14 soggetti (in più interventi e in flagranza di reato) e alla denuncia all’autorità giudiziaria di altre 17 persone.
Complessivamente, gli agenti hanno sottoposto a sequestro 162 kg di sostanze stupefacenti e da taglio, oltre a 120mila euro in contanti e varie armi (due pistole, una katana e un teaser).
Le indagini sono risultate particolarmente complesse sia in relazione alle modalità di trasporto e stoccaggio della droga (che veniva consegnata tramite specifici corrieri e stoccata in abitazioni private, spesso in possesso di soggetti incensurati) sia per quanto riguarda le modalità di comunicazioni cifrate adottate dai membri del sodalizio; nonostante ciò, i finanzieri hanno accertato l’esistenza di una fitta rete di pusher incaricata di rifornire le città di Padova (in particolare i quartieri di Arcella, Guizza e Chiesanuova, oltre ad Abano Terme, Monselice e Selvazzano).
Nel corso dell’operazione, la guardia di finanza ha adottato sofisticate tecniche di captazione e più tradizionali attività di osservazione e pedinamento, al fine di individuare tanto i locali di stoccaggio della sostanza stupefacente quanto i responsabili del traffico illecito. Nei confronti di uno di essi, già arrestato nel mese di giugno 2025 perché in possesso di 3 kg di cocaina e 15mila euro in contanti, gli agenti hanno svolto ulteriori approfondimenti di natura finanziaria che hanno consentito di far venire alla luce il sistema attraverso cui l’indagato riciclava i proventi della droga.
Il soggetto indagato
In particolare il soggetto, risultato essere amministratore e socio unico di una società che gestisce sul territorio patavino due lavanderie self-service, faceva confluire i proventi della droga sui conti correnti aziendali, allo scopo di confonderli con le attività lecite e accumulare in tal modo il capitale necessario a degli investimenti in beni mobili e immobili.
Nel lasso di tempo oggetto delle indagini che ha preceduto l’arresto del soggetto (pari a circa un anno), i finanzieri hanno registrato un anomalo aumento dei versamenti di contanti sui conti correnti della società (rispetto all’anno precedente) per oltre 100mila euro, a fronte di modesti redditi dichiarati dalla società e dalla persona stessa.
I versamenti avvenivano, non a caso, in periodi immediatamente precedenti all’acquisto di beni mobili e immobili (un appartamento, un locale commerciale, un box, un suv e una moto), intestati alla società (ovvero a prestanomi): per tale ragione, gli investigatori hanno giudicato tali operazioni come condotte autoriciclatorie volte a celare la reale provenienza delle entrate (ovvero l’attività di spaccio).
Negli scorsi giorni, eseguendo un decreto emesso dal Gip del tribunale di Padova su richiesta della locale procura della Repubblica, i finanzieri hanno quindi sequestrato tre immobili, il suv e il valore equivalente della moto (nel frattempo ceduta a terzi).



